10 cose che (forse) non sai sulla prostituzione e la sua storia

10 curiosità su quello che si dice essere il mestiere più antico del mondo (ma non lo è), dall'uomo primitivo alla legalizzazione. Leggi anche l'approfondimento millenni di sesso e soldi.

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Non è il mestiere più antico del mondo. Il “più antico mestiere del mondo” è davvero il più antico? In realtà no, perché il concetto di prostituzione implica un contesto di rapporti economici e culturali che è estraneo all’uomo primitivo. Ai tempi dell’uomo preistorico la coppia era probabilmente a termine (ai 6-7 anni di età, i figli passavano sotto il controllo della tribù) e, secondo gli antropologi, nel sesso anche la donna era “cacciatrice”. Solo con l’introduzione dell’agricoltura e il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale, circa 10 mila anni fa, nacquero, con la coppia stabile, la divisione fra sessualità maschile e femminile e, contemporaneamente, una divaricazione nel destino delle donne.

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Roma e il richiamo della lupa. Come i lupi alla luna, le prostitute a Roma ululavano nella notte per attirare i loro clienti. Per questo vennero soprannominate lupae e il luogo dove si prostituivano “lupanare”.
Ma c’è anche chi mette in relazione le lupae con le sacerdotesse della dea Lupa, un culto legato alle origini mitiche della città. Oltre a un valore politico, questo antico rito aveva anche un valore magico, connesso con la sfera della sessualità. Non è escluso infatti che anche a Roma, come in altre città del mondo antico, si praticasse la prostituzione sacra.

Nell'immagine, un affresco in un lupanare di Pompei.

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A luci rosse. Spesso le prostitute romane tingevano i capelli di rosso, oppure indossavano parrucche rosse. Per questo tra loro era molto diffuso il soprannome Rufa (rossa). Non indossavano la stola, ma solo tuniche. Erano chiamate lupae (lupe), ma anche meretrices (da merere, guadagnare). Sotto i ponti c’erano fornicatrices (da fornix, “arco”), per strada ambulatrices (passeggiatrici), di notte le noctilucae (lucciole).
La loro professione era considerata utile per l’ordine morale. L’amore a pagamento distoglieva gli uomini dall’attentare alle virtù di donne già sposate.

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Il sesso ad Atene. L’istituzione delle prime case di tolleranza statali si fa invece risalire al padre della democrazia: Solone, il riformatore di Atene (VI sec. a. C.). Erano diffuse anche le prostitute da strada che avevano uno strano modo per farsi "pubblicità". Gli archeologi hanno ritrovato un sandalo disegnato in modo da lasciare impressa nella polvere la parola greca akolouthi (seguimi).

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Il vocabolario dell'alcova. Storicamente ci si riferisce alle prostitute con vari nomi. I più noti, nella storia - e oggi - sono:
Etèra: in greco etàira (“amica”). Nel mondo greco e romano era una dama di compagnia colta e raffinata, capace anche di suonare e comporre versi.
Cortigiana: letteralmente “donna di corte”. Dai primi del ’500 prese a indicare prostitute d’alto bordo.
Prostituta: dal latino pro (davanti) e statuere (porre) cioè esporre al pubblico (o mettere in vendita).
Meretrice: dal latino meretrix, a sua volta da merere (guadagnare).
Puttana: dal francese putain, derivato dal latino putidum (puzzolente).
Squillo: nella seconda metà del ’900 indicava la prostituta disponibile su chiamata telefonica. La parola è un calco dell’inglese call girls.
Escort: dal francese escorte (“scorta”, nel senso di compagnia).

medioevo

Pene medioevali. Presso i barbari sembra che la prostituzione fosse meno diffusa. Ma Teodorico, re degli Ostrogoti, decretò la pena di morte per coloro che accoglievano presso di sé “donne infami”. Pene severe contro il commercio del corpo furono emanate anche da Carlo Magno e dai suoi successori. Come percorrere per 40 giorni la campagna, nuda fino alla cintola, con il motivo della condanna scritto in fronte con un ferro rovente.

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Marchette e marchettari. Nelle case chiuse fasciste il cliente, scelta la ragazza versava alla cassa il suo obolo, pagando in anticipo la prestazione e riceveva in cambio una marchetta o un gettone (v. riquadro) che in camera consegnava alla fanciulla, come nella foto.
I gettoni (o ricevute) consegnati a fine giornata dalla ragazza erano la base per calcolare il suo compenso. Da allora, con il termine marchetta si è sempre fatto riferimento all’ambito della prostituzione. Nel gergo romano – sdoganato nella letteratura da Pier Paolo Pasolini – il termine “marchettaro” ha acquisito il significato di omosessuale dedito alla prostituzione.
Nel gergo giornalistico, invece, la marchetta è un articolo nel quale si tratta con particolare riguardo un argomento o un prodotto caro a un inserzionista pubblicitario.

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Lo Stato e la prostituzione in Italia. La regolamentazione del sesso a pagamento in Italia è durata parecchi decenni. Cavour nel 1859 autorizzò l’apertura di case controllate dallo Stato per l’esercizio della prostituzione in Lombardia. L'anno successivo il decreto diventa legge. Nascono le “case di tolleranza” (perché tollerate dallo Stato) di 3 categorie: prima, seconda e terza. Furono fissate le tariffe, la necessità di una licenza per aprire una casa, le tasse da pagare e istituiti controlli medici sulle prostitute per contenere le malattie veneree.
Nel 1888, secondo la legge Crispi, all’interno delle case di tolleranza era vietato vendere cibo e bevande, fare feste, balli e canti. Non si potevano aprire case di tolleranza in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. Le persiane dovevano restare chiuse (da qui il nome “case chiuse”). Il tutto fino al 1958 quando... vedi foto seguente.

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Chiudono le case chiuse. Il 20 settembre 1958, l’entrata in vigore della legge numero 75 (conosciuta come “legge Merlin”, dal nome di Lina Merlin, nella foto, deputata socialista, prima firmataria) pose fine alla regolamentazione della prostituzione in Italia, chiudendo le case di tolleranza. Settecento casini (questo era il nome) furono chiusi, lasciando senza lavoro quasi 3 mila prostitute. Oggi in Italia la prostituzione di per sé non è un reato, lo sono però il suo sfruttamento e l’istigare qualcuno a prostituirsi.

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In quali Paesi sono legali i bordelli? In Olanda, Svizzera, Germania e Nuova Zelanda, le case di tolleranza sono legali e possono anche farsi pubblicità. In Olanda, le prostitute devono avere almeno 18 anni e non possono avere rapporti con clienti minorenni: non c’è nessuna pena prevista, però, se la prostituta è minorenne e il cliente ha meno di 16 anni. Negli Usa, solo due Stati ammettono la presenza di case di tolleranza: Nevada e Rhode Island. Curioso è il caso del Giappone: la prostituzione è espressamente vietata solo nel caso di rapporti completi. Perfettamente legale, invece, la prostituzione limitata al sesso orale.

Roma e il richiamo della lupa. Come i lupi alla luna, le prostitute a Roma ululavano nella notte per attirare i loro clienti. Per questo vennero soprannominate lupae e il luogo dove si prostituivano “lupanare”.
Ma c’è anche chi mette in relazione le lupae con le sacerdotesse della dea Lupa, un culto legato alle origini mitiche della città. Oltre a un valore politico, questo antico rito aveva anche un valore magico, connesso con la sfera della sessualità. Non è escluso infatti che anche a Roma, come in altre città del mondo antico, si praticasse la prostituzione sacra.

Nell'immagine, un affresco in un lupanare di Pompei.