Le proteste che hanno cambiato la storia recente

Alcune battaglie sociali hanno cambiato la storia, altre hanno lasciato il segno: ecco una serie di immagini che ne raccontano alcune, dalla marcia del sale di Gandhi, alla caduta del Muro, alle primavere arabe.

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1930: la marcia di Gandhi. Il 12 marzo 1930 Gandhi inizia la marcia del sale, uno dei momenti più duri e spettacolari della sua politica di disobbedienza civile. Il Mahatma (grande anima) percorre a piedi quasi 400 km, seguito da migliaia di persone, per raggiungere una salina e raccogliere sale, come protesta contro una tassa iniqua imposta dagli inglesi, che gestivano il monopolio. Gli inglesi reagiscono con centinaia di arresti, tra i quali lo stesso Gandhi e sua moglie, ma l'anno successivo verrà firmato il Patto Irwin-Gandhi, con cui il Regno Unito modifica la legge sul sale. Per approfondire: 15 cose che (forse) non sai su Gandhi.

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1963: Martin Luther King, la marcia per i diritti civili e un famoso discorso. È entrata nel linguaggio comune: I have a dream è una delle frasi più famose e ripetute al mondo, ormai anche a sproposito. È stata pronunciata da Martin Luther King, il reverendo nero a capo del movimento per i diritti civili negli Usa, durante la Marcia per i diritti civili ed economici per gli afroamericani che si tenne a Washington il 28 agosto 1963. Camminarono insieme circa 300 mila persone, l'80% delle quali era afroamericana. Il discorso di Martin Luther King: I have a dream (sottotitoli in italiano).

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1968: la Primavera di Praga. L'ondata di ribellione del '68 ha origini lontane: parte dagli Stati Uniti, con le proteste a favore dei diritti civili degli afroamericani e contro la "società capitalistica" che offriva come valori soltanto il denaro e l'economia di mercato. L'eco delle proteste arrivò in Europa verso la fine degli anni '60: i primi a coglierlo furono gli universitari francesi, che scatenarono grandi manifestazioni nel cosiddetto Maggio Francese. Ci fu una grandissima partecipazione popolare e un succedersi di moti di protesta in molti altri Paesi d'Europa, dall'Italia alla Cecoslovacchia - dove la primavera (gennaio-luglio 1968) si concluse con l'invasione sovietica del Paese, nell'agosto dello stesso anno. Nella foto: le strade di Parigi messe a ferro e fuoco durante le manifestazioni del Maggio Francese.

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1969: i moti di Stonewall. C'è chi delle marce di protesta ha fatto un "marchio di fabbrica", come la comunità LGBT, acronimo utilizzato come termine collettivo per "lesbiche, gay, bisessuali, transgender". Il 28 giugno è il giorno del Gay Pride, e LGBT in tutto il mondo marciano pubblicamente per reclamare diritti negati (ma ogni Paese fa storia a sé): oggi è una marcia di protesta dai toni allegri e spesso trasgressivi, in genere, ma la sua origine è tutt'altro che divertente. La data vuole ricordare la notte del 27 giugno 1969, quando a New York ci fu una vera battaglia a colpi di bottiglie, manganelli e cazzotti: lo Stonewall era un pub gay i cui avventori erano abituati alle retate (spesso pretestuose) della polizia. Quella notte, però, i clienti si ribellarono: i tafferugli durarono fino al mattino, impegnando circa 2.000 persone contrapposte a 400 agenti.

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1974: La Rivoluzione dei Garofani. Come nel 1917 in Russia, nel 1974 in Portogallo: l'esercito si unì alle proteste popolari e scoppiò la rivoluzione. Il 25 aprile 1974 i militari portoghesi dell'ala progressista (la MFA, Movimento delle Forze Armate) e la popolazione in rivolta si unirono per abbattere il regime repressivo costruito da António Salazar, direttamente dittatore del Paese dal 1932 al 1968. Con la Rivoluzione dei Garofani il Portogallo riprese la sua crescita politica ed economica. È stata chiamata così perché i cittadini di Lisbona donarono garofani rossi ai militari, che li infilarono nelle canne dei fucili: un simbolo che fece presto il giro del mondo.

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1976: gli scontri di Soweto. «Se noi dobbiamo imparare l'afrikaans, il primo ministro Vorster deve imparare lo zulu». Con questo slogan gli studenti neri (e non solo) manifestarono il 16 giugno 1976 contro un decreto governativo, l'Afrikaans Medium Decree, che imponeva a tutte le scuole l'afrikaans come lingua paritetica all'inglese, mentre veniva negata la lingua zulu. Gli scontri di Soweto furono durissimi: la polizia uccise diverse centinaia di persone, tra i quali il tredicenne Hector Pieterson, che divenne uno dei simboli delle rivendicazioni. Questa tragica battaglia rese più forte l'ANC (African National Congress, che faceva capo a Mandela) anche sul piano internazionale. Oggi, in Sudafrica, il 16 giugno è la "giornata della gioventù".

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1978: le proteste di Muharram. Nel dicembre del 1978 oltre 9 milioni di persone scesero in piazza in Iran contro lo scià, Reza Pahlavi, che negli anni '70 aveva avviato una serie di riforme economiche e sociali per trasformare il Paese in una grande potenza. La politica di occidentalizzazione dello scià non fu priva di ombre, con migliaia di persone arrestate e uccise e il bando dei partiti politici (nel 1975). Nacquero allora movimenti clandestini di resistenza di stampo religioso, liberale e marxista che scelsero come riferimento l'Ayatollah Khomeini, confinato in esilio per aver apertamente criticato lo scià: le proteste iniziano proprio per un articolo che dileggiava Khomeini. In seguito Reza Pahlavi lasciò il Paese, ufficialmente per una vacanza, ma nn tornò mai più. Nel febbraio del '79, accolto da milioni di iraniani, Khomeini atterrava all'aeroporto di Teheran dopo 14 anni di esilio.

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1986: le Filippine in piazza. A far scoppiare la scintilla a Manila, il 7 febbraio 1986, furono le elezioni truccate che confermavano Ferdinand Marcos, già alla guida delle Filippine dal 1965, in una sorta di monarchia di fatto. La popolazione si riversò nelle strade a protestare e sostenere Corazon Acquino, l'altra candidata alle elezioni presidenziali. L'esercito si schierò a favore della Aquino e Marcos scappò con la moglie Imelda alle Hawai, dove aveva trasferito un cospicuo patrimonio.

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1989: cade il Muro di Berlino. Abbattuto, picconato, sbriciolato (e venduto a pezzi come cimelio): del Muro di Berlino oggi rimane ben poco. L'abbattimento, il 9 novembre 1989, non significò soltanto la riunificazione di una città, ma la nascita di un nuovo assetto per un mondo che era stato creato nel dopoguerra. Quella sera migliaia di persone si riversarono nelle piazze: tutto avvenne all'improvviso, e per una incomprensione. Durante una conferenza stampa a Berlino il Ministro della Propaganda della Germania orientale (DDR), Günter Schabowski, comunicò che i cittadini di Berlino Est erano stati autorizzati ad attraversare il confine con un permesso ad hoc. Riccardo Ehrman, corrispondente dell'agenzia Ansa, chiese a Schabowski quando sarebbero entrate in vigore le nuove norme. Il ministro, non avendo indicazioni precise, dichiarò «a quanto ne so, subito, da adesso». Queste parole ebbero un effetto deflagrante.

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1989: le proteste di piazza Tienanmen. Il 4 giugno 1989, a Pechino, tutto è stato gigantesco. La rivolta di giovani, intellettuali, operai e studenti in una delle piazze più grandi del mondo, Tienanmen; la reazione abnorme del governo cinese con i carri armati per le vie della capitale; il coraggio di un uomo che sembra invece piccolo piccolo in una delle foto più famose del mondo... È stato chiamato il Rivoltoso Sconosciuto, uno studente disarmato diventato il simbolo della Primavera democratica cinese. Ed è l'immagine che corrisponde, nel ricordo di tutti, a quel primo tentativo di chiedere più libertà al regime, anche se le proteste iniziate in aprile si intensificarono ancora di più quando Deng Xiaoping, l'allora capo del governo, proclamò la legge marziale.

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2007: la Rivoluzione Zafferano in Myanmar (Birmania). Ha un nome allegro e colorato, ma fu terribile e violenta. Il nome si rifà agli abiti dei monaci buddisti che a mimgliaia condussero le proteste contro la giunta militare affinché concedesse democrazia e diritti civili. Iniziò il 18 settembre 2007, innescata dall'improvviso aumento dei prezzi di benzina e generi alimentari dovuto all'interruzione degli aiuti governativi. Le proteste vengono represse tanto duramente da meritarsi richiamo internazionali e sollevare moti di protesta popolare in molti Paesi del mondo. La foto racconta un momento drammatico di quelle vicende: Kenji Nagai, un fotoreporter giapponese, viene colpito da un proiettile sparato dai militari per disperdere i manifestanti. Morirà poco dopo, ma ferito, a terra, scatterà un'ultima foto.

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2009: Iran, l'Onda Verde. L'Onda Verde che travolse l'Iran nel 2009 era fatta di giovani che chiedevano maggiori libertà democratiche. Il simbolo fu Neda Agha-Soltan, una ragazza di 26 anni uccisa durante le manifestazioni. A innescare le proteste per le strade di Teheran furono i risultati delle elezioni, che confermavano il presidente uscente, Mahmoud Ahmadi-Nejad, nonostante i sondaggi della vigilia lo dessero per perdente. Questo provocò una reazione di massa (che non portò a nulla), con accuse di brogli al governo, con i manifestanti che si organizzavano via social network.

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2011: la Primavera Araba. È chiamata così la protesta scoppiata in Egitto nel febbraio 2011, che ha avuto come conseguenza la cacciata del presidente in carica, Hosni Mubarak. È stata spettacolare: in piazza Tahrir, una delle più grandi del Cairo, il 25 gennaio, più di 50 mila persone hanno manifestato per più giorni contro la mancanza di lavoro, per la liberazione dei detenuti politici, la libertà di stampa e contro i privilegi dell'oligarchia di governo. Dopo una settimana i manifestanti erano più di un milione e la piazza acquista fama mondiale grazie all'attenzione dei media internazionali: l'11 febbraio gli egiziani festeggiarono le dimissioni del presidente.

1930: la marcia di Gandhi. Il 12 marzo 1930 Gandhi inizia la marcia del sale, uno dei momenti più duri e spettacolari della sua politica di disobbedienza civile. Il Mahatma (grande anima) percorre a piedi quasi 400 km, seguito da migliaia di persone, per raggiungere una salina e raccogliere sale, come protesta contro una tassa iniqua imposta dagli inglesi, che gestivano il monopolio. Gli inglesi reagiscono con centinaia di arresti, tra i quali lo stesso Gandhi e sua moglie, ma l'anno successivo verrà firmato il Patto Irwin-Gandhi, con cui il Regno Unito modifica la legge sul sale. Per approfondire: 15 cose che (forse) non sai su Gandhi.