12 cose che (forse) non sai su pirati, tesori e naufragi

C'erano anche donne tra i pirati? Quanto può guadagnare un cacciatore di tesori? Esistono i vascelli fantasma? E, soprattutto, i messaggi in bottiglia arrivano?

Message in a bottle. Nel 1784, un marinaio giapponese di nome Chunosuke Matsuyama, naufragò su un’isola con 44 compagni. Speranzoso, inviò un un messaggio di soccorso in una bottiglia dalla nave che affondava. E il messaggio arrivò a destinazione, proprio nei pressi del villaggio dov’era nato, ma solo… nel 1935

Perseguitato dalla sfortuna. Ramon Artagaveytia sopravvisse al naufragio della nave America nel 1871, gettandosi in mare per sfuggire alle fiamme. Gli incubi che lo perseguitarono per più di 40 anni, gli impedirono di salire su una nave, finché nel 1912 prese il coraggio a due mani e si imbarcò sul... Titanic. E dire che poco prima della partenza aveva scritto al cugino: "Finalmente mi sento in grado di riprendere a viaggiare...".

Niente uncini, molte amputazioni. François le Clerc, il corsaro francese che alla metà del ’500 terrorizzò i Caraibi, è uno dei pochi gamba di legno realmente esistiti. Il ferimento a un arto con successiva amputazione era effettivamente frequente, ma spesso non vi si sopravviveva: di rado c’era un medico a bordo e spesso a operare era il cuoco. Pochi se la cavavano, ancora meno usavano protesi per le gambe o uncini al posto delle braccia. Più comune (ma non comunissima) la benda sull’occhio.

La prima piratessa. Jeanne de Clisson era un'innocua donna francese, che nel 1343 scelse di diventare pirata per vendicare la morte del marito. Col ricavato della vendita della propria terra, comprò 3 navi che le bastarono per terrorizzare la nobiltà francese lungo la costa. Nota anche come Jeanne de Belleville e la Leonessa di Brittany, scelse come bersaglio prediletto le navi di re Filippo VI, di cui voleva vendicarsi. E per molti anni riuscì a tenergli testa.

Le altre piratesse. Ma la Leonessa di Brittany non è l'unica piratessa ad aver solcato i mari. Una delle più temute fu senz'altro Ching Shih, ex prostituta cinese, che a metà dell'800 finì per comandare quasi 2.000 navi: la più grande flotta pirata della Storia.
Ci sono poi Anne Bonny e Mary Read (nella foto), una coppia di piratesse che solcarono i mari nel '700, epoca d'oro della pirateria.

Il mito della passerella. Durante l’età dell’oro della pirateria caraibica, tra la metà del XVII secolo e i primi decenni del XVIII, non vi è testimonianza alcuna dell’uso della famigerata passerella, ennesima invenzione alimentata dalla narrativa. L'unica testimonianza di un'esecuzione simile risale al al 1829: sul Times di Londra apparve un articolo in cui si parlava di un recente attacco pirata nei Caraibi ai danni di un brigantino olandese. In quel caso le vittime furono costrette a saltare in mare da una passerella, con tanto di benda agli occhi e palla di cannone legata ai piedi. Ma si trattò di un evento isolato.

I pirati non seppellivano i tesori. Nell’immaginario associamo i pirati ai tesori nascosti, sepolti in isole sperdute e rintracciabili soltanto grazie a misteriose mappe del tesoro (come insegna Stevenson nella sua Isola del tesoro). Si tratta però di un falso mito. Ci sono stati sporadici episodi di seppellimento del tesoro, come nel caso del capitano William Kidd (nella foto), ma normalmente i pirati preferivano spendere i loro tesori in fretta.

Cacciatore di tesori. Tommy Thompson è un cacciatore di tesori che nella sua carriera ha esplorato diversi velieri, recuperando decine di milioni di dollari: nel 1988, per esempio, ha ritrovato il relitto della USS Central America, risalente all'età dell’oro, che si stima trasportasse 21 tonnellate d’oro: il tesoro più grande mai trovato secondo la rivista “Life”. Dove si trova ora? In carcere, dopo aver frodato alcuni suoi soci.

A ogni pirata la sua bandiera. La bandiera pirata per eccellenza è nera e vi campeggiano un teschio e due ossa incrociate, ma altrettanto celebre è la versione con due sciabole, ideata dal pirata inglese John Rackham, conosciuto come Calico Jack (1682-1720). Il multiforme stendardo (vi comparirono cuori trafitti, palle di cannone, clessidre ecc.) era chiamato Jolly Roger, dal francese jolie rouge (“bella rossa”, dalla bandiera rosso sangue che, issata su una nave, significava che l’equipaggio avrebbe combattuto fino alla morte) o forse da un soprannome del diavolo (Old Roger).

Niente riguardi per le donne. Di norma i codici pirateschi vietavano di condurre donne a bordo (si diceva che portassero sfortuna) e quando se le ritrovavano come prigioniere riservavano loro ben pochi riguardi. Il carceriere di turno, che in teoria doveva tenerle lontane dagli occhi famelici della ciurma, non tardava infatti ad abusare di loro. Idem per le indigene incontrate durante le razzie a terra, sistematicamente violentate e massacrate. Le più “fortunate” venivano catturate e rivendute come schiave.

La nave fantasma. Abbandonata alla deriva nel nord dell'Atlantico nel 2013, la nave russa Lyubov Orlova si è presto trasformata in un moderno vascello fantasma: avvistata più volte, dopo essere stata data per affondata, ha anche ispirato la fantasia dei giornali. Il Sun, un tabloid inglese, è arrivato a scrivere che sarebbe infestata di topi cannibali e in procinto di naufragare sulle coste del Regno Unito (ma la guardia costiera ha prontamente smentito). Nessuno sa dire dove si trova in questo momento.

Il naufragio della Vasa. La nave da guerra svedese Vasa, affondata nel 1628, fu recuperata nel 1961 quasi del tutto intatta. Una grande scoperta per gli amanti del mare, perché la Vasa ci offre una importante testimonianza dell'epoca: ad oggi non c'è nessun'altra nave del 600, in quelle condizioni.
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Message in a bottle. Nel 1784, un marinaio giapponese di nome Chunosuke Matsuyama, naufragò su un’isola con 44 compagni. Speranzoso, inviò un un messaggio di soccorso in una bottiglia dalla nave che affondava. E il messaggio arrivò a destinazione, proprio nei pressi del villaggio dov’era nato, ma solo… nel 1935