Storia

Potrebbe davvero scoppiare la terza guerra mondiale?

La risposta è sì. Uno studio statistico riduce a numeri i conflitti e i morti, e spiega perché il rischio di un conflitto su larga scala tra le grandi potenze è ancora elevato.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi l'umanità ha visto poche grandi guerre, e nessuna paragonabile ai conflitti che hanno insanguinato gli ultimi due secoli. Ma davvero dal 1945 in poi siamo entrati in un'era di "pace lunga" come la chiamano gli studiosi? Oppure siamo sull'orlo di una nuova guerra mondiale? Uno studio pubblicato su Science Advance ha provato a dare una risposta... e non è buona: statisticamente ci sono elevate possibilità che scoppi una nuova guerra mondiale.

La minaccia nucleare è stato un deterrente allo scoppio di nuovi conflitti. Nella foto un test di bomba H effettuato dagli Stati Uniti nel 1956, sull'atollo di Enewetak, nel Pacifico centrale. © Courtesy Everett Collection/Contrasto

Pace armata. Eppure si ritiene che vi siano eventi, del secolo scorso, che hanno ridotto la conflittualità tra gli Stati: la diffusione della democrazia, la minaccia nucleare usata come deterrente e l'economia della globalizzazione, per esempio, hanno contribuito a calmierare le varie spinte belligeranti. Numeri alla mano, queste argomentazioni non sono infondate: dal 1945 in poi solo una manciata di conflitti si è trasformata in una guerra su larga scala, e nessuno ha avuto un numero di morti paragonabile a quelli degli ultimi due secoli.

Le guerre sono meno probabili? Lo studio statistico di Aaron Clauset, dell'Università del Colorado, ha però rimesso in discussione la convinzione che ci sia una tendenza alla pace. Il ricercatore è partito da una serie di dati empirici raccolti dal Correlates of War Project, un progetto accademico che da anni archivia informazioni e cifre sulla storia delle guerre.

Il database include 95 conflitti interstatali combattuti tra il 1823 e il 2003 (anno a cui si ferma la ricerca), archiviati secondo anno di svolgimento e numero dei morti.

Soldati in trincea durante la Prima guerra mondiale.

Trend statistici. Clauset li ha analizzati individuando alcuni trend statistici che mostrano quando le guerre sono scoppiate e quanto sono state gravi, ovvero quanti morti hanno lasciato sul campo. Quest'ultimo dato varia da 1000 (il numero minimo di morti considerato) ai 16 milioni di morti della Seconda guerra mondiale, e individua una soglia di 26.625 morti per classificare un conflitto come "grande guerra".

Il risultato è sconcertante. Tra il 1823 e il 1913 c'è stata una guerra ogni 6,2 anni, tra il 1913 e il 1945 ce n'è stata una ogni 2,7 anni, tra cui la Prima e la Seconda guerra mondiale. Dal 1945 al 2003 invece il trend è stato di una guerra ogni 12,8 anni.

Il fatto che i conflitti siano diminuiti però non basta per dire che viviamo in un'età di pace, né per individuare una tendenza statisticamente significativa.

Guerra di Crimea
Combattimenti durante la guerra di Crimea: il conflitto prese il via nel 1853 e costò la vita a circa 264.000 soldati. Secondo lo studio di Clauset una guerra inizia a essere considerata di grandi dimensioni quando conta 26.625 morti © Yvon Adolphe / WikiMedia

Guerra e pace. Perché un periodo possa definirsi pacifico, deve durare infatti almeno altri 100-140 anni. Fino a quel momento le probabilità che sia interrotto da un conflitto, anche molto grande, sono elevate.

L'assenza di un conflitto importante tra grandi potenze e la diminuzione delle guerre dal 1945 è insomma un risultato internazionale innegabile, ma statisticamente parlando non rappresenta una tendenza.

Un'eccezione? Un'anomalia statistica però c'è e lascia ben sperare: non è quasi mai successo che a un periodo di grande violenza - come le due guerre mondiali - sia seguita una fase di pace (o di significativa riduzione dei grandi conflitti): si è verificato infatti in meno dell'1% dei casi. Questo, secondo alcuni analisti, lascia qualche speranza ai pacifisti.

27 febbraio 2018 Giuliana Rotondi
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