Storia

Si riapre il giallo sulla morte di Pablo Neruda: fu avvelenato da Pinochet?

Pablo Neruda morì per un tumore o fu avvelenato da Pinochet? Un tribunale cileno ha riaperto le indagini sulla misteriosa morte di uno dei più grandi poeti del Novecento.

La Corte d'Appello di Santiago del Cile ha riaperto le indagini sulla morte di Pablo Neruda avvenuta il 23 settembre 1973, solo 12 giorni dopo il golpe di Pinochet e, da allora, rimasta avvolta nel mistero. Secondo la versione ufficiale, il poeta sarebbe morto per un cancro alla prostrata, ma i suoi familiari sostengono che sarebbe morto per avvelenamento con un'iniezione praticata dalla polizia segreta del dittatore.

Attorno a Pablo Neruda (1904-1973), poeta cileno fra i giganti mondiali del Novecento, aleggiano due "gialli". Il primo, appunto, dura da 50 anni fa e riguarda le circostanze della morte; l'altro è molto più recente, legato al movimento #metoo e a una nuova interpretazione di una pagina dei suoi diari, in cui Neruda si tormenta e si autoaccusa per il lontano ricordo di uno stupro, pur se in termini letterari che sollevano dubbi sulla realtà del fatto.

Scopriamo i misteri che si nascondono dietro a questo "scomodo" letterato attraverso l'articolo "Delitto di Stato" di Luigi Grassia, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Il poeta comunista. La commistione fra poesia e attività politica nel Partito comunista del Cile, segnata da sacrifici e rischi personali, fughe dalla polizia e lunghi anni di latitanza e di esilio, contribuiscono a rendere ancora e sempre attuali le polemiche sulla sua figura. Ma per la maggior parte degli italiani Pablo Neruda è semplicemente il personaggio che compare nel film Il postino, l'ultimo di Massimo Troisi, interpretato da un Philippe Noiret che somiglia al vero Neruda in maniera impressionante.

TALENTO INNATO. Ricardo Basoalto (questo il nome all'anagrafe di Neruda) nacque il 12 luglio 1904 a Parral, cittadina di una provincia del Cile dimenticata da Dio. Precocemente vocato alla poesia, incontrò l'ostilità di suo padre, un ferroviere che la considerava una perdita di tempo. Fu per sfuggire al controllo del genitore che il ragazzo, nel 1920, ad appena 16 anni, esordì con alcune poesie firmate con lo pseudonimo Pablo Neruda. Il successo letterario fu rapido e clamoroso. Già fra il 1923 e il 1924 Neruda si ritrovò nell'Olimpo dei poeti, acclamato dal mondo letterario e tradotto in tutte le lingue.

Carriera diplomatica. Visto però che i diritti d'autore non bastavano a campare, si cercò un lavoro. "Un premio letterario studentesco e una certa popolarità dei miei libri" (come scrive nell'autobiografia Confesso che ho vissuto) lo aiutarono nel 1927 ad avviare la carriera di console che, insieme ai viaggi di piacere, lo portò negli anni a scoprire i cinque continenti, allargando anche i suoi orizzonti poetici.

Neruda non si limitò più a comporre versi di amore e di eros, ma affrontò nelle sue poesie temi sociali e politici, sempre schierato a sinistra. In fasi più avanzate della sua vita scrisse persino un'ode al compagno Stalin (di cui poi si pentì) e un Incitamento al nixonicidio per protesta contro il golpe di Pinochet nel 1973. Queste premesse sono l'indispensabile antefatto del primo dei due gialli.

Il GOLPE. L'attività politica aveva dato a Pablo molti guai fra i decenni '40 e '50, inclusi 13 mesi di latitanza e vari anni di esilio. Ma fu nel '73, con il golpe militare contro il suo amico personale Salvador Allende, che il poeta dovette affrontare la prova più dura. Diventando forse la vittima di un assassinio politico. Nel settembre del colpo di Stato, Neruda non stava per niente bene: aveva un tumore alla prostata. Ma con la salute non si può mai dire, e i dittatori sono paranoici. Il poeta fece dichiarazioni di fuoco contro Pinochet, responsabile dell'uccisione di Allende e di migliaia di oppositori.

Opposizione da Nobel. Data la fama mondiale di Neruda (che nel 1971 aveva vinto il Premio Nobel per la Letteratura) sarebbe stato imbarazzante metterlo a tacere con i metodi spicci impiegati per tanti altri. Pinochet temeva una sua fuga in Messico per costituire un governo cileno in esilio. In effetti, l'ambasciatore messicano aveva visitato il malato in clinica a Santiago del Cile e lo aveva informato che un aereo lo attendeva in pista.

La morte. Sta di fatto che il 23 settembre, cioè 12 giorni dopo il golpe – e un giorno prima di espatriare – Neruda morì. Subito corse voce che fosse stato ucciso. I sospetti, da allora, non si sono mai sopiti, e quasi 40 anni dopo, nel 2011, sono stati corroborati dalla dichiarazione del suo autista e guardia del corpo, Manuel Araya. Pablo Neruda gli avrebbe telefonato per dirgli che un uomo in camice bianco, mai visto prima, gli aveva praticato un'iniezione senza dare spiegazioni: "Mi ha fatto una puntura nella pancia. Correte, correte!". La morte avvenne poche ore dopo.

Misteri. Ci sono altre circostanze che alimentano i dubbi. Per quanto Neruda fosse malato, il crollo e la morte furono improvvisi, come se fosse intervenuto un fattore esterno. Fino all'ultimo era lucido e lavorava, come testimoniano sia l'ambasciatore messicano, sia la moglie, sia l'amante (perché sì, anche da vecchio Neruda aveva un'amante, come ne aveva avute tante nella vita, oltre che tre mogli).

Inoltre, le cartelle cliniche del poeta sono sparite.

VELENO BIOLOGICO. Un giornalista investigativo di lungo corso, Roberto Ippolito, ha pubblicato un libro-inchiesta (Delitto Neruda, Chiarelettere) molto documentato, che presenta quelle che sembrerebbero prove di un delitto politico. «Negli anni sono stati fatti tre esami sulla salma, i cui esiti sono stati pubblicati nel 2011, nel 2013 e nel 2023», spiega. «All'inizio è stato trovato uno stafilococco la cui proliferazione potrebbe essere conseguenza indiretta di un avvelenamento. E nel febbraio scorso un nipote di Neruda, Rodolfo Reyes, ha annunciato che una commissione internazionale di medici ha rilevato la presenza di batteri di Clostridium botulinum, una delle armi biologiche più letali. È la prova che Neruda è stato avvelenato».

Ipotesi malattia. Ma tale conclusione non è accettata unanimemente. Gabriele Morelli, autore di numerosi libri su Neruda e premiato in Spagna da re Felipe nel 2022 per la sua attività letteraria, afferma che «il corpo di Neruda fu sistemato provvisoriamente in un loculo dove erano già stati altri cadaveri, magari di altri oppositori uccisi dal regime di Pinochet, e lì può essersi contaminato». Inoltre un biografo britannico di Neruda, Adam Feinstein, in un volume denso di interviste a parenti e amici del poeta riferisce che la moglie Matilde «trascorse con lui la notte del 22 settembre» e che lei fu attenta a non lasciarlo mai solo, né prima né dopo la morte, perché temeva che «le autorità organizzassero qualche mascherata ai suoi danni». Insomma, il fumus del delitto c'è, ma il mistero resta.

FU STUPRO? L'altro giallo riguarda uno stupro risalente al 1929, e ha portato un movimento di donne cilene a opporsi all'intitolazione a Pablo Neruda dell'aeroporto di Santiago del Cile. A giudizio di qualcuno già il solo fatto di aver avuto molte donne potrebbe essergli addebitato come colpa (womanizing è il termine coniato dalle femministe americane). Inoltre Neruda ha da farsi perdonare di avere abbandonato un'olandese sposata a Giava, dopo che lei aveva messo al mondo una bambina disabile (passò a entrambe il sostegno economico ma non volle più frequentarle). Ma uno stupro è ben altra cosa.

Fiction o realtà? È lo stesso Neruda a parlarne nei suoi diari. L'episodio sarebbe avvenuto nello Sri Lanka, ai danni di una cameriera, e il poeta ne enfatizza l'aspetto non solo sessista ma anche razzista, per concludere che lei "aveva ragione ad avere disprezzo di me".

Sembra che Neruda faccia di sé un simbolo, e costruisca deliberatamente un'immagine del Male, proiettandola sulla propria figura in quanto maschio bianco. "Forse non ho vissuto in me stesso; forse ho vissuto la vita degli altri", scrive nell'autobiografia.

Il racconto potrebbe però essere un esercizio letterario: i suoi diari non sono affidabili dal punto di vista dei fatti e non sarebbe il primo scrittore, da Rousseau in poi, a parlar male di sé calcando la mano. Se invece è tutto vero, Pablo Neruda merita una condanna senza appello. Come per la sua morte, sulla base delle prove si deve parlare di giallo e non di fatti accertati. Potrebbe offrire una diversa chiave interpretativa l'osservazione dello storico della letteratura ispano-americana Giuseppe Bellini, secondo cui nella poetica di Neruda "nel corpo della donna, che l'uomo desidera [...] si manifesta la straziante amarezza dell'inappagato, di ciò che sembra raggiunto e si rivela irraggiungibile". E comunque alla fine, per citare un verso del poeta, "l'uomo si dissolve nell'oceano come un granello di sale".

23 settembre 2023 Focus.it
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