Gli zoo ai tempi dei Maya: giaguari e puma catturati per i sacrifici

L'analisi chimica di alcune ossa animali accanto a un altare religioso ha permesso di chiarire la sorte dei poveri carnivori: venivano fatti arrivare da lontano, tenuti in cattività e ben nutriti, prima di essere immolati in segno di potere.

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Il sito archeologico di Copán, in Honduras. | Shutterstock

Nel clima politico sempre più instabile di una civiltà votata al collasso, i sovrani Maya ricorsero a ogni mezzo possibile di consolidamento del potere: persino ai sacrifici rituali di alcuni dei più temibili carnivori della foresta, agguantati e tenuti a lungo in cattività prima della cruenta fine.

 

Uno studio pubblicato qualche settimana fa su PLOS One mostra come l'analisi chimica delle ossa animali rinvenute in siti archeologici permetta di ricostruire alcuni aspetti della cultura di una civiltà scomparsa. Nawa Sugiyama, archeologa della George Mason University (Stati Uniti), ha analizzato le ossa di 16 puma e giaguari ritrovate, insieme a quelle di alcuni uccelli, in una cripta nella città maya di Copán, in Honduras al confine con il Guatemala.

 

Rituale politico. La cripta si trova di fronte a una lastra di pietra denominata Altare Q, posta alla base di una piramide maya alta 30 metri. L'altare è decorato con rilievi in onore dei 16 sovrani della città, incluso l'ultimo - Yax Pasaj Chan Yoaat - che commissionò l'opera nel 776 d. C. Yax Pasaj non aveva sangue reale, e fece scolpire l'altare per legittimare la sua ascesa al potere. In questo, si fece aiutare dai sacrifici animali: i carnivori immolati sono 16, quanti i sovrani di Copán, ed è probabile che proprio sulla pietra videro la loro fine.

 

A differenza di altri animali (giaguari, puma, aquile e lupi) trovati alla base della piramide di Teotihuacan, in Messico, con le ossa rotte e danneggiate, i carnivori di Copán furono lasciati illesi fino alla morte. Sugiyama è dovuta ricorrere a un altro metodo per capirne il destino.

 

Nessun piatto "selvatico". Gli animali tenuti in cattività sono in genere nutriti con cereali coltivati, come il mais, o con uccelli che a loro volta se ne nutrono. La "firma" chimica di questi alimenti è un particolare isotopo del carbonio, il carbonio-13 (un isotopo di un elemento è un atomo che ha lo stesso numero atomico ma un diverso numero di massa). Le analisi delle ossa dell'Altare Q e di quelle di un puma sepolto in un'altra tomba maya nel 435 d.C. hanno confermato l'alta prevalenza di mais nella dieta.

 

Gli alti livelli di un altro isotopo, l'azoto-15, hanno stabilito che il cereale veniva fornito indirettamente, dando in pasto ai giaguari tacchini e altri pennuti allevati a mais. In altre parole: le prede non erano diventate improvvisamente vegetariane.

 

Provenienza esotica. La scienziata ipotizza che i grossi predatori venissero catturati da cuccioli, anche in aree molto lontane dal sito analizzato. Difficile infatti che in una porzione tanto ristretta di territorio, soggetta per di più a deforestazione, vi fossero 16 di questi felini. I diversi valori di quantità di un altro isotopo - l'ossigeno-18, la cui presenza nelle acque bevute dagli animali varia di luogo in luogo - dimostrano che puma e giaguari arrivavano ai siti sacrificali attraverso un'estesa rete di commercio. Lì venivano tenuti e sfamati anche per anni, in attesa del momento politico propizio.

 

15 ottobre 2018 | Elisabetta Intini