Storia

Qual è l'origine della parola ghetto?

16 ottobre 1943. Nel ghetto di Roma vengono rastrellati 1.024 ebrei (200 bambini) per essere portati ad Auschwitz. Ma qual è l'origine della parola ghetto?

La parola ghetto è utilizzata a partire dall’inizio del sedicesimo secolo e deriva dal veneziano “ghèto”, che significava fonderia (il luogo dove si “gettava” il metallo). Infatti il termine in un primo tempo designava il quartiere delle fonderie a Venezia, che era quello dove si erano stabiliti gli ebrei.


In seguito con la stessa parola sarebbero stati indicati i quartieri abitati, più o meno coattivamente, dagli ebrei. Il principio del ghetto è però di gran lunga anteriore alla coniazione del termine. Infatti già nel I secolo avanti Cristo i romani praticavano la segregazione razziale separando gli ebrei dal resto della popolazione.


Il Medio Evo, dal canto suo, convalidò questo stato di fatto e accentuò ulteriormente la discriminazione relegando gli ebrei ai mestieri della finanza, che all’epoca erano considerati degradanti. Sebbene la segregazione degli ebrei sia stata abolita al tempo della Rivoluzione francese, i nazisti ricrearono un ghetto a Varsavia dove fecero confluire mezzo milione di Ebrei, poi deportati nei campi di concentramento.

In Italia. In Italia i ghetti furono decine, da Firenze a Ferrara, da Modena a Venezia, da Ancona a Mantova, da Trieste a Gorizia. Per tre secoli, dal '500 all'800. la vita nei ghetti fu segnata da ogni possibile vessazione: pagare le guardie interne, esercitare due soli mestieri (commerciare stracci e prestare denaro, quest’ultimo perché vietato ai cristiani), portare un segno distintivo, assi- stere alle prediche conversionistiche, mantenere la casa dei catecumeni (gli ebrei convertiti).

Il 16 ottobre di 71 anni fa, alle famiglie della Comunità Ebraica di Roma, venne consegnato questo volantino. Clicca per ingrandirlo.

Le restrizioni variavano a seconda le circostanze politiche o economiche, dei rapporti tra Stati e Chiesa. In alcune città, come Milano, un ghetto non ci fu mai perché agli ebrei era vietato soggiornarvi. A Livorno, invece, i Medici concessero agli ebrei ogni libertà perché con i loro commerci arricchivano la città.


Nel 1569 Pio V ordinò agli ebrei dello Stato della Chiesa, salvo quelli di Roma e Ancona, di lasciare le loro terre. Molti emigrarono negli Stati vicini, altri si rifugiarono nelle due città e nei loro nomi rimase il ricordo di quella espulsione: Di Cori, Di Nepi, Ravenna, Modena, Tagliacozzo. L’ultimo ghetto, a Roma, fu abolito nel 1870 sebbene l'area intorno alla Sinagoga venga ancora chiamato così. E fu soprattutto in quella zona che la mattina del 16 ottobre 1943 le SS iniziarono il rastrellamento degli ebrei romani per deportarli ad Auschwitz (Leggi quali erano i lager italiani)

16 ottobre 2014
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