Storia

Ramses II: il grande e controverso costruttore del Nilo

Il 31 maggio del 1279 a.C. Ramses II ascese al trono d'Egitto, inaugurando un regno che durò quasi 67 anni. Lasciò in eredità una serie di monumenti faraonici, ma non è tutto oro quello che luccica: il sovrano si attribuì anche meraviglie e imprese altrui.

Anche se non fu figlio di Ra (cioè del dio Sole, come dice il suo nome), ma della figlia di un comandante della guardia, Tuya, e del faraone Seti I, Ramses II fu davvero il sovrano più potente (nonché più megalomane) dell'Egitto classico, che guidò il Paese all'apice della potenza e collezionò vari record. Qualche esempio? Ebbe in sorte il regno più duraturo di tutti i colleghi del Nuovo Regno (67 anni), il territorio più vasto (dalla Nubia alla Siria), la vita più lunga (morì 90enne) e la famiglia più affollata (decine di mogli, quasi 100 figli).

Autocelebrativo, ma poco sincero. Ai record donati dal destino Ramses ne aggiunse altri: a lui si devono i più importanti monumenti simbolo dell'Egitto, salvo le Piramidi. Fra questi, i templi di Abu Simbel, un settore di quello di Karnak e l'ultima versione di quello di Luxor e una serie di statue colosso autocelebrative a Luxor, a Menfi, nella Valle dei Re di Tebe. Per non parlare di Abu Simbel, che vanta 4 colossi alti 21 metri, come la Sfinge di Giza.

Tanto prodigo nel diffondere templi autocelebrativi, lo fu meno nel tramandare notizie attendibili. Si sa che salì al trono a 25 anni: l'incoronazione ebbe luogo dopo la morte di Seti I (1279), quindi nel 1304. Nessun dubbio sul luogo natale: Avaris, una città del delta del Nilo, già capitale degli Hyksos. Se le date sono incerte, è noto l'ambiente culturale in cui visse. Quando nacque l'Egitto era al culmine del cosiddetto Nuovo Regno: Ramses si trovò al vertice di una superpotenza che dominava il fiume fino all'Alta Nubia (oggi Sudan) e dilagava a ovest fino ai deserti libici, e a est fino in Siria.

Pensava in grande. Come ogni superpotenza, anche l'Egitto di Ramses II volle stupire il mondo con meraviglie edilizie. Ramses valorizzò Tebe raddoppiando il tempio di Luxor e dotandolo di statue, colonnati e obelischi (ora uno è a Parigi, in Place de la Concorde). Volle uno dei settori più kolossal del tempio di Karnak: la sala ipostila, una selva di 134 megacolonne a forma di papiro, con capitelli larghi fino a 15 metri. Infine, sull'altra riva del Nilo, eresse un tempio a se stesso (Ramesseum) e scavò tre tombe: per sé, per la moglie prediletta Nefertari e per i figli. Poteva bastare per essere ricordato come costruttore, ma Ramses volle il suo capolavoro più a sud di Tebe, nel cuore della sottomessa Nubia. Nacque così Abu Simbel, due templi scavati nella roccia viva di una parete con vista Nilo. Infine fondò una nuova capitale, a due passi da Avaris, e la chiamò Pi-Ramses, dove "Pi" sta per "Casa di".

L'ingresso al tempio di Abu Simbel.
L'ingresso al tempio di Abu Simbel. © Paul Vinten / Shutterstock

Forte con le armi, ma senza pudore nella sconfitta. Perché il "re dei re" fondò una nuova capitale? Per valorizzare la sua regione natale e tenere d'occhio la frontiera orientale del regno, a rischio invasioni. Ai tempi di Ramses la minaccia veniva dall'Impero ittita, superpotenza rivale che dalla Turchia era già penetrata in Siria e ora puntava al Medio Oriente. Ramses II quindi fu anche un militare. Il capitolo più famoso delle sue imprese belliche fu scritto nella primavera del 1274 con uno scontro passato alla Storia come Battaglia di Qadesh. L'esercito di Ramses, forte di 20 mila uomini e 2 mila carri da guerra, entrò nella regione siriaca dell'odierna Homs. L'obiettivo era riprendersi Qadesh, citta-fortezza chiave per il controllo della zona. Ma il re Muwatalli II giocò d'anticipo, colse gli Egizi di sorpresa e fermò l'invasione.

Il gran falsario dell'antico Egitto. Per Ramses fu una batosta: due divisioni su quattro furono massacrate, ma con una gran faccia di bronzo tornò a casa inneggiando alla sconfitta ittita. Fece scolpire nei templi rilievi con carri da guerra al galoppo alternati a cumuli di teste e genitali mozzati ai prigionieri. Commissionò un poema sulla "vittoria di Qadesh". Peccato che poi in Turchia siano state trovate tavolette con racconti assai diversi, provati da un dato preciso: Qadesh restò ittita. Quindi la battaglia fu una sconfitta egizia. Del resto, che Ramses II sia stato spesso un falsario con scopi propagandistici non lo dice solo il caso Qadesh.

La sala ipostila di Karnak, "firmata" da Ramses II con un'edicola dedicata e con rilievi sulle solite vittorie militari, fu creata da altri 4 faraoni. Persino Pi-Ramses è di paternità dubbia: se fu Ramses II a farla capitale, a fondarla fu Seti I. Tornando agli Ittiti, il confronto non finì a Qadesh. La pace fu suggellata solo grazie a un matrimonio: Maat-Hor Nefrura, principessa ittita, divenne l'ennesima moglie di Ramses. E, come in una fiaba, vissero tutti felici e contenti. Soprattutto l'Egitto.

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Questo articolo è tratto da Il megalomane, di Nino Gorio, pubblicato su Focus Storia 59 (settembre 2011), disponibile solo in formato digitale. Leggi anche l'ultimo numero di Focus Storia, ora in edicola.

31 maggio 2021
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