Cultura

In Cina si fumava marijuana con effetti psicoattivi già 2500 anni fa

In un incensiere funebre del primo millennio prima di Cristo sono state trovate tracce di cannabis con elevato contenuto di THC: più di quello normalmente presente nella cannabis selvatica.

La coltivazione di cannabis in Asia orientale da cui ricavare fibre e semi oleosi era già praticata nel 4000 a.C.. Meno conosciuto e più interessante, dal punto di vista culturale, è però il suo utilizzo come sostanza psicoattiva: le più antiche varietà di cannabis avevano infatti, così come la maggior parte delle popolazioni di cannabis selvatica, un contenuto molto basso di THC (tetraidrocannabinolo) il principio attivo principale responsabile degli effetti associati alla marijuana.

Non è chiaro se le prime popolazioni che coltivarono la pianta ne conoscessero le proprietà, e selezionassero di proposito i tipi di cannabis a con il più alto effetto psicotropo. Per questo è di particolare interesse il ritrovamento di tracce di cannabis ad alto contenuto di THC all'interno di un incensiere funebre usato 2500 anni fa nel cimitero di Jirzankal Cemetery, tra le Montagne Pamir, in Cina. Le analisi indicano una concentrazione di tetraidrocannabinolo più elevata di quella della canapa anticamente coltivata per fibre e semi: la prova di uno dei primi utilizzi della pianta per le sue proprietà psicoattive.

Luogo di origine. Le steppe dell'Asia centrale sono spesso considerate la "culla" dell'abitudine di fumare cannabis, soprattutto per un riferimento a questa pratica in un passaggio delle Storie di Erodoto, attorno al 500 a.C.: lo storico greco descrive l'usanza degli Sciti di gettare i semi di cannabis su pietre roventi e respirarne il fumo, come in un bagno di vapore. Finora però, le prove archeologiche di questa pratica scarseggiavano.

Anche l'associazione tra cannabis e riti funebri non è nuova, nell'area in questione: è del 2016 la notizia del ritrovamento di un "sudario" di piante di cannabis adagiato sul corpo di un uomo sepolto nel nord-ovest della Cina 2500 anni fa.

Crocevia di popoli. Gli archeologi dell'Accademia di Scienze Sociali Cinese hanno trovato le tracce di cannabis mentre studiavano la funzione di alcuni bruciatori di incenso rinvenuti tra le vette Pamir (tra Tagikistan, Afghanistan, Kirghizistan, Pakistan e Cina), nella porzione che si trova nella Cina occidentale: un "punto di passaggio", oggi come allora, tra gli snodi più antichi della Via della Seta. Nel cimitero di Jirzankal, dove è avvenuto il ritrovamento, erano sepolti sia individui del posto, sia persone provenienti da regioni più ad ovest dell'Asia centrale.

La tomba in cui è stato trovato l'incensiere (visibile al centro dello scavo). © Xinhua Wu

Varietà speciali. Si pensa che il fumo di cannabis servisse in cerimonie di commemorazione dei defunti, qui sepolti in tumuli circolari delimitati da anelli di pietre bianche e nere. Non è chiaro i fumatori coltivassero deliberatamente cannabis con concentrazioni più elevate di THC, o se andassero a cercare le varietà selvatiche dagli effetti più marcati. Un'ipotesi è che la maggiore quantità di raggi UV che le piante ricevono ad altitudini elevate stimoli la produzione del principio attivo: può darsi che le popolazioni che abitavano tra queste montagne avessero trovato cannabis selvatica più "efficace", e che la cogliessero a scopo rituale.

A macchia d'olio. Il ritrovamento rafforza l'ipotesi che la cannabis fosse anticamente usata per le sue virtù psicoattive nelle regioni montuose dell'Asia centro-orientale, e che da lì questa consuetudine si sia diffusa al resto del mondo, complice la posizione geografica della regione, sulla Via della Seta: in ogni tempo, un vettore cruciale per gli scambi economici e culturali.

14 giugno 2019 Elisabetta Intini
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