Storia

Nel Terzo Reich era consentito fare sesso prima del matrimonio?

Nel Terzo Reich il compito principale della donna tedesca – sposata o no – era generare bambini capaci di assicurare un futuro alla razza ariana.

Hitler e i suoi gerarchi, pur avendo delle idee molto tradizionali sul ruolo della donna nella società, non avevano nulla in contrario al sesso prematrimoniale. A questo proposito alcuni studiosi, tra cui la storica americana Dagmar Herzog nel suo libro Sex after Fascism: Memory and Morality in TwentiethCentury Germany, sostengono che nel 1934 ai dirigenti della Lega delle ragazze tedesche (l'ala femminile della Gioventù hitleriana) fu recapitata una direttiva segreta che non solo non vietava ma addirittura incoraggiava il sesso tra i giovani appartenenti all'organizzazione (giovani tra i 10 e i 18 anni).

Promiscuità sessuale. Indicazioni che, a quanto pare, furono seguite: lo storico britannico Richard Grunberger nel suo libro The 12-Year Reich, racconta infatti che nell'opinione pubblica era all'epoca molto diffusa l'idea che all'interno della Hitlerjugend ci fosse una grandissima promiscuità sessuale.

Ossessionati dalla discendenza. Per Hitler e i nazisti l'incremento delle nascite di bambini ariani era una vera ossessione. Nel 1939 Heinrich Himmler dichiarò "Al di là dei limiti imposti dalle leggi, dai costumi e dalle opinioni borghesi, forse necessari, oggi per le donne e le ragazze di puro sangue tedesco diventerà una nobile missione il chiedere ai soldati in partenza per il fronte, siano esse sposate o no, di renderle madri".

Idealizzata. In ogni caso la donna ideale della Germania hitleriana era sposa e madre. L'aspetto era quello idealizzato nei manifesti della propaganda: una bellezza giunonica e atletica, con i capelli biondi stretti in una treccia, occhi azzurri, pelle candida. Meglio se senza trucco e nel tipico, castigato abito da bavarese: giacca alpina, camicetta bianca e gonna blu, calzini e scarpe di pelle senza tacco.

Bando alle mode. Niente acconciature "eccentriche", come il caschetto anni Venti, i fili di perle, le calze al ginocchio, gli abiti scollati modellati sulle esili figure parigine, le sigarette e anche la musica jazz, che veniva dall'America e quindi aveva origine "negra".

Lega ragazze tedesche - Poster
Un poster degli Anni ’30 pubblicizza la Lega delle ragazze tedesche, sezione femminile della Gioventù hitleriana. © Everett Collection / Shutterstock

Bambini, cucina e casa. Niente studi superiori, niente università, nessuna carriera: gli unici interessi femminili dovevano essere "Kinder, Küche und Kirche", cioè "bambini, cucina e chiesa". Era il mantra delle giovani che ambivano a sposare un membro delle SS, costrette a frequentare la Scuola per le spose del Reich, una specie di corso prematrimoniale per "trasformare le segretarie in casalinghe".

Lussi nascosti. Alle tedesche non si chiedeva altro che sfornare piccoli ariani e allevarli insegnando loro i valori razziali del regime: di suo, la vera donna nazista aggiungeva l'impegno sociale e patriottico, delazione e lavoro nelle organizzazioni femminili al primo posto.

Va detto però che nessuna moglie di gerarca – a eccezione di Gerda Bormann, l'unica ad abbracciare con entusiasmo ogni aspetto dell'ideologia nazionalsocialista, anche nella vita privata – rinunciò mai alla moda francese, ai trucchi, al fumo e a tutti i lussi della sua posizione.

22 gennaio 2024 Focus.it
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