La Storia "ricreata"

Ricostruzioni digitali, computer grafica, effetti speciali, comparse che si moltiplicano con un click. La tecnologia è entrata di prepotenza nella realizzazione di film storici e nei documentari....

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La Storia "ricreata"
I film storici sono sempre più spettacolari. E non sempre è merito soltanto di budget faraonici, tecnologie sofisticate ed effetti speciali. A volte è sufficiente un po' di fantasia e un buon computer. L'esempio di Timewatch, un programma di storia della BBC, è eclatante: 3 persone e 4 giorni di riprese per ricostruire uno dei momenti più epici della II Guerra Mondiale: lo sbarco in Normandia.
[Paolo Paglianti, 24 giugno 2008]
Falso fino in fondo. Una scena del documentario della BBC dedicato al D-Day. La ricostruzione è stata realizzata con 3 uomini soltanto.
Chiunque abbia visto Il Gladiatore o Salvate il Soldato Ryan, sa quanto le nuove tecnologie siano utili ai registi che intendono far rivivere sul grande schermo battaglie su vasta scala. Invece di ingaggiare migliaia di comparse, la computer grafica permette di ridurre notevolmente il cast necessario per riprodurre scontri storici, come la battaglia di Stirling Bridge in Braveheart. In realtà il film diretto da Mel Gibson nel 1995 è stato uno degli ultimi kolossal girato per lo più con tecniche classiche (anche se con qualche aiutino al computer): per i combattimenti furono ingaggiati circa 3 mila militari dell’esercito irlandese che a giorni alterni indossavano le divise avversarie per ingrossare le fila prima dell'uno e poi dell'altro degli schieramenti. E furono oltre 10 mila le frecce scoccate tra un ciak e l'altro. Nel Gladiatore (2000), se Ridley Scott approfittò di un disboscamento governativo per aprire il film con le sequenze spettacolari dell'incendio reale di una foresta, non mise la stessa attenzione nei montaggi spesso criticati proprio per l'abuso delle tecniche digitali. In Troy (2004), accanto a Brad Pitt nei panni di Achille, recitarono mille uomini che con qualche clic diventarono 70 mila, mentre si schierarono 5 navi moltiplicate fino a ottenere una flotta di oltre 400.

Ecco com'è stato ricostruito lo sbarco in Normandia.
Pochi ma buoni

Oggi però quello che hanno realizzato gli autori di Timewatch, un programma di Storia della Bbc, ha dell’incredibile. Come si vede nel filmato di 3 minuti che ha spopolato su YouTube, dove è stato visto più di 2 milioni di volte in appena sei mesi dalla messa online (vedi video qui sopra), sono bastate tre persone (gli stessi esperti di computer grafica e autori del documentario), 4 giorni di riprese e postproduzione per ricreare lo sbarco di Omaha Beach in Normandia. Uno scherzo? Niente affatto.
I migliaia di soldati americani, molti dei quali non superarono il feroce fuoco difensivo tedesco la mattina del 6 giugno 1944, sono stati “clonati” a partire da tre soli figuranti. Il processo è semplice, almeno sulla carta: i tre hanno piazzato telecamere che riprendono la spiaggia deserta, e poi hanno iniziato a correre avanti e indietro per il bagnasciuga, e ad arrampicarsi su qualche tratto di roccia. Dopo un paio di giorni di riprese, sono tornati negli studi di Londra della Bbc e hanno montato le singole riprese, creando una visione artificiale di insieme con centinaia di soldati (loro stessi ripresi decine di volte) che corrono per Omaha Beach.

Gli effetti speciali di Timewatch
Come l'utilizzo del Blue Screen e di altre tecnologie hanno permesso di ricostruire con pochi mezzi un evento storico.
Il "Green screen" usato sul set del
documentario di Timewatch (Bbc) sullo
sbarco in Normandia. 
 
Al risultato, è bastato aggiungere esplosioni filmate a parte, in scala notevolmente ridotta (sbuffi alti tre o quattro metri sono in realtà piccole detonazioni di qualche decina di centimetri), mentre i mezzi da sbarco e gli ostacoli presenti sulle spiagge sono stati ricostruiti al computer. L’effetto è spettacolare, e non ha molto da invidiare alle meraviglie cinematografiche di Salvate il Soldato Ryan.
A dare ancora maggiore incisività al filmato è il primo piano di un soldato che sembra osservare dall’alto della scogliera i suoi commilitoni: si tratta in realtà di un fotomontaggio realizzato con la tecnica del “Blue Screen” che consiste nel fare recitare gli attori davanti a un pannello (di colore blu, ma anche verde) al posto del quale viene inserito uno sfondo "virtuale", generato al computer: in questo caso il soldato è stato ripreso mentre si “arrampicava” a pochi centimetri dal suolo, con un telo verde sul fondo. Il computer ha poi sostituito il verde uniforme del telo con una ripresa di insieme dall’alto.
La tecnica del blue screen è diventata la regola sul set del film 300 di Zack Snyder, che si è avvalso di 10 case di produzione specializzate in effetti speciali per portare sullo schermo il fumetto di Frank Miller. Ogni sfondo del film è solamente digitale e nessuno dei tre set su cui si è girato era all'aperto. Generati al computer sono stati anche gli schizzi di sangue che abbondano nei corpo a corpo tra Spartani e Persiani in questa versione cinematografica dello scontro delle Termopili, così come le centinaia di frecce che nell'ultima scena inchiodano Leonida al suo tragico destino.
Talvolta però la tecnologia non serve solo a tenere lo spettatore incollato allo schermo. Sempre nella trasmissione televisiva inglese Timewatch, i maghi del computer hanno ricostruito l'antica città egizia di Amarna, di cui oggi rimangono solo poche rovine, ricreando le strade e gli edifici ormai svaniti nelle sabbie del tempo (http://youtube.com/watch?v=3skzVHChF4c). Perché la tecnologia può aiutare anche gli archeologi a ricostruire il passato. 

Altri esempi di come la computer grafica possa ricostruire scenari del passato

Nel "dietro le quinte" del documentario dell'Atlantic Productions dedicato al figlio primogenito di Ramses il Grande, la cui morte avvenuta 3.000 anni fa è ancora avvolta nel mistero (secondo la Bibbia, sarebbe stato ucciso per mano di Dio per punire il padre che non lasciava che Mosè e il popolo ebreo lasciasse l'Egitto). Gli effetti speciali del documentario sono frutto della lavorazione al computer. Ecco il video tratto dal documentario:





24 Giugno 2008