La storia segreta delle antiche latrine

Dalle lettiere degli antichi Egizi agli scoppiettanti gabinetti pubblici romani: la storia poco raccontata dei primi wc e della loro evoluzione.

Prima snobbati dall'archeologia, i servizi igienici sono oggi un tema rivalutato per ciò che raccontano delle antiche civiltà. Ecco alcune tappe della storia della toilette e di ciò che le sta attorno (e dentro): dalla Mesopotamia all'antica Roma, sono chiavi di interpretazione della società, della tecnologia, delle abitudini igieniche e alimentari e di inattesi aspetti di vita quotidiana del passato.

L'invenzione delle prime toilette è attribuita alle civiltà mesopotamiche del tardo IV millennio a.C. Sprovviste di risciacquo, erano buchi profondi 4-5 metri per 1 di diametro, foderati di ceramica. Ci si liberava accovacciati sul bordo del pozzo: i solidi restavano all'interno, i liquidi filtravano nel terreno attraverso serie di fori. Con un concetto che ricorda quello del pozzo nero, il sistema non aveva però rete fognaria, ed era poco diffuso (una o due case ogni cinque), perciò era scarso anche il contributo alla salute generale.

Nell'antico Egitto la presenza di latrine nelle case dipendeva dallo status sociale. I più ricchi avevano una stanza da bagno adiacente alla casa (o all'interno, a partire dal XVI secolo a.C.) con un vaso in arenaria che convogliava direttamente in una cavità piena di sabbia, per assorbire liquami e odori (l'equivalente delle lettiere per gatti). Sugli escrementi si gettava acqua e, quando necessario, la fossa veniva svuotata a mano: i rifiuti erano poi gettati nei canali irrigui o nei campi, che diventavano terreno fertile per vermi e parassiti.

Attorno al 2000 a.C. la civiltà minoica (isola di Creta) apportò un miglioramento decisivo ai servizi sanitari introducendo una sorta di sciacquone. Nel Palazzo di Cnosso si usava l'acqua per risciacquare il materiale accumulato nelle latrine e il tutto finiva in un avanzato sistema fognario con canalizzazioni sotterranee. Nella foto: la sala del trono del Palazzo di Cnosso (ma il "trono" è proprio lo scranno regale, non il wc).

Dalla Creta minoica in poi la tecnologia della toilette prese il volo, anche se con cadute importanti, come vedremo più avanti. Dal primo millennio prima di Cristo, nella Grecia classica e poi nel periodo ellenistico, le pubbliche latrine, con una serie di buchi allineati su panche comuni, connesse a un sistema di scolo, si diffusero a macchia d'olio. Arrivarono anche nelle case di un nascente ceto medio, con un suo peso nell'economia e l'accesso ad alcune comodità. Nella foto: toilette pubblica dell'antica Efeso, nell'attuale Turchia.

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Nella Roma del I secolo a.C. i gabinetti pubblici divennero parte essenziale delle infrastrutture della città, al pari delle terme. Quasi ogni casa aveva accesso anche a latrine private, ma non si hanno grandi testimonianze storiche - se non satiriche - sul loro utilizzo.

Le latrine dell'antica Roma dovevano somigliare a quelle greche: aperture di forma circolare create in panche di legno o pietra, posizionate sopra a un sistema di drenaggio. Le aperture erano sagomate sul davanti, come si vede (foto) per le latrine della Villa Romana del Casale: era forse l'alloggiamento per uno scopino, per pulire la latrina. Ed è di questo periodo l'origine della parola latina latrina, contrazione di lavatrina (lavare). Un piccolo canale sul pavimento, davanti ai gabinetti, doveva servire a fare defluire l'acqua usata per lavare le spugne con cui ci si puliva dopo i bisogni. La privacy era inesistente: tra un'apertura e l'altra non c'erano spazio né divisori, ma la lunga veste dei romani, e le poche finestre, offrivano un minimo di discrezione.

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Nelle abitazioni romane private le latrine si trovavano in cucina, vicino ai fornelli, e servivano anche per buttare avanzi di cibo. Vi si gettava acqua per pulirle, ma non erano collegate a una rete fognaria e si svuotavano a mano quando necessario. La pratica di buttare avanzi di cibo nella toilette era tutto fuorché igienica, ma ha permesso di fare interessanti valutazioni archeologiche. L'analisi di una latrina privata di una casa modesta di Ercolano, per esempio, ha rivelato che anche i meno agiati avevano una dieta nutriente e varia, che includeva fichi, uova, olive e frutti di mare.

Dagli studi delle latrine di Ercolano si è capito anche che nell'antica città romana si cucinava a casa più spesso di quanto si credesse, e che il commercio ittico regionale era più florido del previsto (un dettaglio evidente dalla quantità e dal tipo di lische di pesce rinvenute). Nella foto, un aspetto meno gradevole dei rilievi archeologici: le tubature di scarico delle toilette di Ercolano mostrano molte crepe, che si formavano nei rivestimenti in terracotta e che dovevano rendere il passaggio in questi luoghi piuttosto sgradevole.

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Tra gli aspetti meno glamour delle latrine romane va sottolineato che erano sprovviste di protezioni, o di sifonature, che tenessero lontani odori e parassiti. Lo studio dei contenuti perfettamente conservati del sistema fognario di Ercolano, condotto dagli archeologi delle università di Oxford ed Exeter, ha rivelato larve di mosche che potevano facilmente trasmettere infezioni all'uomo. Un altro studio dell'università di Cambridge ha dimostrato che la diffusione di parassiti intestinali negli antichi Romani non diminuì, ma anzi crebbe, con le toilette pubbliche, forse anche per l'abitudine di usare i residui dei bagni comuni come fertilizzanti. Nella foto: latrine pubbliche a Ostia antica.

I celebrati impianti fognari romani erano meno efficienti del previsto, come hanno rivelato recenti ricerche di Ann Koloski-Ostrow, archeologa statunitense esperta di vita quotidiana nell'antica Roma. In base agli studi della scienziata nelle più importanti condotte fognarie romane, come la Cloaca Massima, queste infrastrutture servivano più per drenare l'acqua accumulata in superficie, per esempio con le piene del Tevere, che per smaltire escrementi. Inoltre, questo condotto spesso si intasava di fango e altre amenità, e andava pulito: scendere per liberarlo era un compito particolarmente gravoso e pericoloso.

La letteratura latina cita talvolta demoni associati al contesto delle latrine, e non è difficile immaginare perché: insetti, roditori e altre creature spiacevoli dovevano aggirarsi per le case e i gabinetti pubblici, attirati dai rifiuti. Nei pressi delle sedute dovevano verificarsi anche scoppi improvvisi, dovuti al metano generato dagli escrementi, senza parlare del ricco catalogo di infezioni e parassiti a cui abbiamo accennato. Alla toilette si trascorreva, dunque, il minore tempo possibile: ecco spiegata la scarsità di graffiti nelle latrine rispetto ad altri ambienti romani. Nei pressi dei gabinetti si trovano, per lo stesso motivo, anche dediche alla dea Fortuna, invocata a protezione dei frequentatori, come nel caso di questo affresco (foto) nei bagni pubblici di Pompei, che invita il cacator a fare attenzione ai pericoli.

Studi archeologici tuttora in corso stanno cercando di rispondere ad altri interrogativi. Per esempio, anche le donne nelle società antiche usavano le toilette pubbliche? Ci si fermavano per chiacchierare? Come la cultura delle latrine romane si diffuse nelle aree più remote dell'Impero? Nonostante il rinnovato interesse per il tema, è difficile trovare finanziamenti per queste ricerche meno... elevate, e la nostra curiosità dovrà attendere.

Prima snobbati dall'archeologia, i servizi igienici sono oggi un tema rivalutato per ciò che raccontano delle antiche civiltà. Ecco alcune tappe della storia della toilette e di ciò che le sta attorno (e dentro): dalla Mesopotamia all'antica Roma, sono chiavi di interpretazione della società, della tecnologia, delle abitudini igieniche e alimentari e di inattesi aspetti di vita quotidiana del passato.

L'invenzione delle prime toilette è attribuita alle civiltà mesopotamiche del tardo IV millennio a.C. Sprovviste di risciacquo, erano buchi profondi 4-5 metri per 1 di diametro, foderati di ceramica. Ci si liberava accovacciati sul bordo del pozzo: i solidi restavano all'interno, i liquidi filtravano nel terreno attraverso serie di fori. Con un concetto che ricorda quello del pozzo nero, il sistema non aveva però rete fognaria, ed era poco diffuso (una o due case ogni cinque), perciò era scarso anche il contributo alla salute generale.