Storia

Quando i “nonni” degli animali di oggi fuggirono dal riscaldamento globale

Ritrovato un rifugio paleozoico, pieno di fossili di animali, che 470 milioni di anni fa migrarono al Polo Sud per sopravvivere al riscaldamento globale.

Il successo della vita sulla Terra è dipeso da un periodo cruciale, fra i 650 e i 470 milioni di anni fa, quando comparvero i primi animali pluricellulari, sotto forma di "gelatine a pettine" e di spugne, e poi con l'emergere delle diverse strutture corporee che ancora caratterizzano gli animali moderni: quelle per esempio di echinodermi, artropodi, molluschi e di un verme munito al suo interno di una corda utile per il nuoto, detto Pikaia, da cui derivarono, più tardi e in successione, i pesci, gli anfibi, i rettili e i mammiferi (noi compresi).

Riscaldamento globale. Queste prime e importantissime fasi in cui la vita si diversificava, ancora confinata nel mare, non furono esenti da crisi ambientali e climatiche. Uno studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution rivela la fuga epocale, 470 milioni di anni fa, a causa del riscaldamento globale, verso il Polo Sud.

Due soli continenti. La ricerca descrive il concentramento di biodiversità tra i fossili della Cabrières Biota, un sito scoperto nella Montagne Noire, nel sud della Francia. Risale a 470 milioni di anni fa (al periodo Ordoviciano). Ai tempi l'area era un ambiente marino aperto, situato nell'emisfero australe vicino al Polo Sud. Non esistevano i cinque continenti di oggi, ma due. La località francese si trovava insomma spostata di molte migliaia di chilometri, ai margini del super continente Gondwana.

Una colonia di biodiversità. La particolarità del giacimento, emersa dallo studio di 400 fossili ben conservati, è proprio il concentrato di forme diverse. Spugne e alghe ramificate costituiscono il 26% di tutti i fossili identificati. Ci sono poi molluschi (14%), trilobiti (12%), brachiopodi (9%), ioliti (7%) e cnidari (6%). Più rari gli echinodermi, che sono rappresentati solo da tre esemplari.

Si tratta insomma delle forme primitive di vongole, polpi, seppie e calamari; di artropodi come granchi e aragoste; di organismi filtratori con conchiglia a due valve disuguali; di meduse, gorgonie, coralli e anemoni; di ricci e stelle marine primitive.

Grande anomalia. C'è poi una particolare varietà di artropodi bivalvi (sorta di crostacei con carapace compresso lateralmente a simulare una conchiglia bivalve) che formano il 16% dei fossili identificati. Sono presenti anche alcuni organismi vermiformi (circa l'1% dei fossili identificati). Forse i "nonni" dei vertebrati (cioè i nostri "trisavoli"). Occorre ora notare che una regola ecologica aurea indica che negli ambienti freddi vivono di solito poche specie, mentre in quelli tropicali le specie abbondano.

Fuga verso il Polo. Nel quasi polare Cabrières Biota, stranamente non è stato così.

E ci sarebbe una unica spiegazione: secondo Farid Saleh, il paleontologo dell'Università di Losanna, che ha condotto lo studio: «l'elevata biodiversità del sito suggerisce che questa zona servisse all'epoca da rifugio per le specie che erano sfuggite alle alte temperature prevalenti più a nord».

«In quel momento di intenso riscaldamento globale», precisa Saleh, «gli animali erano andati a vivere in rifugi ad alta latitudine australe, sfuggendo a temperature equatoriali estreme».

Salvati dalla migrazione. Insomma, se non ci fosse stata quell'antica emigrazione, forse si sarebbe irrimediabilmente interrotta l'evoluzione di diversi gruppi di esseri viventi, come gli artropodi (crostacei e insetti), il phylum che rappresenta la stragrande maggioranza delle specie del regno animale; i molluschi (lumache, conchiglie e calamari) phylum al secondo posto per diffusione; e i cordati, che comprendono tutti i vertebrati oggi esistenti.

22 febbraio 2024 Franco Capone
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