Le mummie più antiche del mondo si stanno trasformando in fango

I batteri moderni stanno contaminando centinaia di resti dei Chinchorro, un'antica popolazione cilena che mummificava i defunti 2000 anni prima degli egizi. Se non si interviene in fretta, i corpi potrebbero ridursi in gelatina.

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Una mummia Chinchorro: per i profondi initerventi a cui i corpi andavano incontro, alcuni non ritengono corretto parlare di vera mummificazione.

Alcune delle mummie più antiche del mondo si starebbero deteriorando a causa dell'umidità, e potrebbero presto ridursi in fango. Il problema della conservazione delle mummie Chinchorro, un'antica popolazione del Sudamerica che mummificava i propri defunti due millenni prima degli antichi Egizi, è noto dal 2015, ma è stato ripreso in questi giorni su alcuni siti giornalistici.

 

Da un anno, infatti, le autorità che si occupano della loro conservazione hanno fatto appello all'Unesco affinché i resti siano riconosciuti Patrimonio dell'Umanità e possano così godere di una maggiore tutela.

rito democratico. Gli oltre 300 corpi mummificati di adulti, bambini e feti abortiti sono venuti alla luce, sin dall'inizio del '900, nel sud del Perù e nel Cile settentrionale. Alcuni risalgono al 5050 a.C., e sono a tutti gli effetti i più antichi corpi mummificati mai ritrovati: gli Egizi avrebbero iniziato a preservare le salme dei faraoni soltanto duemila anni più tardi. Inoltre, per i Chinchorro la mummificazione non era una prerogativa limitata alle élite, ma riguardava tutti, bambini mai nati inclusi.

 

In assenza di umidità. Oltre alla minuziosa preparazione del corpo dei defunti (che veniva privato della pelle e degli organi interni, pulito e riempito di argilla, alghe e ramoscelli, quindi ricomposto e dipinto di nero o ocra), la conservazione di queste mummie si deve anche al fatto che si trovassero sepolte sotto le sabbie del deserto dell'Atacama, uno dei luoghi più aridi del mondo: alcune zone di quella regione non hanno visto una goccia d'acqua in 400 anni.

 

Quando però le mummie sono state spostate nelle varie istituzioni archeologiche, le cose sono cambiate. Un centinaio di esse ha iniziato a degradarsi in una consistenza semi gelatinosa.

 

Esposti. Le analisi hanno mostrato che la decomposizione è dovuta all'attività dei batteri che di norma vivono sul nostro corpo, che in condizioni di umidità e temperatura di nuovo normali sono tornati a deteriorare la pelle dei Chinchorro, usandola come fonte di nutrimento. Un riconoscimento da parte dell'Unesco costituirebbe un primo passo per sollevare l'attenzione sul problema della loro conservazione.

 

 

 

30 Dicembre 2017 | Elisabetta Intini