Quante persone si portò via davvero la peste nera?

Uno studio ha misurato l'impatto sulla popolazione nel Medioevo dai cocci di ceramica di uso quotidiano in cinquanta villaggi in Inghilterra.

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La peste in una miniatura del XV secolo.

«Si moriva senza servitore, si veniva sepolti senza prete, il padre non visitava il figlio, né il figlio il padre, la carità era morta, la speranza annientata» scriveva Guy De Chauliac, medico francese alla corte papale ad Avignone. Quando la grande peste colpì in Europa, intorno al 1350, non risparmiava nessuno.

 

Nel corso di pochi anni, si stima che scomparvero un terzo dei 75-80 milioni di persone che costituivano all’epoca la popolazione del continente. Finora, però, non c’erano prove forti dirette in supporto dei racconti dei contemporanei, e alcuni storici hanno messo in dubbio che l’impatto della peste fosse stato così devastante come si era pensato.

 

Ora, basandosi sull’analisi dei resti di vasellame dell’epoca recuperati negli scavi in una cinquantina di villaggi in Inghilterra, una archeologa ha fornito una prova concreta delle proporzioni dell’epidemia di morte nera a metà del quattordicesimo secolo.

Cocci rivelatori. Carenza Lewis, dell’Università di Lincoln, ha guidato progetti di scavi in molte comunità nella zona dello East Anglia, che si sa erano già abitate ai tempi della peste: circa duemila buche sono state scavate in giardini e cortili di chiese in tutta la regione, ai cui lavori hanno partecipato cittadini e  alunni delle scuole, come riportato nello studio in corso di pubblicazione sulla rivista Antiquity.

 

I cocci di ceramica di uso domestica sono uno dei reperti archeologici più comuni, e vengono usati come indicatore attendibile della numerosità di una popolazione, e per tracciare l’ascesa e la decadenza di città e villaggi. Facendo scavi di dimensioni standard, e paragonando i cocci negli strati corrispondenti alle diverse epoche, si può avere un’idea  di come si viveva.

 

Prima e dopo. Ebbene: mentre le ceramiche di prima della Peste Nera, ben identificabili in base al loro aspetto e al colore grigio-marrone erano molto abbondanti in tutti i luoghi, negli anni successivi – fino a decenni dopo – erano molto più scarse, segno evidente di un declino della popolazione.

 

In particolare, per alcuni villaggi presi in considerazione, come Norfolk, la diminuzione arrivava al 65 per cento; in altri ancora, per esempio Gaywood e Paston, addirittura all’ '85 per cento. In media, la popolazione dopo la peste era all’incirca la metà rispetto a prima. E nel conto non sono compresi villaggi che non esistono più perché non si sono mai risollevati dal colpo. «Una devastazione su scala stupefacente» ha detto Lewis al Guardian. In confronto, una delle più terribili epidemie recenti, come quella di influenza Spagnola scoppiata intorno alla prima guerra mondiale, ha ucciso non più del 3 per cento della popolazione.

 

Insomma, la Peste Nera è stata davvero uno spartiacque, oltre che un monito sull’influenza terribile che le malattie possono avere sulla storia e sulle civiltà.

02 Giugno 2016 | Chiara Palmerini