Quando potevamo annusare i feromoni e orientare le orecchie

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Non è solo questione di naso

Si chiamano "organi vestigiali" quegli organi che, pur presenti in molti esseri viventi, sono poco sviluppati o del tutto inutilizzati. Quelli umani sono ciò che resta del nostro passato, quando potevamo annusare i feromoni, gonfiare la pelliccia e orientare le orecchie. E sono una prova tangibile del processo evolutivo. (Alessandro Bolla, 23 maggio 2008)

Come insegna la tradizione contadina, del maiale non si butta via niente. Ma che cosa ne è degli altri mammiferi, uomo incluso? I nostri organi sono davvero tutti indispensabili? In un articolo recentemente apparso su New Scientist vengono ripresi degli studi su alcune parti del nostro corpo, definite organi vestigiali, ossia residui di apparati presenti nei nostri progenitori e che nel processo evolutivo hanno perso la loro funzione e non hanno perciò un'utilità specifica. Gli autori dell'articolo ne hanno "isolati" cinque: l'organo vomeronasale, i muscoli orripilatori, i tubercoli di Darwin, il coccige e i denti del giudizio.

Questione di feeling (e di naso). Molti mammiferi emettono sostanze chimiche chiamate ferormoni per comunicare agli altri individui della loro specie il sesso e la disponibilità all'accoppiamento. Questi segnali vengono recepiti da un sistema sensoriale specifico noto come organo vomeronasale: si tratta di una piccola struttura nascosta nella cavità posta subito dietro le narici o nella parte superiore del palato. Michael Meredith, neuroscienziato della Florida State University, non ha dubbi nell'affermare che nell'uomo l'organo vomeronasale sia vestigiale: non è collegato al cervello e non è... "funzionante". Eppure, negli esseri umani è stata provata la capacità di reagire ad alcuni ferormoni. E alcuni mammiferi (i ratti, per esempio) elaborano questi stimoli chimici anche attraverso il sistema olfattivo: se fosse così anche per l'uomo significherebbe che il nostro organismo è ancora in grado di emettere ferormoni pur non avendo un organo vomeronasale funzionante per recepirli.

Brivido, terrore e raccapriccio. La pelle d'oca è un riflesso provocato dall'azione di piccoli muscoli posizionati sotto la cute, chiamati orripilatori. Nei mammiferi e negli uccelli la loro contrazione porta al sollevamento di peli e piume: si forma così un cuscino d'aria che isola l'animale dal freddo o lo fa sembrare più grosso e combattivo agli occhi di un predatore. Nell'uomo il pelo è così rado che i muscoli orripilatori hanno perso la loro funzione primaria. Restano però correlati alla sfera emotiva: la pelle d'oca può essere provocata dalla paura, dal piacere oppure da una musica o un'immagine evocative.

CI VUOLE ORECCHIO
Attorno alla sesta settimana di gestazione, nella zona in cui si formerà il canale auricolare, crescono sei piccoli rigonfiamenti di tessuto che andranno a formare l'orecchio esterno. In una minoranza della popolazione il punto di unione tra il quarto e il quinto di questi rigonfiamenti si ispessisce e dà origine al tubercolo di Darwin. Questo nodulo cartilagineo è posizionato sul bordo esterno del padiglione e sembra essere un residuo dell'articolazione che permetteva ai nostri progenitori di muovere e orientare le orecchie.

Quante vertebre hai? Un organo vestigiale non più sottoposto alla pressione costante dell'evoluzione può, entro certi limiti, assumere forme differenti. Il coccige degli esseri umani ne è un esempio: residuo della coda dei nostri progenitori, oggi serve come punto d'ancoraggio che tiene l'ano al suo posto. Normalmente è formato da 4 vertebre fuse in un'unica struttura ossea, ma non è raro trovare un numero di segmenti ossei variabile tra 3 e 5.

Meno denti per tutti. Chi soffre per colpa dei denti del giudizio sarà doppiamente infelice nel sapere che questi molari sono organi vestigiali, e quasi del tutto inutili ai fini pratici. Sono comuni alla maggior parte dei primati, tranne a quelli di dimensioni particolarmente ridotte: la loro mascella è infatti troppo piccola per ospitarli e, per loro, l'evoluzione ha privilegiato gli individui con un minor numero di denti o con denti più piccoli. Robert Corruccini, ricercatore presso l'Università dell' Illinois, evidenzia come nel corso dei secoli l'alimentazione umana si sia modificata, riducendo l'usura dei denti. I terzi molari, o denti del giudizio, sono gli ultimi a crescere in ordine cronologico e si trovano perciò a dover fare i conti con uno spazio ridotto sulla mascella. Il fatto che circa il 35% della popolazione non li abbia, suggerisce, in un'ottica evolutiva, che la specie umana sia destinata perderli definitivamente.

Denti del giudizio

23 Maggio 2008

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