Storia

Una nuova "radiografia" per scoprire (ancora) i segreti della Piramide di Cheope

Ci si prepara a rianalizzare, con una tecnica di imaging a base di raggi cosmici, la Piramide di Cheope. Per capire cosa nascondano i suoi spazi vuoti.

La Piramide di Cheope potrebbe finire nuovamente sotto l'occhio penetrante dei rilevatori di particelle subatomiche: un gruppo di scienziati progetta una nuova scansione del monumento con una tecnica di imaging che studia i raggi cosmici e il loro modo di attraversare la pietra per rivelare che cosa vi sia all'interno della struttura. Soprattutto, per capire che cosa nascondano i due misteriosi vani vuoti, uno dei quali lungo 30 metri, individuati nella piramide nel 2017. La proposta è dettagliata in un articolo postato in pre-pubblicazione su arXiv.

tomba colossale. La Piramide di Cheope o Grande Piramide di Giza è la più imponente della necropoli di Giza, non lontano dal Cairo, nonché la più monumentale mai costruita nell'Antico Egitto. Si ritiene che la piramide, che è la più antica delle sette meraviglie del mondo antico e la sola ad essersi conservata intera, sia stata pensata come sepolcro del faraone Cheope, regnante in Egitto nella IV dinastia, dal 2509 al 2483 a.C..

La piramide è alta 139 metri e larga 230, ospita tre camere note poste a diverse altezze (la camera sotterranea, la camera della regina e quella del re) e una serie di cunicoli di collegamento, il più importante dei quali è la Grande Galleria, lunga 46,7 metri. A parte questi dettagli tecnici, conosciamo pochissimo delle modalità di costruzione del monumento e di ciò che contiene.

raggi cosmici. Proprio per questo motivo, tra il 2015 e il 2017, un gruppo di archeologi di Francia e Giappone, guidato dall'Heritage Preservation Innovation Institute di Parigi, aveva analizzato la piramide con una tecnica basata sulla rilevazione dei raggi cosmici - la stessa usata per sbirciare dentro i vulcani -, particelle altamente energetiche di origine galattica ed extragalattica che colpiscono la Terra da ogni direzione muovendosi a una velocità prossima a quella della luce. In particolare si era andati a caccia delle tracce dei muoni, particelle a carica negativa che si formano quando i raggi cosmici interagiscono con gli atomi dell'atmosfera terrestre.

Spazi per che cosa? Poiché i muoni si muovono in modo diverso quando si propagano nell'aria o nella pietra, analizzando le loro traiettorie è possibile capire se si stiano spostando in uno spazio pieno o piuttosto in un vano all'interno della struttura. Si tratta, insomma, di fare una specie di radiografia a un monumento che non è possibile dissezionare diversamente: in questo caso invece delle ossa, si possono notare eventuali camere nascoste.

La scorsa analisi aveva individuato nella piramide due spazi vuoti, il più grande dei quali, lungo 30 metri e alto 6, posto sopra alla Grande Galleria, e il più piccolo appena oltre la faccia settentrionale della piramide.

La sezione della Piramide di Cheope con la posizione della camera vuota (ScanPyramids Hidden chamber), trovata grazie ai muoni. La stanza è lunga almeno 30 metri, situata sopra alla Grande Galleria (Grand Gallery) e a 21 metri di altezza.

Scansione più precisa. La natura dei "vuoti" è però rimasta enigmatica. Nell'ipotesi più affascinante il più grande potrebbe contenere persino la camera sepolcrale di Cheope, ma appare improbabile perché il cunicolo non è collegato a nessun altro ambiente e risulta irraggiungibile. La teoria più semplice è che si tratti di uno stratagemma ingegneristico per alleggerire il peso dei blocchi di pietra sopra alla Grande Galleria ed evitare un loro collasso. Per capirlo, occorre esaminare la piramide a più alta risoluzione: gli autori del nuovo studio che includono gli scienziati del Fermilab, intendono farlo con un rilevatore un centinaio di volte più sensibile del precedente.

Oggetti di arredamento. I rilevatori sarebbero posizionati all'esterno dell'edificio e spostati lungo il perimetro della base, «per raccogliere muoni da ogni angolo in modo da costruire il dataset necessario. L'utilizzo di telescopi per muoni molto grandi all'esterno della piramide può produrre immagini a più alta risoluzione grazie alla grande quantità di muoni individuati» scrivono i ricercatori. La sensibilità dello strumento potrebbe arrivare al punto di individuare eventuali oggetti in metallo, terracotta o pietra all'interno dei due vuoti.

Ne sentiremo parlare... Per i primi risultati dovremo pazientare un po'. Il gruppo che ha ricevuto il via libera del Ministero per il Turismo e le Antichità Egizio ad effettuare la scansione è però ancora a corto di fondi e sponsor per costruire i rilevatori, e può al momento pensare soltanto a un prototipo. Una volta sistemati gli strumenti, occorrerebbe un anno per i risultati preliminari; due o tre anni di osservazione, per avere una mappatura completa e super sensibile dell'interno della piramide. Il mistero, quindi, continua.

19 marzo 2022 Elisabetta Intini
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