Storia

Perché il capo di governo tedesco si chiama cancelliere?

In vista delle elezioni tedesche, una curiosità storica sulle origini antiche e recenti del nome del premier della Germania.

Il 24 settembre in Germania si vota per eleggere i nuovi membri del Bundestag, il parlamento federale tedesco, che a sua volta eleggerà il nuovo cancelliere (cioè il capo del governo). Ma quando è nata l’espressione “cancelliere”? L’origine è antica. Figure così chiamate c’erano già nell’impero romano: erano gli uscieri posti al cancellus, la barriera che durante l’udienza separava il giudice dal pubblico.

L’espressione, con la fine dell’impero, si è poi diffusa nei paesi di lingua latina, cambiando il suo significato: nel Medioevo il cancelliere divenne infatti un funzionario dell’impero. E la cancelleria l’ufficio in cui si depositavano documenti ufficiali (mentre oggi le cancellerie sono le segreterie giudiziarie).

“Alla tedesca”. Nei paesi di lingua tedesca come Austria e Germania il titolo di cancelliere equivale invece a “capo di governo”. La svolta è avvenuta nel 1871 quando in pieno Romanticismo fu fondato l’impero tedesco sotto il controllo di un politico di ferro, Otto von Bismarck.

Il rigorosissimo “baffone” fu il primo a diventare cancelliere del Reich, prima in veste di “funzionario dell’impero” a capo della confederazione di stati del nord, poi in veste di capo del governo dell’impero.

Considerato il prototipo del militarismo tedesco, Bismarck in realtà amava la poesia, si inteneriva per i cani e impazziva per le donne inglesi

Democrazia non moderna. La scelta del nome “cancelliere” non fu casuale: ispirarsi all’espressione medievale e all’immaginario del Sacro Romano Impero era un modo per marcare la distanza rispetto alle più moderne democrazie, come l’Inghilterra e l’America, che in quegli anni muovevano i loro primi passi.

La variante “rosa” cancelliera è invece una novità dei nostri anni, introdotta da quando al governo della Germania c’è Angela Merkel, data per favorita anche nelle prossime elezioni.

20 settembre 2017 Giuliana Rotondi
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