Misteriose sepolture di massa sulle isole scozzesi: erano vittime di tsunami?

In base a una nuova interpretazione suggerita da uno studio archeologico, in alcuni dei megaliti sepolcrali negli arcipelaghi delle isole Orcadi e delle Shetland riposerebbero i morti affogati per preistoriche onde anomale.

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L'insediamento neolitico di Skara Brae sull'isola di Mainland, nell'arcipelago delle Orcadi.|Shutterstock

Alcune tombe neolitiche sulle isole degli arcipelaghi scozzesi potrebbero ospitare le vittime di antiche onde anomale: è la singolare ipotesi avanzata da uno studio archeologico dell'Università di Oxford, per ora difficile da suffragare.

 

Le isole Orcadi e Shetland si trovano al largo della costa settentrionale del Regno Unito. I loro paesaggi sono disseminati di cairn sepolcrali, cumuli di pietre di migliaia di anni fa che talvolta - soprattutto nelle Orcadi, dove sono meglio conservati - nascondono fosse comuni con centinaia di corpi. In altri casi, questi megaliti sono considerati costruzioni rituali con significato religioso, barriere alternative alle mura difensive o semplici strumenti per delimitare le proprietà.

 

Morti annegati. Ma per Genevieve Cain e alcuni colleghi archeologi, che hanno firmato una ricerca pubblicata sul Journal of Archaeological Method and Theory, alcune di queste strutture sarebbero tombe collettive dedicate alle vittime di preistorici tsunami. Benché le onde distruttive siano per lo più caratteristiche del Pacifico, si verificano - più di rado - anche sulle coste del Regno Unito. Il più disastroso di cui si abbia traccia risale a 8.150 anni fa ed è riconducibile a un evento noto come Frana di Storegga: lo slittamento sottomarino sul bordo della piattaforma continentale norvegese produsse tsunami che colpirono diverse comunità costiere sul Mare del Nord.

Circostanza funesta. Ma sulle isole scozzesi non ci sono reperti archeologici così antichi. Così Cain e colleghi si sono concentrati su un episodio più recente, che colpì l'isola di Garth, nelle Shetland, 5.500 anni fa. Rilievi geologici dimostrano che in quell'occasione l'acqua salì fino a 10 metri, abbastanza da distruggere gli insediamenti sulle coste. Per Cain e colleghi, esisterebbero diverse sepolture di massa riconducibili approssimativamente all'epoca dello tsunami di Garth.

 

Si tratta di un'ipotesi speculativa, che troverebbe riscontro in prove scientifiche se si potesse verificare la presenza di diatomee (alghe unicellulari) o altri residui marini all'interno delle tombe. Una teoria che in ogni caso, lascia scettici molti altri archeologi. In primo luogo, perché i cairn sepolcrali caratteristici di queste isole non sembrano costruiti in fretta e furia, come si richiederebbe alla tomba di centinaia di vittime di tsunami. Anzi, sono strutture complesse e stratificate, frutto di una attenta pianificazione.

 

Un problema di date. E c'è qualcosa d'altro che non torna. Uno studio pubblicato lo scorso settembre che ha preso in esame 692 datazioni nelle isole Orcadi dimostra che le sepolture di massa vi si eseguirono a intervalli regolari, e non in una singola ondata 5.500 anni fa. Sulla più grande delle Orcadi, Mainland, si verificò un rallentamento degli insediamenti attorno a 4.800 anni fa: troppo tardi per avere a che fare con lo tsunami di Garth, e comunque in una zona potenzialmente ben riparata dalle onde.

 

12 Agosto 2018 | Elisabetta Intini