I primati degli antichi Romani

Furono precursori nel diritto, nell'ingegneria e nell'amministrazione. E si sono distinti anche in altri campi (non tutti meritevoli).

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Furono molti gli ambiti in cui gli antichi Romani si guadagnarono un posto da "numeri uno". Settori di eccellenza come il diritto o lo sport o più deprecabili come la corruzione.

 

Non è un caso se ancora oggi, a distanza di secoli, dobbiamo ancora molto alla cultura latina.

Una piaga antica. La corruzione nell’antica Roma era davvero da record. Esisteva persino una cerimonia per “corrompere” gli dèi, l’evocatio deorum: i generali Romani convincevano a suon di promesse gli dèi delle città nemiche a passare dalla loro parte, permettendo la sconfitta delle città che avrebbero dovuto tutelare in cambio di templi più maestosi a Roma.

 

Ma era tra gli uomini – politici e amministratori – che giravano le vere tangenti. Sallustio ci ricorda come il re nordafricano Giugurta si potesse permettere di uscire da Roma gridando “Città in vendita!”, avendo comprato uno dopo l’altro generali e senatori che l’avrebbero dovuto contrastare.

 

Primati romani
I pompieri sono nati nell'antica Roma. Augusto nel 22 a.C. istituì il primo contingente pubblico di vigili del fuoco. Erano 500, portati a 7.000 nel 6 d.C., organizzati in 7 coorti da mille uomini, ciascuna responsabile di due regioni di Roma. Avevano caserme e gestivano un sistema di serbatoi. Erano attrezzati con secchi, pompe, asce, picconi, spatole e stuoie intrise d’aceto.

Vigili del fuoco. I Pompieri sono “nati” nell’antica Roma. Nell’Urbe (dove solo gli edifici pubblici erano in pietra, mentre le case erano di legno), gli incendi erano ricorrenti e devastanti. In origine la difesa antincendio fu affidata a gruppi volontari di privati che intervenivano per soffocare le fiamme nella zona dove si propagava il fuoco. Poi nacquero organizzazioni apposite.

 

Ingegneria. "Mi sembra che la grandezza dell’Impero romano si riveli mirabilmente in tre cose, gli acquedotti, le strade, le fognature”, scriveva lo storico greco Dionigi d’Alicarnasso (I secolo a.C.). In effetti, nel periodo aureo un cittadino romano poteva contare su 1000 litri d’acqua al giorno. E oltre agli 11 acquedotti dell’Urbe ce n’erano altri simili in tutto l’impero: ogni città ne aveva almeno uno.

Primati romani
Le donne romane non tenevano granché alle loro rotondità. La loro ambizione era esibire una figura il più possibile longilinea e slanciata. Come le donne greche anche quelle romane fin dagli anni della Repubblica, amavano fasciarsi il petto con strisce di stoffa suscitando anche qualche commento malevolo.

Reggiseno. Il poeta Marziale (I secolo) definiva il reggiseno “trappola a cui nessun uomo può sfuggire, esca che riaccende di continuo l’amorosa fiamma”. Si riferiva allo strophium – una fascia di tessuto che soste - neva senza comprimere –, il più leggero e di tendenza tra i vari modelli che si utilizzavano. C’era anche il mamillare, spesso in cuoio, che aveva più pratiche funzioni di contenimento. A mostrarci l’effetto finale, nei mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina, in Sicilia, sono le romane in bikini (detto subligaculum) mentre fanno sport

 

Diritto. Il diritto romano è alla base di parte della mentalità che oggi chiamiamo occidentale. Fin dall’epoca dei re (VIII-VI secolo a.C.), i Romani produssero leggi precise. Ma fu in seguito che il talento romano per la giurisprudenza emerse in tutta la sua forza.

 

I secoli di evoluzione del diritto romano furono riassunti e tramandati dal codice dell’imperatore Giustiniano (Corpus Iuris Civilis), nel VI secolo d.C. Quel testo rimase alla base della legge civile europea fino alla fine del XVIII secolo (quando ispirò in parte le idee sullo Stato degli illuministi) e tornò in voga con il diritto napoleonico.

 

L’espansione coloniale dei regni europei ha poi esteso il diritto romano in tutto il mondo. Anche il sistema anglosassone, considerato alternativo al diritto comune romano diffuso nell’Europa continentale, è stato in parte influenzato dalla giurisprudenza latina.

 

Primi ospedali. Nei primi secoli della  storia romana, a occuparsi della salute dei familiari era il capofamiglia. Ma quando compresero l’importanza della medicina, i Romani fecero le cose in grande. Studi medici, ambulatori e ospedali non erano una rarità nel territorio romano.

 

Presto infatti Roma assimilò e ampliò il sistema greco di cure mediche, preoccupandosi di fornire un’assistenza diffusa e, se non proprio pubblica, comunque molto estesa. Nel III secolo a. C. vennero istituite le tabernae medicorum, primi presidi medici non legati ai templi, che fino ad allora avevano avuto l’esclusiva delle cure.

Calcio e rugby. La prima partita internazionale di pallone? Fu in Inghilterra, ma non a Wembley. La giocarono infatti (e persero 1-0) i legionari romani contro gli indigeni britanni nel 276 d. C. Anche a Roma i giochi di pallone erano diffusi e apprezzati, tanto che spesso i letterati ne descrivono la pratica nelle strade e alle terme.

 

Dei diversi giochi con la palla, l’harpastum – praticato da legionari e gladiatori e conosciuto anche come pulverulentus cioè “il polverone” – può essere considerato l’antenato comune di calcio e rugby.

 

L’harpastum era praticato da due squadre composte da giocatori che si strappavano la palla per portarla oltre la linea di fondo avversaria. Il giocatore in possesso di palla poteva essere aggredito e fermato, costringendo così a complessi schemi e passaggi “da rugby”.

 

Primati romani
L’impero Romano è scomparso 1.500 anni fa ma molta della sua tecnologia è ancora un modello. I romani sperimentarono in campo medico la rimozione delle vene varicose, della cataratta e perfino la chirurgia estetica. Tecnologie come il cemento armato, le arene e gli appartamenti su piani sono invenzioni romane così come sviluppato strutture impressionanti quali il Colosseo ed il Pantheon.

Stadi oceanici. Uno dei motti abbinati all’antica Roma è panem et circenses. I leader politici dovevano assicurare al popolo cibo e divertimento sportivo.

 

I Romani costruirono molte strutture per questo tipo di spettacoli. L’ispirazione venne dalla Grecia, ma i gusti romani erano diversi: alle piste di atletica e ai teatri preferirono i circhi per le corse dei carri e gli anfiteatri per i giochi gladiatori. 

 

Se l’Anfiteatro Flavio (il Colosseo) poteva ospitare 50mila spettatori – come e più di molti stadi moderni – il Circo Massimo batteva ogni record, con i suoi 250mila posti.

 

Furono almeno 300 gli anfiteatri edificati in ogni angolo dell’impero (molti ancora esistenti): servivano per i gladiatori ma anche per le cacce agli animali, le ricostruzioni storiche e le esecuzioni capitali.

 

Primati romani
La toilette pubblica al tempo degli antichi romani era vissuta un po’ come un… salotto (anche se non era poi molto pulito). Agli scavi di Ostia Antica è ancora visibile un bagno pubblico romano, dove le sedute appaiono molto vicine, disposte a ferro di cavallo quasi per agevolare le chiacchiere tra gli astanti. Ed è proprio in prossimità dei bagni pubblici che gli archeologi hanno trovato veri e propri tesori: monete che cadevano dalle tasche dei romani e finivano nelle condutture di scarico...

Pulitissimi. I Romani sono stati tra i popoli più puliti della Storia. Fra le loro grandi architetture un posto d’onore lo meritano le terme. Tutti potevano frequentarle, senza distinzione di censo, età e sesso (anche se spesso in spazi e orari separati) e ogni cittadino tendeva ad andarci una volta al giorno.

 

Gli impianti svolgevano una funzione igienico-sanitaria, che però non era l’unica: relax e socializzazione erano altrettanto importanti, tanto da poter

assimilare le terme ai primi club dove si prendevano decisioni che venivano poi formalizzate nelle sedi adeguate. Nella Roma imperiale c’erano 11 complessi termali pubblici e più di 800 stabilimenti privati a pagamento.

 

Primi alpini. Le Alpi furono l’ultimo territorio italiano a essere sottomesso da Roma, ai tempi di Augusto: i Salassi della Val d’Aosta si arresero solo nel 15 a. C. E in epoca imperiale vennero istituiti reparti militari specializzati per la guerra di montagna, le Cohortes Alpinorum.

 

Erano composte da 480 fanti, e quelle a cavallo aggiungevano 120 cavalieri. Questi “legionari di montagna” erano reclutati fra le popolazioni delle Alpi, mantenendone anche tradizioni ed equipaggiamento.

Tutte le strade portano a Roma. I Romani costruirono molte strade ancora esistenti. Erano ben 80mila i km complessivi delle 372 grandi strade censite al tempo di Diocleziano (III secolo), ma forse l’intera rete lastricata superava i 100mila. Ai quali si devono aggiungere 150mila km di strade non lastricate, in terra battuta.

 

Le strade erano larghe 5 metri, per far passare due carri affiancati, ai quali si aggiungeva in alcuni tratti oltre un metro di marciapiede per lato. Avevano fondamenta profonde circa un metro, a più strati: sopra un fondo di sabbia venivano collocati grossi sassi, poi sassi più piccoli e frammenti di cocci misti a calce, a seguire uno strato di ghiaia compressa, infine pietre lisce avvicinate in modo da non potersi muovere.

 

31 Luglio 2018 | Giuliana Rotondi