Cultura

Perché il Kurdistan non esiste?

È una regione di oltre 400.000 chilometri quadrati, occupata da un popolo di 40 milioni di individui con un antico patrimonio culturale e una propria lingua. Tuttavia, il Kurdistan non esiste.

La "questione curda" è tornata alla ribalta con le recenti azioni militari turche sul confine siriano, ennesima tragedia per un popolo formalmente "senza terra", nonostante una promessa di quasi 100 anni fa. Le origini della crisi sono infatti legate alla caduta dell'Impero Ottomano, processo iniziato alla vigilia del primo conflitto mondiale e conclusosi nell'arco un decennio. Peraltro, quell'Impero non aveva più la grandiosità di un tempo, quando Costantinopoli giganteggiava su tutto il Medio Oriente e il Nord Africa, ma era una potenza ridimensionata alla penisola anatolica e poco più.

La fine dell'Impero Ottomano. Un duro colpo era stato inflitto con il Trattato di Londra del 1913, firmato dopo le guerre balcaniche, quando l'Impero - già privato di tutti i territori in Nord Africa - perse anche la sovranità sui Balcani. Tre anni più tardi, inoltre, con l'accordo segreto Sykes-Picot, Gran Bretagna e Francia si spartirono a tavolino le zone arabe dell'Impero Ottomano, estendendovi la propria influenza pur garantendo alle varie aree una parvenza di indipendenza. Con la sconfitta nella Grande Guerra, l'Impero fu definitivamente smembrato con il Trattato di Sèvres, firmato il 10 agosto 1920, che definì i nuovi confini della Turchia. Il Paese ne uscì gravemente mutilato, perdendo tra l'altro i territori prossimi alla Siria, passati sotto controllo francese.

Trattato di Sèvres, 1920
L'Impero Ottomano spartito tra le Potenze dell'Intesa nel 1920. © WikiMedia

Curdi e armeni: le terre promesse. Il trattato imposto da Francia, Impero Britannico, Grecia, Italia e altre potenze alleate durante la Prima guerra mondiale prevedeva anche azioni concrete a favore delle minoranze etniche, come i curdi e ciò che restava degli armeni dopo il genocidio operato dai turchi. Il trattato imponeva la cessione di una parte del territorio turco alla Repubblica di Armenia (che però di lì a poco sarebbe stata assorbita dallURSS), e stabiliva che una specifica commissione della Società delle Nazioni (organizzazione che precedette l'ONU) avrebbe dovuto garantire al popolo curdo uno Stato indipendente. In altre parole, i curdi ricevettero la "promessa" di un Kurdistan.

Il progetto non troverà però mai alcun seguito. Sulla scena pubblica dell'Impero Ottomano si era affacciato il generale Mustafa Kemal, meglio noto come Atatürk, "padre dei turchi", pronto a rivoluzionare lo stato delle cose. Kemal si fece promotore di un intenso e combattivo nazionalismo turco, riuscendo a scacciare la presenza straniera dal territorio (guerra d'indipendenza del 1919-1922) e a rovesciare l'ultimo sultano ottomano, Maometto VI. Il progetto politico del nuovo leader, quello di creare uno Stato moderno e laico, cozzava però con le disposizioni di Sèvres: il trattato fu quindi stracciato, e nell'ottobre del 1922 ripresero le negoziazioni con le potenze europee.

I tradimenti dell'Occidente. L'accordo fu trovato infine nel 1923 con la firma del Trattato di Losanna, che sancì il riconoscimento internazionale della Repubblica di Turchia. Questa, a sua volta, si impegnò a riconoscere alle comunità di greci, armeni ed ebrei presenti nel territorio lo status di minoranze nazionali. Del progetto del Kurdistan invece si perse ogni traccia: la maggior parte del territorio storicamente appartenente ai curdi rientrò nei confini orientali della Turchia, mentre il resto fu suddiviso tra Siria, Iraq, RSS Armenia e Iran.

Non solo: dal momento che non era stata riconosciuta come minoranza, la comunità curda divenne perseguibile, e così, da allora, questo popolo ha dovuto imparare a combattere per non estinguersi, continuando a rivendicare con fierezza una piena indipendenza.

23 ottobre 2019 Federica Campanelli
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