Storia

Ornamenti: la gioielleria della preistoria

Trovati in Marocco i più antichi ornamenti personali dell'uomo: più che per vanità, creati forse come simboli di appartenenza dei Sapiens, presenti però anche fra i Neanderthal d'Europa.

Indossare una collana, un tempo, non era solo una manifestazione di vanità, ma uno dei primi segni di sviluppo cognitivo e di pensiero simbolico della specie umana. Una cosa seria insomma. Ed è per questo che la lancetta che indica l'inizio dell'uso degli ornamenti personali da parte dei nostri antenati viene tenuta d'occhio dagli antropologi. Adesso è stata portata ancora indietro, a 142 mila anni fa. Questa è infatti l'età di 33 perline fatte di conchiglie forate in modo da venire infilate in una collana, provenienti dalla grotta di Bizmoune, a Essaouira, nel sud-ovest del Marocco.

Il gruppo internazionale di studiosi che ha pubblicato la ricerca su ScienceAdvances, ha calcolato l'età delle "perle" utilizzando il metodo della datazione della serie dell'uranio. Le 33 perline mostrano prove certe di modificazioni fatte dall'uomo, come scheggiature e lucidature, utilizzando strumenti di pietra, e anche tracce di usura dovute alla sospensione con un filo; alcune furono colorate con ocra rossa, pigmento naturale di ossido di ferro. Dato che le perle sono state trovate in uno strato di limo marrone scuro, il pigmento rosso non poteva provenire da lì, e questo rafforza l'idea che siano state appositamente colorate e utilizzate per scopi simbolici. Gli artigiani che le lavorarono erano dei Sapiens, come noi, ma in una fase molto antica.

Tribal design. «L'età e la diffusione delle perline di conchiglie nei siti dell'età del Paleolitico medio in nord Africa, sono la prova della loro importanza come segni d'identità», affermano i ricercatori. Le indossavano all'epoca sia i maschi sia le femmine dopo riti d'iniziazione? Cambiavano di numero, di forma e di colore secondo le diverse comunità? O anche in base all'esperienza nella caccia? Tutte le perle di conchiglia, tranne una, trovate nella grotta di Bizmoune, erano della stessa specie, Tritia gibbosula, un tipo di lumaca di mare, e simili a quelle rinvenute in altri siti datati tra 80.000 e 100.000 anni fa.

La diffusione della T. Gibbosula in questi siti è indicativa di continuità culturale tra le prime popolazioni di Sapiens. «La pratica di lunga durata di utilizzare queste conchiglie in tutto il nord Africa rappresenta la prima prova materiale diretta di un diffuso sistema di comunicazione umana», afferma uno degli autori dello studio, Abdeljalil Bouzouggar, dell'Istituto nazionale di archeologia del Marocco. Le perline della stessa specie sono state infatti trovate anche a centinaia di chilometri dal mare, segno che le varie comunità, nel tempo, se le passarono di mano in mano come doni o merce di scambio.

Firmato Neanderthal. L'uso di ornamenti personali fu adottato in modo del tutto indipendente anche dai Neanderthal che abitavano l'Europa mentre i Sapiens erano ancora confinati in Africa, a indicare l'importanza degli ornamenti come segnali sociali. Ciò è provato partendo dal ritrovamento di otto artigli di aquila di mare (Haliaeetus albicilla) nel sito neanderthaliano di Krapina (Croazia), risalente a circa 130.000 anni fa. Gli artigli erano stati manipolati per essere montati su collane o bracciali, 80 mila anni prima che Sapiens "ingioiellati" arrivassero dall'Africa in Europa.

Artigli d'aquila lavorati dai Neanderthal sono stati descritti anche nel sito di Pech-de-l'Azé, in Francia, risalente a centomila anni fa, e in un livello "neanderthaliano" di 44 mila anni fa della grotta di Fumane, nel veronese, sono stati documentati dagli esperti dell'Università di Ferrara, diretti da Marco Paresani, l'uso di una conchiglia fossile (Aspa marginata) con strie evidenti di una cordicella per la sospensione come monile e con l'applicazione in superficie di un colorante (ematite finemente macinata), oltre all'uso di piume di rapaci e corvidi che i neanderthaliani portavano probabilmente sulla testa, come gli indiani d'America.

24 ottobre 2021 Franco Capone
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