La Piramide del Sole potrebbe crollare "come un castello di sabbia"

Uno dei simboli del sito archeologico di Teotihuacan rischia di collassare su se stesso a causa della densità non omogenea del materiale che lo sostiene: i risultati allarmanti di uno studio messicano.

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La Piramide del Sole, nel sito archeologico di Teotihuacan, è una delle più imponenti al mondo con i suoi 71 m di altezza e 223 m di lato alla base. Photo: Wikimedia Commons.

La stabilità strutturale di uno dei più importanti simboli dell'archeologia precolombiana potrebbe essere in pericolo. La Piramide del Sole, nel cuore della città perduta di Teotihuacan, a 40 chilometri da Città del Messico, potrebbe collassare su se stessa come una scultura di sabbia, a causa di un problema rilevato nel mucchio di terra che la sostiene.

 

Lo zampino dell'uomo

Le sorti della Piramide del Sole sono comunque più fortunate di quelle di una piramide Maya di Noh Mul, in Belize, demolita per errore dalle ruspe di un'impresa costruttrice impegnata nella ristrutturazione di alcune strade. Le foto e la storia incredibile qui.

 

I rilievi archeologici. L'esterno della piramide, la cui costruzione fu avviata nel I secolo d.C., è ricoperto di 3 milioni di tonnellate di roccia vulcanica, mentre l'interno è sorretto da un ammasso di terra compatta.

Dal 2010 al 2013 un'equipe di archeologi dell'Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM) guidata da Arturo Menchaca, ha studiato l'interno della struttura usando i muoni, particelle subatomiche che attraversano gran parte dei materiali che incontrano, ma sono deviate da quelli particolarmente densi. Scopo originario delle ricerche era capire se all'interno della Piramide del Sole si nascondesse una camera interna (la risposta è no: mentre tombe reali si trovano nella vicina Piramide della Luna).

 

 

Un cuore disomogeneo
Le analisi hanno invece rivelato un problema: la densità della terra all'interno della piramide è inferiore del 20% su uno dei lati, quello sud, forse - ma è solo un'ipotesi - perché qui il materiale di supporto si è asciugato più velocemente che altrove. Menchaca paragona la struttura a un castello di sabbia: «Posso usare sabbia bagnata per costruirne uno, ma se lo lascio al sole e poi lo tocco quando è asciutto, si sbriciola».

Questo «non significa che la piramide crollerà domani. Ma è a rischio, se non si interviene prontamente. È un po' quanto sta accadendo a Città del Messico. Costruita sul letto cedevole di un antico lago, la metropoli vede ogni anno il suo sottosuolo sprofondare di una decina di centimetri, mano a mano che si preleva acqua dalle falde sottostanti.».

Mancanza, o eccesso d'acqua?
Per Alejandro Sarabia, direttore del sito archeologico di Teotihuacan, il problema è di natura opposta: «Alcuni decenni fa, è stato aggiunto cemento tra le pietre della copertura esterna, per aggiungere stabilità e scoraggiare la crescita della vegetazione. Ma questo ha impedito l'evaporazione dell'umidità creata dall'acqua che filtra attraverso le fessure». Gli archeologi stanno ora sostituendo il cemento con materiali più adatti e porosi, come la sabbia di fiume.

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06 Marzo 2014 | Elisabetta Intini