Cultura

Perché il weekend dura due giorni?

Un tempo al riposo settimanale era riservato un solo giorno. Ma dal 19° secolo le cose hanno cominciato a cambiare e i giorni di riposo sono raddoppiati. Ecco perché.

C’è stato un tempo in cui il fine settimana durava un solo giorno: il tempo di santificare le feste, come da comandamento religioso. E per alcuni è ancora così, sebbene l’idea che il weekend duri due giorni sia ormai accettata ovunque. Ma come si è passati da uno a due giorni di riposo a settimana?

Riservare un giorno a settimana al riposo e al culto religioso è una tradizione antica, di cui si trova traccia anche nelle sacre scritture. Le cose hanno cominciato a prendere una piega diversa in Gran Bretagna nel corso del 19° secolo, in piena rivoluzione industriale, quando le nuove masse di operai e lavoratori dell’industria hanno preso a usare il loro giorno di riposo per il piacere invece di dedicarlo alla quiete religiosa.

Colpa dei bagordi. Concentrare divertimento e, spesso, dissolutezza alcolica in un solo giorno della settimana finiva irrimediabilmente con incidere sul lavoro il giorno successivo. Molti datori di lavoro hanno così iniziato a lasciare libera la mezza giornata del sabato, come compromesso sindacale.

Anche la religione ha fatto la sua parte. Nel 1908, negli USA una fabbrica ha concesso ai lavoratori di riposare il sabato per rispetto del sabato ebraico e altre aziende hanno fatto lo stesso. Finché, nel 1938, su esempio della Ford, che nel 1926 aveva cominciato a chiudere le sue fabbriche il sabato e la domenica (per non scontentare né i sindacati né i gruppi religiosi favorevoli a santificare la domenica), è stata introdotta la settimana lavorativa di 40 ore con la Fair Labor Standards Act, e negli Stati Uniti si è diffusa la prassi della settimana lavorativa di 5 giorni, presto esportata in tutto il mondo (non a caso l’espressione è inglese).

Prove di ardimento durante il sabato fascista.

Quando c'era lui. Un passo più estremo rispetto all’Italia, dove più o meno negli stessi anni nel 1935, il governo di Mussolini aveva istituito il cosiddetto "sabato fascista", che prevedeva l’interruzione della giornata lavorativa del sabato alle tredici, in modo che il pomeriggio venisse dedicato ad "attività di carattere addestrativo prevalentemente premilitare e post-militare, come ad altre di carattere politico, professionale, culturale e sportivo”.

Il resto è storia. Nel corso dei decenni successivi, in particolare nel 1940, 1950, e 1960, un numero crescente di paesi, Italia inclusa, hanno adottato la formula Venerdì-Sabato o Sabato-Domenica di riposo settimanale, per armonizzarsi con i mercati internazionali dominati dagli anglosassoni, usciti vincitori dalla guerra. E una serie di riforme della settimana lavorativa negli anni 2000 ha portato gran parte del mondo arabo in sincronia con la maggior parte dei paesi del mondo, in termini di ore di lavoro, la durata della settimana lavorativa ed i giorni della fine settimana.

22 ottobre 2017 Eugenio Spagnuolo
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