Storia

Scoperti altri 119 teschi nella macabra torre atzeca

Nella Torre dei Teschi vicino a Città del Messico, che già nel 1521 spaventò i conquistadores, pochi anni fa sono stati trovati 484 crani di uomini, donne e bambini. Adesso ne sono venuti alla luce più di cento. 

Scoperta per la prima volta nel 2015, la Torre di teschi di Città del Messico non smette di stupire: gli archeologi dell'Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) hanno infatti portato alla luce una nuova sezione dello Huey Tzompantli, questo il nome della struttura, contenente 119 crani umani che si aggiungono ai 484 identificati in precedenza.

Gli tzompantli, letteralmente rastrelliera di teschi, venivano utilizzati in diverse culture mesoamericane per esporre pubblicamente teschi umani normalmente appartenuti a prigionieri di guerra o vittime sacrificali. Questa torre, costruita tra il 1486 e il 1502 accanto al Templo Mayor, un centro religioso del XIV e XV secolo dedicato agli dei della guerra e della pioggia, non sarebbe l'unica della capitale azteca di Tenochtitlán, ma ne esisterebbero altre sei.

anche donne e bambini. Quando venne scoperta cinque anni fa, gli archeologi erano convinti di trovarsi di fronte a teschi di soldati sconfitti in battaglia. «Ci aspettavamo di trovare solamente teschi di giovani uomini», dichiarava nel 2017 alla Reuters Rodrigo Bolanos, antropologo biologico che aveva partecipato all'analisi, «invece abbiamo scoperto che molti appartenevano a donne e bambini».

Tzompantli
A sinistra, un tempio azteco dedicato alla divinità Huītzilōpōchtli, patrono della capitale Tenochtitlan; a destra, uno tzompantli (letteralmente rastrelliera di teschi). L'illustrazione appartiene al manoscritto del 1587 di Juan de Tovar, conosciuto anche come Codice Ramirez. © Wikimedia Commons

Secondo gli archeologi, si tratterebbe di vittime sacrificali: «Non possiamo dire con esattezza quanti di questi individui erano soldati, forse alcuni erano prigionieri destinati al sacrificio», spiega l'archeologo Raul Barrera. «Quello che sappiamo è che sono stati tutti sacrificati, offerti come dono agli dei o personificazioni delle divinità stesse».

sacrifici umani. Per quanto agli occhi moderni la torre possa sembrare un edificio macabro, non era così per i mesoamericani, che vedevano il rituale del sacrificio come un modo per mantenere in vita gli dei e impedire la distruzione dell'universo: «Questa visione, incomprensibile per noi oggi, rende Huey Tzompantli un edificio della vita più che della morte», ha dichiarato il ministero della cultura messicano in un comunicato stampa.

23 dicembre 2020 Chiara Guzzonato
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