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Il ritratto genetico più completo delle civiltà precolombiane

La più ampia analisi di antichi DNA dei popoli delle Ande aiuta a ricostruire storia e migrazioni delle civiltà precolombiane.

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Il sito Inca di Machu Picchu, in Perù. | Shutterstock

Un gruppo internazionale di ricercatori ha condotto e pubblicato un importante studio genetico sulle civiltà precolombiane, il più completo svolto finora per arco di tempo analizzato ed estensione geografica. La ricerca, consultabile su Cell, rivela particolari interessanti sulla storia delle popolazioni delle Ande prima dell'incontro con gli europei: dettagli sui loro spostamenti e contatti, sul modo in cui scomparvero o furono conquistate e sulle caratteristiche delle loro città, che in alcuni casi somigliavano alle odierne metropoli cosmopolite.

 

Nuove informazioni. I ricercatori coordinati da antropologi e genetisti della Harvard Medical School e dell'Università della California a Santa Cruz hanno analizzato i dati sulle sequenze di DNA di 89 individui appartenuti a civiltà precolombiane e vissuti tra i 500 e i 9000 anni fa. Tra questi, 25 genomi erano stati sequenziati in studi precedenti, e 64 - risalenti a un arco di tempo compreso tra 500 e 4500 anni fa - sono invece del tutto nuovi.

 

Finalmente, è stato possibile analizzare il DNA di importantissime civiltà precolombiane mai incluse in studi di questo tipo, ma che hanno lasciato note testimonianze archeologiche: i Moche con i loro murales e le sculture a sfondo sessuale, i Nazca, i Wari dei terrazzamenti agricoli e dei capolavori tessili, i Tiwanaku delle cerimonie rituali sul Lago Titicaca, e gli Inca. Un patrimonio genetico di valore inestimabile, se si pensa che la maggior parte degli studi genetici finora si era concentrata sulle popolazioni euroasiatiche occidentali.

Continuità genetica. Dalle analisi è emerso che, 9000 anni fa, le civiltà precolombiane che vivevano negli altopiani andini divennero geneticamente ben distinguibili da quelle distribuite sulla costa del Pacifico. Gli effetti di questa prima differenziazione persistono ancora oggi, nonostante le trasformazioni culturali che, negli ultimi 2000 anni, hanno coinvolto le popolazioni circostanti e a differenza del miscuglio genetico avvenuto in Eurasia nello stesso arco di tempo. Gli scienziati hanno osservato una forte continuità genetica durante ascesa e caduta di importanti civiltà, come Moche, Wari e Nazca: la scomparsa di queste popolazioni non fu quindi dovuta alle massicce migrazioni di popolazioni esterne nelle aree assoggettate e alla loro "sostituzione", come per esempio avviene durante le invasioni militari.

 

Movimenti e crocevia. "Firme" genetiche caratteristiche distinsero, fino a 5800 anni fa, le popolazioni del Centro America settentrionale da quello meridionale: dopo di ché, in tutte le regioni delle Ande ci fu un maggiore rimescolamento genetico, che persistette, per poi rallentare nettamente di nuovo, fino a 2000 anni fa. I geni raccontano anche di scambi tra le popolazioni andine e non andine, tra il Perù meridionale e le pianure argentine, tra la costa settentrionale del Perù e l'Amazzonia. Questi spostamenti avvennero quasi sempre evitando l'altopiano delle Ande.

 

Comunque, le popolazioni dell'altopiano andino non erano immuni da contatti con l'esterno. Nelle maggiori città degli Inca e dei Tiwanaku vivevano fianco a fianco persone venute da ogni dove, un po' come avviene oggi nelle grandi città. Questi centri erano veri e propri melting-pot culturali di persone con discendenze molto diverse: gli autori dello studio li hanno paragonati alla New York di oggi.

 

10 maggio 2020 | Elisabetta Intini