Lo smiley più antico del mondo

Si troverebbe su una brocca ittita di 3700 anni fa, rinvenuta al confine tra Turchia e Siria. Un antenato degli emoji? Forse, ma è anche una questione di interpretazione.

smiley_pot
Una brocca per i momenti lieti. 9 cose che forse non sai sugli emoji | Turco-Italian Archaeological Expedition at Karkemish

L'antico popolo anatolico degli Ittiti è soprattutto noto per i carri da guerra e per gli scontri con gli Egizi, ma una recente scoperta archeologica ne descrive un aspetto decisamente più gioviale.

 

Durante gli scavi nell'antica città di Karkemish, un sito abitato dagli ittiti al confine tra Turchia e Siria che negli ultimi sette anni ha restituito ogni sorta di vasellame, è stata rinvenuta una brocca che sembra mostrare il più remoto e longevo "smiley" mai ritrovato.

 

Un dolce scopo. La faccina sorridente si è potuta osservare soltanto quando gli archeologi turchi e italiani al lavoro tra gli scavi sono riusciti ad assemblare i cocci del recipiente, che risale al 1700 a.C. La brocca era utilizzata per servire il sherbet, una bevanda mediorientale a base di frutta e petali di fiore.

 

Come leggerlo? Ma è davvero uno smiley o è il nostro sguardo ormai viziato dagli emoji, a interpretarlo come tale? È davvero una "faccina" o è tutta colpa della pareidolia, il meccanismo che spinge il nostro cervello a ricondurre a forme conosciute gli oggetti, le cose o i paesaggi che vediamo?

 

«La faccia sorridente si vede senza dubbio. Non ci sono altre tracce di dipinto sulla fiaschetta, né paralleli nell'antica arte ceramica dell'aerea» ha commentato Nicolò Marchetti, professore del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell'Università di Bologna, che dirige gli scavi dal 2003. «Come interpretazione, potete certamente scegliere la nostra».

 

Un sorriso da record. Se così fosse, quella sulla brocca sarebbe di gran lunga la più antica faccina sorridente mai ritrovata: a febbraio, un team al lavoro in Slovacchia aveva ritrovato uno smiley in calce alla firma di un avvocato, su un documento assai più recente: del 1635.

 

28 luglio 2017 | Elisabetta Intini