Storia

Perché la Madonna è la figura di donna più popolare del mondo

Le radici della grande popolarità della Madonna, personaggio poco studiato dagli storici e anche trascurato dai Vangeli.

Le domande a cui proveremo a rispondere:

  • perché la Madonna è così presente nell'immaginario collettivo?
  • perché c'è chi la studia e chi sostiene di vederla?
  • chi era Maria di Nazareth come personaggio reale?

La Madonna è il personaggio sacro più "visto" o "sentito" dalla gente comune, più di Dio e di Gesù. È perciò una figura per certi versi ingombrante, per la Chiesa, e che secondo molti antropologi rispecchia la necessità di riaffermare una religiosità al femminile, come quelle legate alla fertilità e alla terra che per migliaia di anni prima del cristianesimo furono di scena in Europa.

Ave Maria. Con più di mille santuari solo in Italia, Maria è la figura di donna più popolare al mondo: non c'è oggi Paese che non abbia un istituto o una associazione a lei dedicati. Dopo essere passata da uno status di semplice ragazzina palestinese della Galilea, nell'anno zero della nostra era, all'icona della somma madre nella Divina Commedia, dalla Pietà di Michelangelo, allo stemma di Papa Giovanni Paolo II, dove campeggiava la sua iniziale, "M".

O Vergine Madre, figlia del tuo stesso Figlio [di Cristo-Dio], la più umile e la più alta di tutte le creature, termine fisso della sapienza divina, tu sei quella che ha nobilitato la natura umana a tal punto che il suo Creatore non disdegnò di diventare sua creatura [con l'Incarnazione].

Dante Alighieri: L'invocazione alla Vergine (Paradiso, XXXIII, 1-39)

Comunque la si pensi nei confronti della fede, va sottolineato che le visioni sono una costante di tutte le religioni. Nella tradizione delle religioni monoteiste Dio si manifesta con il fuoco che brucia un cespuglio del Monte Sinai per parlare a Mosè, gli apostoli vedono Gesù risorto dopo la crocifissione, San Paolo ha una visione divina e cade da cavallo, Maometto apprenderà il Corano in virtù della voce divina.

Regina della pace. La Madonna "appare" molto perché non incute quel fascino misto a paura del Dio che si manifesta e viene vissuta come materna, pietosa, protettiva: una regina della pace. Non bisogna dimenticare che a livello teologico non è da considerarsi una dea, ma un essere umano che ha sofferto e ha avuto, assieme a Gesù, la facoltà di essere assunta in Cielo con il suo corpo.

Ma chi era Maria nel suo tempo? Secondo gli esperti, e considerando la situazione delle donne di allora, Maria doveva essere una ragazzina ebrea palestinese di 14-15 anni che viveva in un villaggio insignificante della provincia della Galilea, Nazareth. Di più non si sa: Maria è praticamente assente nel più antico e originale annuncio del vangelo, quello di San Paolo, che di Gesù dice, in rapporto a sua madre, solo "nato da donna sotto la Legge". Veramente poco: Maria non è nemmeno nominata.

E ancora, nei vangeli di Marco, Luca e Matteo, Maria non compare neppure sotto la croce, dove sostarono invece alcune altre donne, fra cui Maria di Magdala, un'altra Maria, madre di Giacomo il Minore e di Joses, e Salomè: le discepole di Gesù. È solo nel vangelo di Giovanni che si parla della madre di Gesù sotto la croce.

Perché vergine. Non più storia, ma un atto di fede è poi la questione della sua verginità alla nascita di Gesù. «Gli evangelisti Luca e Matteo non intendono affatto dirci qualcosa di Maria, ma piuttosto devono fare quadrare l'annuncio della resurrezione con il ruolo messianico di Gesù, inteso come Messia definitivo», spiega lo storico Cacitti, autore di Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione: «correggendo alcune interpretazioni delle primitive comunità cristiane, bisognava insomma affermare che Gesù non si rivela come Messia solo al momento della resurrezione (annuncio di San Paolo), o durante il suo battesimo (nel racconto di Marco). Doveva essere il Messia fin dalla nascita, con l'Annunciazione. La verginità è da intendersi allora come sottolineatura della messianicità di Gesù e non come condizione fisiologica di Maria.»

E perché poi la sua figura divenne sempre più importante? «È un processo molto antico che attraversa tutta la letteratura cosiddetta apocrifa, non riconosciuta dalla Chiesa e che soddisfaceva in genere la curiosità popolare sulla sacra famiglia», risponde ancora Cacitti. «Nel cristianesimo, come nell'ebraismo, manca del tutto una figura femminile. Il cristianesimo però, fin dalle origini, salta i confini dell'etnia giudaica per diventare multietnico. Ma così facendo deve fare i conti con le tradizioni religiose, molto antiche, di altri popoli le cui divinità erano spesso femminili.»

Un figlio "fuori di sé". Maria, già nel IV secolo d.C., è così importante da diventare il casus belli della cristologia. I teologi si dividono tra chi la considera anthropotokos (generatrice dell'uomo Gesù), oppure theotokos, madre del Dio Gesù. Per mediare, Nestorio coniò il termine Christotokos (generatrice di Cristo), ma perse ugualmente la cattedra patriarcale di Costantinopoli, dato che vinse il concetto di theotokos (madre del Dio Gesù) del Patriarca di Alessandria, Cirillo.

La Maria storica, però non poteva prevedere queste dispute. Ed è certo che ebbe rapporti difficili con suo figlio, come testimonia il vangelo di Marco, che si ritiene scritto nel 70 d.C. (quindi in un tempo più prossimo all'opera di Gesù), e nei paralleli di altri evangelisti. Gesù era fuori dagli schemi e faceva, sempre secondo Marco, preoccupare i suoi parenti. Che affermavano "è fuori di sé".

Gesù stesso, quando torna a Nazareth, per predicare dice di non essere compreso né dai suoi concittadini né dai suoi familiari, e si intende con questo che anche Maria non lo capisse. «In virtù del principio che alcuni episodi contraddittori riportati dai vangeli non danno lustro alla fede», spiega Umberto Casale, della facoltà Teologica di Torino, «si può dedurre che hanno valore di verità storica. Si tratta dei cosiddetti passi del rifiuto, dove c'è anche un Gesù che dice "ecco mia madre, ecco i miei fratelli" rivolgendo lo sguardo verso i suoi seguaci e non riferendosi ai suoi veri parenti.» Un altro episodio dei vangeli dimostra la povertà della Madonna che, quando con Giuseppe presenta Gesù al Tempio, a soli 40 giorni di età, fa sacrificare un paio di economiche tortore al posto dell'agnello di rito. Una donna povera, nella società ebraica dell'epoca, molto difficilmente poteva accedere all'istruzione.

Madre dei cristiani e dell'umanità. Ma se la Madonna esordisce nelle prime cronache cristiane come una figura marginale, come si spiega la popolarità? Le ragioni del successo sono interne al cristianesimo, ma anche esterne. Secondo Giovanni, il più teologo degli evangelisti, la Madonna si recò anche lei alla croce. Il figlio le chiese di essere, alla sua morte, madre di Giovanni e di tutti gli apostoli. Per estensione, la Madonna diverrà la madre simbolica dei cristiani e dell'umanità. «Questo però dopo i rapporti difficili, fin dall'infanzia (Luca 2,41- 50) con un figlio che ha un suo destino. Un destino che prima provoca l'incomprensione della madre e dei fratelli (Marco 3,20-21; 31-35 paralleli), poi lo porta a una morte atroce e infamante: se Giovanni fu un vero testimone, Maria trova alla fine la forza di stare sotto la croce, probabilmente senza capire, ma continuando ad amare», conclude lo storico Cacitti riassumendo l'esperienza di donna e madre di Maria di Nazareth, mettendo a fuoco il suo lato umano, prima di mille considerazioni religiose.

Un altro motivo della popolarità della Madonna è invece nell'antica tradizione di una divinità materna che precede il cristianesimo. A fronte di una serie di nomi pagani - Iside, Ishtar, Cerere, Demetra, Aveta, Latona, Gea - ovunque regnava nella religiosità popolare, soprattutto europea, il concetto di una grande dea generatrice. L'antropologa Marija Gimbutas sosteneva che queste divinità femminili, che iniziarono a comparire nel Neolitico come veneri della fertilità, erano pacifiche e generose.

Veneri di pietra. Le cose cambiarono con le varie ondate di invasioni da parte di guerrieri a cavallo provenienti dal Mar Nero. Erano della cosiddetta cultura kurgan, basata sulla pastorizia e il saccheggio, una società dove la donna aveva un posto marginale. Queste invasioni influenzarono la cultura delle prime civiltà in Medioriente, Anatolia, Europa. Dai Sumeri agli Egizi, fino ai Greci, alle divinità femminili, riferite alla grande madre, si affiancarono molte divinità maschili. Entità celesti, solenni, severe, all'opposto di quelle femminili, legate alla terra e più "flessibili". Le dee pagane, però, sopravvissero a molti secoli di cristianesimo, e i loro culti erano praticati soprattutto nelle zone montane, lontano dai centri abitati, tanto da indurre nel IV secolo S. Gerolamo a scagliarsi contro tutti coloro che "non conoscono il Creatore e adorano pietre".

Si dovette comunque raggiungere un compromesso: molti luoghi dedicati alle divinità pagane femminili divennero santuari della Madonna, una sorta di espediente pedagogico della Chiesa che dovette tenere conto della tradizione popolare. Papa Gregorio Magno riconobbe che "piuttosto che distruggere i santuari pagani è meglio trasformare gli stessi in chiese cristiane, è infatti impossibile mondare quegli animi rozzi dai loro errori in un colpo solo...". E così, gli antichi miti su entità femminili, pacifiche, materne, rigeneratrici e in molti casi misericordiose finirono per confluire nel culto della Madonna.

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Di Franco Capone, con la collaborazione di Giacinto Mezzarobba. Leggi anche il nuovo Focus in edicola!

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8 dicembre 2021 Franco Capone
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