Storia

Il 22 aprile 1909 nasceva Rita Levi-Montalcini

La vita della grande scienziata Rita Levi-Montalcini, unica donna italiana a ricevere il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia.

Questo articolo è tratto da Ritratto di signora di Maria Leonarda Leone, pubblicato su Focus Storia 187 (maggio 2022) disponibile anche in formato digitale.

Anche dopo essere andata in pensione, Rita Levi-Montalcini (nata il 22 aprile 1909 e morta il 30 dicembre 2012), continuò ad alzarsi alle quattro del mattino. Cominciava la giornata leggendo articoli scientifici, aiutata, negli ultimi anni, da un sistema di lenti di ingrandimento, per sopperire ai danni della maculopatia degenerativa che l'aveva resa quasi cieca. Poi, come ricordano i suoi ricercatori, "con abiti squisiti, i capelli accuratamente pettinati e le mani fresche di manicure" si presentava all'Ebri, l'Istituto europeo per la ricerca sul cervello, che aveva fondato a Roma.

La scienza prima di tutto. Rita Levi-Montalcini, una delle più famose scienziate del XX secolo, unica donna italiana ad avere ricevuto il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia (1986), non ha bisogno di presentazioni. "The Queen": così la chiamavano i suoi colleghi, per l'eleganza e l'attitudine con cui affrontava la vita. "Minuta, passo svelto, schiena dritta, mento alto e gli occhi verdi che non avevano paura di nessuno", la descriveva un altro premio Nobel, l'ex-compagno di studi Renato Dulbecco. E nei racconti di chi l'ha conosciuta, gli aggettivi che compaiono più spesso sono: "decisa", "determinata" e "coraggiosa".

Non solo Nobel. La sua mente sempre in movimento la rese una bambina ansiosa e insicura, una studentessa fin troppo esigente con se stessa, una brillante ricercatrice negli Usa, infine la professoressa affermata, un "capo" severo, ma apprezzato dai collaboratori per la "gentilezza tutta torinese", la capacità di ascoltare, e anche per la "particolarissima ricetta del suo gelato e il gusto piemontese delle sue pietanze a base di tartufi".

Intervista postuma. Il prossimo 30 dicembre saranno dieci anni che se n'è andata, eppure è come se fosse sempre tra noi, immortale nume tutelare della scienza. Forse perché, come diceva lei, "quando muore il corpo, sopravvive quello che hai fatto. Il messaggio che hai dato". E nei suoi 103 anni di vita (1909-2012), la Signora dei neuroni di messaggi ce ne ha lasciati moltissimi: nei libri, nelle interviste e nelle migliaia di lettere zeppe di quella grafia fitta-fitta che in famiglia definivano "a zampe di gallina". Da lì abbiamo tratto le risposte di un intervista postuma (ma fedele alle sue parole), in cui ci siamo immaginati a tu per tu con l'unica scienziata italiana premiata col Nobel.

22 aprile 2022
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