Storia

Rita Levi-Montalcini: come la scienziata arrivò al premio Nobel

Il 30 dicembre 2012 moriva Rita Levi-Montalcini: a dieci anni dalla sua scomparsa ripercorriamo l'avventura della scoperta che le valse il Nobel per la Medicina e la Fisiologia.

Il 30 dicembre 2012 moriva a Roma la neurologa, premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia, Rita Levi-Montalcini. Scopriamo l'immensa eredità scientifica che la ricercatrice ci ha lasciato attraverso l'articolo "Mente da Nobel" di Irene Merli, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Una brillante studentessa. Quando Rita Levi-Montalcini (1909-2012) entrò nella facoltà di Medicina di Torino, nel 1930, le donne erano pochissime: sette, compresa lei e la cugina Eugenia Sacerdote. Nel corso biennale di Anatomia Umana Normale, la futura scienziata incontrò il suo mentore di tutta una vita: Giuseppe Levi, che fu il maestro di due altri premi Nobel, Renato Dulbecco e Salvatore Luria, anch'essi compagni di corso e poi amici della Montalcini. Rita si trovò dunque in un parterre de rois già dall'inizio dell'università: un grandissimo maestro, colleghi di studio di raro livello. Il contesto in cui la giovane studentessa muoveva i suoi primi passi era a dir poco stimolante Si laureò infatti a pieni voti nel 1936 e decise di specializzarsi in Neurologia e Psichiatria.

Laboratorio improvvisato. Nel 1938 però le leggi razziali confinarono fuori dall'università e dalla professione medica gli ebrei, così Rita fu costretta a continuare le ricerche in un laboratorio alla Robinson Crusoe, che allestì in camera da letto con strumenti, vetreria, reagenti chimici di fortuna. E tra le mura di casa, a Torino e quando si trasferì nell'Astigiano, iniziò gli studi sulla crescita del sistema nervoso durante lo sviluppo degli embrioni di pollo, che sezionava su tavoli domestici.

viaggio IN AMERICA! Quegli stessi studi poi poté poi continuarli in America, quando nel 1947 il neuroembriologo Viktor Hamburger la invitò alla Washington University di Saint Louis. Fu lì che, trapiantando frammenti di tumore maligno dei topi, nei feti di pollo al terzo giorno di incubazione, dopo anni di ricerche svolte dalla mattina presto alle dieci di sera, nel 1951 avvenne la scoperta. «All'esame istologico degli embrioni portatori di questi innesti di natura neoplastica», scrive Rita Levi- Montalcini in Cronaca di una scoperta (B.C. Dalai editore) «contemplai attraverso gli oculari del mio microscopio uno spettacolo che mi parve subito eccezionale».

Studi sul sistema nervoso. «Rita Levi-Montalcini si innamorò di un fenomeno di crescita del sistema nervoso e vi si dedicò per tutta la vita», spiega Enrico Alleva, psicobiologo e accademico dei Lincei, che la conobbe sin da ragazzo.

«Usando i gangli che prelevava dagli embrioni di pollo in quella che sarebbe stata la futura colonna vertebrale, e immergendoli in una coltura di cellule tumorali di topo, arrivò a vedere un inaspettato effetto alone: tentacoli, spine neuronali, un'esplosione di neuriti attorno ai gangli».

In pratica, in quel laboratorio del Midwest la studiosa italiana stava dimostrando che il sistema nervoso non è statico, come si credeva sino ad allora, ma plastico. E formulò l'ipotesi, confermata da tutti gli studi successivi, che i tessuti tumorali rilasciano un fattore di natura proteica che stimola la crescita delle fibre nervose periferiche, denominato Nerve Growth Factor (Ngf).

LA Grande SCOPERTA. Nel 1953 al gruppo del professor Hamburger si aggiunse il biochimico Stanley Cohen. Tra lui e la Levi-Montalcini si instaurò un'intensa collaborazione. Cohen riuscì a individuare e isolare l'Ngf nel veleno di serpente, dove era molto più abbondante. E altri studi ne dimostrarono la presenza in grandissima quantità anche nelle ghiandole sottomascellari dei topi maschi, più facili da allevare in laboratorio. «Negli anni Settanta scoprimmo che l'Ngf agiva anche sui neuroni del cervello, e si cominciò a sperare di poterlo utilizzare nelle malattie cerebrali degenerative come l'Alzheimer, anche se per ora siamo ancora nel campo della teoria», continua Alleva.

Incarichi italiani. Rita Levi- Montalcini dall'inizio degli anni Sessanta iniziò a dividersi tra Stati Uniti e Italia. Non aveva scordato il suo Paese e così nel 1961 fu incaricata di organizzare a Roma un Centro di ricerche di neurobiologia del Cnr, presso l'Istituto Superiore di Sanità; in seguito, nel 1969, fondò e diresse sino al 1978 il Laboratorio di biologia cellulare del Cnr. E siccome il Nobel arriva quando una ricerca scientifica apre nuovi orizzonti, nel 1986 il riconoscimento dell'Accademia reale di Stoccolma giunse a lei e Stanley Cohen per la scoperta del fattore di crescita del sistema nervoso (questa la traduzione letterale di Nerve Growth Factor), che aveva contribuito a formulare le discipline che oggi chiamiamo neuroscienze e reso la proteina un paradigma dei fattori di crescita.

Dopo il conferimento del Nobel, alla luce dell'ipotesi che l'Ngf svolgeva una sorta di funzione di coordinamento del sistema nervoso, endocrino e immunitario, la scienziata si dedicò prevalentemente allo studio delle sue applicazioni terapeutiche. «A tutt'oggi», afferma il professor Alleva, «l'unico impiego certo è in alcune particolari malattie degenerative del sistema visivo».

Come la cheratite neutrofica, che si cura con un farmaco che contiene una "copia" del fattore di crescita nervosa.

La ricerca secondo Rita. Con la sua lunga, intensa vita Rita Levi- Montalcini ha soprattutto testimoniato con straordinaria lungimiranza e un'eccezionale determinazione il valore e l'importanza della ricerca scientifica. Ha sostenuto, formato, entusiasmato generazioni di giovani talenti, abbattuto pregiudizi di genere, spianato percorsi, fatto della ricerca un baluardo di democrazia. Non poco, anche per una donna unica come lei.

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

30 dicembre 2022 Focus.it
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