Storia

L'impero romano aveva un inno nazionale?

Nelle cerimonie pubbliche dell'antica Roma si usavano solo strumenti a fiato: che cosa suonavano?

Per quel poco che sappiamo oggi della musica dei Romani, l'Impero non aveva un vero e proprio inno nazionale. È probabile però che, a battaglia vinta, il generale venisse accompagnato in trionfo in cerimonie pubbliche da musicisti che intonavano brani simili alle nostre marce, suonando strumenti a fiato in bronzo e corni - gli stessi strumenti utilizzati per dare i segnali militari sui campi di battaglia.

Busto di Pindaro, uno dei massimi rappresentanti della lirica corale. La sua grandezza è testimoniata anche da un aneddoto: quando nel 335 a.C. Tebe fu rasa al suolo, si narra che Alessandro Magno ordinò che venisse salvata solo la sua casa in omaggio al significato dei suoi versi per il popolo greco.

Alla greca. Se l'impero romano era sprovvisto di inno nazionale, sappiamo però che l'idea di pensare una canzone in versi per celebrare la patria non è nuova. Già gli antichi Greci ci avevano pensato. I loro inni erano forme poetiche in strofa, in genere abbinate alla musica, di argomento elevato: patriottico, mitologico, religioso. Niente a che vedere però con l’idea di un “inno nazionale” moderno. Quello, così come l'intendiamo noi, era del tutto estraneo alla mentalità del tempo.

Per l'idea di inno devono passare diversi secoli. Il più antico inno nazionale del mondo, ancora in uso, è infatti “God Save the Queen” (o "the King", a seconda dei casi), scritto tra il 1736 e il 1740 dal compositore inglese Henry Carey. Per molti anni l'inno fu utilizzato per manifestare lealtà ai regnanti e quasi senza varianti venne adottato, oltre che in Inghilterra, in Prussia, Danimarca, Svezia e Russia.

Stati (e inni) nazionali. A partire dal Settecento, e poi soprattutto nell’Ottocento, con l’affermazione dell’idea degli Stati-nazione, si adottarono invece inni diversi per ogni Paese. Spesso aggiungendo nuovi testi a marce reali dell’ancien régime (come vennero chiamate le monarchie assolute dopo la Rivoluzione francese).

L'inno italiano è nato nell’autunno del 1847 dalla vena patriottica del genovese Goffredo Mameli, ma alla nascita dello stato unitario non fu scelto come inno nazionale perché considerato troppo repubblicano. Il primo inno dell'Italia unita fu la Marcia Reale composta nel 1831 da Giuseppe Gabetti. L'inno di Mameli è stato adottato solo 100 anni dopo la sua stesura, nel 1946, quando il nostro Paese divenne una Repubblica.

30 dicembre 2017 Giuliana Rotondi
Ora in Edicola
Scopri il mondo Focus. Ogni mese in edicola potrai scegliere la rivista che più di appassiona. Focus il magazine di divulgazione scientifica più letto in Italia, Focus Storia per conoscere la storia in modo nuovo ed avvincente e Focus Domande & Risposte per chi ama l'intrattenimento curioso e intelligente.

Napoleone tenne in scacco tutte le monarchie d'Europa. Poi, a Waterloo, la resa dei conti. Chi erano i nemici dell'imperatore dei francesi? Come formarono le alleanze e le coalizioni per arginarlo? E perché tutti temevano la Grande Armée? Su questo numero, la caduta di Napoleone raccontata attraverso i protagonisti che l'hanno orchestrata.

ABBONATI A 29,90€

Miliardi di microrganismi che popolano il nostro corpo influenzano la nostra salute. Ecco perché ci conviene trattarli bene. E ancora: come la scienza affronta la minaccia delle varianti di CoVID-19, e perché, da sempre, l'uomo punta al potere. Inoltre, in occasione del 20° anniversario della sua seconda missione in orbita, l’astronauta italiano Umberto Guidoni racconta la sua meravigliosa odissea nello spazio.

ABBONATI A 29,90€

Vi siete mai chiesti quante persone stanno facendo l'amore in questo momento nel mondo? O quante tradiscono? E ancora: Esistono giraffe nane? Cosa sono davvero le "scie chimiche" degli aerei? E quanto ci mette il cibo ad attraversare il nostro copo? Queste e tante altre domande & risposte, sempre curiose e divertenti, sul nuovo numero di Focus D&R, in edicola tutti i mesi. 

ABBONATI A 29,90€
Follow us