La spia nel letto

Le chiamano honey trap, "trappole al miele": quando gli agenti segreti hanno usato l'arma della seduzione.

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Brigitte Bardot

"Finché esisterà lo spionaggio, ci saranno dei Romeo che conquisteranno vittime inconsapevoli". La dichiarazione viene da un esperto in materia, l’ex capo dei servizi segreti della Repubblica democratica tedesca Markus Wolf, l’ideatore di un raggruppamento di spie specializzate nel sedurre ignare “Giuliette”. Insomma, qualche volta per farsi la guerra serve... fare l’amore. Per ricattare qualcuno o estorcergli informazioni, infatti, non c’è di meglio che sfruttarne la solitudine o le predilezioni sessuali. Lo testimonia il successo costante di una vecchia arma dello spionaggio, la honey trap, letteralmente “trappola al miele”: in pratica, un agente che usa le sue arti amatorie per incastrare un bersaglio. Certo, non si può escludere a priori che una relazione iniziata con l’inganno possa trasformarsi in vero amore. Ma, di solito, un bel giorno le vittime scoprono di non essere amanti irresistibili, ma burattini più simili al classico marito: quello, cioè, che è sempre l’ultimo a sapere di essere stato tradito.


Una scena del film 007, dalla Russia con amore del 1963. In cui l'attrice Daniela Bianchi recita la parte di una bond girl, Tatiana Romanova.

Nel 1986 Mordechai Vanunu, un tecnico israeliano che aveva lavorato all’impianto atomico di Dimona, rivelò ai giornali inglesi che Israele aveva un arsenale atomico. Le sue affermazioni non solo contrastavano con quelle ufficiali del Paese, imperniate a una voluta ambiguità, ma, a suo dire, potevano reggere ogni verifica. Ovviamente i giornali inglesi si scatenarono per raccogliere l’intera versione di Vanunu. Il Sunday Times ebbe la meglio e gli offrì un rifugio segreto mentre si occupava di verificare i dettagli della sua storia.

Vacanze romane. Un giorno, però, Vanunu annunciò ai “gorilla” mandati dal giornale che aveva conosciuto una ragazza con cui stava progettando un weekend romantico a Roma. Il giornale non poté trattenerlo, ma fu un grosso errore. La nuova amica di Vanunu non era, come diceva, una studentessa americana, ma un’agente del Mossad: Cheryl Ben Tov, nome in codice “Cindy”. Il suo compito, più che sedurre l’ingenuo Vanunu, era portarlo fuori dal Regno Unito: bisognava fugare il sospetto di un complotto israeliano, inevitabile se l’uomo fosse sparito nel Paese in cui minacciava di rivelare tutto. Appena arrivato a Roma, Vanunu fu rapito da agenti del Mossad, drogato e spedito via nave in Israele dove fu processato per tradimento. Condannato, rimase in carcere per 18 anni, 11 dei quali in isolamento. Rilasciato nel 2004, è tuttora obbligato a soggiornare a Gerusalemme e non può incontrare stranieri, accedere a Internet o usare un telefono cellulare. E Cindy? Vive con il marito e due figlie negli Usa, dove ha ottenuto successo come agente. Immobiliare.



Mata Hari  ballerina in alcune immagini dell'epoca.

Benché sia nota come una delle spie più leggendarie della Storia, probabilmente Mata Hari non ebbe nulla a che fare con lo spionaggio. Pat Shipman, autrice di una sua biografia, sostiene che, anziché un’incantatrice, fosse un’ingenua, ingannata da uomini da cui non voleva informazioni, ma semplicemente amore. Fin da piccola l’olandese Margaretha Geertruida Zelle era stata il vanto di suo padre ed era cresciuta con il desiderio di piacere al sesso forte. Nel 1893, all’età di 16 anni, fu cacciata da scuola per una relazione con il preside. Due anni dopo conobbe il capitano Rudolf MacLeod: alto, bello e molto più vecchio di lei. L’attrazione fu istantanea: si sposarono tre mesi dopo e si trasferirono a Giava (Indonesia), ma l’unione presto naufragò e lei, senza soldi, decise di trasferirsi a Parigi. Qui, dopo qualche incontro “a pagamento”, trovò impiego in un circo. Si esibiva eseguendo le danze imparate in Oriente: con il nome di Mata Hari, “Occhio del giorno” in malese, divenne una celebrità e conquistò, oltre ai principali teatri d’Europa, una lunga serie di amanti. Tra loro, un diplomatico tedesco all’Aja, Alfred von Kremer (ma alcuni storici lo indicano come Karl Kramer). Fu lui a darle, nel 1916, 20 mila franchi, un incarico segreto e un nome in codice: H21.
Mata Hari prese il denaro, ma – pare – non prese sul serio la missione. Anzi, una volta rientrata a Parigi accettò di diventare una spia per la Francia, dietro il compenso astronomico di un milione di franchi. Sulla rilevanza del suo lavoro ci sono molti dubbi: alcuni sostengono che non riferì mai nulla, troppo occupata a guadagnare e amare, altri che fu invece lo spiare tanto per i tedeschi quanto per i francesi a esserle fatale. In ogni caso, quando in Germania sospettarono il doppio gioco, inviarono un telegramma cifrato di istruzioni per l’agente H21, usando però un vecchio codice già decrittato dai francesi, che ne svelarono così l’identità. Mata Hari fu arrestata il 13 febbraio 1917. Contro di lei mancavano solide prove dell’attività spionistica. Tuttavia, scrive la Shipman, Mata Hari aveva una colpa: «Era una bella donna, viaggiava da sola, era ricca, colta e, anche durante il processo, aveva ammesso di avere numerosi amanti. Insomma, era immorale, e di lei non bisognava fidarsi». La Zelle fu giustiziata il 15 ottobre 1917. Quella mattina si vestì con cura, salutò il plotone d’esecuzione e, sprezzante, rifiutò di farsi bendare.

 
Anni '60. Alcune immagini di Christine Keeler, la spia amante di John Profumo, allora ministro britannico.
A Yevgeny Ivanov, diplomatico russo a Londra all’inizio degli Anni ’60, la vita doveva sembrare una festa: era bello, socievole, popolare nel corpo diplomatico e frequente ospite dei party dell’osteopata Stephen Ward, noto per invitare le donne più belle di Londra. Tra loro c’era Christine Keeler, una ragazza emancipata che divenne presto la sua amante. Qualche tempo dopo, Christine si mise a frequentare anche il segretario di Stato alla guerra John Profumo, sposato. Ma Ivanov non era un tipo geloso, anche perché, secondo alcune ipotesi, era lui stesso
a organizzare per conto dei servizi segreti russi incontri con persone influenti in pied-à-terre imbottiti di cineprese nascoste, macchine fotografiche e microfoni.
La cosa spiacevole fu che, nel 1963, la relazione tra Profumo e la Keeler finì sui giornali. Lo scandalo, da banale adulterio, assunse presto i connotati di un caso di spionaggio. Nonostante la mancanza di prove, Profumo fu costretto a dimettersi, anche se negò sempre di aver rivelato alcun segreto. La Keeler ricavò parecchio denaro dalle sue confessioni alla stampa: si comprò anche un appartamento vicino al Palazzo reale, ma dopo pochi anni perse quasi tutto in investimenti sbagliati. Ivanov fu richiamato a Mosca, da dove non smise mai di liquidare l’intera storia dello spionaggio come una barzelletta. Profumo fu perdonato dalla moglie, ma la sua carriera politica era ormai conclusa. Morì nel 2006, a 91 anni.


Monica Vitti nel promo di Modesty Blaise, la bellissima che uccide, del 1966.
Al giornalista Jeremy Wolfenden toccò probabilmente di perdere la vita a causa di una honey trap. In versione maschile, però. Dopo gli studi a Eton e Oxford, era diventato il corrispondente del Daily Telegraph da Mosca. Ma aveva due debolezze che lo rendevano una “facile preda”: l’omosessualità, inammissibile a metà degli Anni ’60 (anche se suo padre, lord John Wolfenden, pure se disgustato dalle inclinazioni sessuali del figlio fece legalizzare l’omosessualità nel Regno Unito), e la passione per la bottiglia. La sua esca fu un aitante barbiere al servizio del ministro del Commercio estero russo: i loro incontri furono documentati da un fotografo nascosto dentro un armadio dell’Hotel Ukraine, dove i due si davano appuntamento. Con quelle foto il Kgb intendeva “convincere” Wolfenden a fare la spia per i russi. 
Ma il giornalista decise di riferire tutto alla locale ambasciata inglese. Così, appena tornato a Londra per una breve vacanza, fu convocato da un ufficiale del controspionaggio (il famoso MI5) che gli suggerì di collaborare sì con i russi, ma di riportare agli inglesi le operazioni condotte per conto loro. Fare il doppio gioco tuttavia lo logorò e rafforzò la sua inclinazione a bere. A un ricevimento all’ambasciata inglese a Washing­ton rivide l’ufficiale dell’MI5: si era rimesso alle sue costole. Sempre più teso, Wolfenden iniziò a essere perennemente sbronzo. Morì nel 1965, a 31 anni: il suo cadavere fu ritrovato nel bagno di casa, con la testa fracassata da un urto contro il lavabo. Incidente o delitto?

Lo chiamavano “l’Uomo senza volto”. Markus Wolf, abilissimo a evitare di essere fotografato, fu uno dei membri più brillanti dei servizi segreti dell’ex Germania Est. Per questo è considerato il modello ispiratore di John le Carré per il personaggio di “Karla”, il maestro dello spionaggio sovietico dei suoi romanzi sulla guerra fredda (anche se l’autore ha sempre negato). All’inizio degli Anni ’50 Wolf si era reso conto che la morte di milioni di uomini nella Seconda guerra mondiale aveva favorito la carriera di molte donne nel governo, nel commercio e nell’industria della Germania Ovest. Tante di loro erano sole e pronte a cadere tra le braccia di qualche fustaccio. Perciò Wolf organizzò uno speciale dipartimento della Stasi destinato agli agenti più belli e intelligenti: le spie “Romeo”. Seducendo donne ingenue, ma potenti, a un certo punto le spie s’infiltrarono persino nella segreteria di Helmut Schmidt, cancelliere della Repubblica federale di Germania negli anni Settanta, riferendo del carteggio tra lui e Jimmy Carter, presidente Usa.
Da Est a Ovest. Il meccanismo ideato da Wolf funzionò finché il controspionaggio della Germania Ovest non trovò un modo per identificare gli agenti della Repubblica democratica tedesca prima che facessero conquiste: osservare il loro taglio di capelli. Infatti, all’ingresso nella Repubblica federale portavano ancora un pratico taglio corto dietro e ai lati, invece di quello “da capelloni” di moda nell’Ovest.
La carriera di Wolf si concluse con la riunificazione tedesca. Nel 1993 fu accusato di tradimento, ma in appello fu assolto in base al presupposto che Markus “Mischa” Wolf aveva agito in favore di quello che allora era il suo Paese. Un secondo processo per un rapimento condotto dalla Stasi portò a una condanna di due anni, poi sospesa. Morì a 83 anni, il giorno del diciassettesimo anniversario della caduta del muro di Berlino.

Nikita


Intervista a Anya Kushchenko, meglio conosciuta come Anna Chapman, accusata di spionaggio negli Stati Uniti a favore di Mosca.
La chiamano Anna la Rossa. Si chiama, in realtà, Anya Kushchenko, ha 28 anni ed è una delle dieci spie russe arrestate il 27 giugno scorso negli Stati Uniti. Non si sa bene quali fossero i suoi compiti nell’organizzazione, ma la sua avvenenza fa pensare che fosse stata scelta in vista di possibili honey trap. Intanto registi e produttori fanno a gara per averla come protagonista nei loro prossimi film. A luci rosse.
Certo è che oggi le trappole al miele hanno cambiato mandanti, obiettivi e modalità rispetto ai tempi della guerra fredda. L’anno passato i servizi segreti inglesi hanno distribuito a istituzioni bancarie e d’affari un documento che descrive i tentativi dei businessmen cinesi di ricattare i colleghi occidentali sfruttandone l’interesse per il sesso. In tempi ancora più recenti, alcuni siti russi hanno messo on-line video compromettenti di alcuni critici di Vladimir Putin, dal direttore della versione russa di Newsweek, Mikhail Fishman, allo scrittore neo-comunista Eduard Limonov, fino a Viktor Shenderovich, autore di un programma tv sgradito al presidente russo: tutti erano stati ripresi in momenti privati con Katya Gerasimova, detta Mumu, presunta spia del Kgb (oggi Fsb).

15 Settembre 2010

Codice Sconto

Come vengono girate

 

le scene di SESSO 
 

dei FILM?