Storia

La rara raffigurazione di una donna faraone

Una scultura dimenticata per 40 anni in un museo egizio del Galles ritrae la regina Hatshepsut, una delle poche donne faraone, e in una delle scarse rappresentazioni al femminile.

Un reperto artistico dell'Antico Egitto rimasto per decenni negli archivi di un museo dell'Università di Swansea (Galles) è probabilmente uno dei rari ritratti di una famosa e potente regina: Hatshepsut, quinto faraone della Diciottesima Dinastia (in carica dal 1478 al 1458 a.C. circa), nonché una delle poche donne ad aver ricoperto la carica di sovrano.

La scoperta è avvenuta per caso mentre l'egittologo Ken Griffin era in cerca di reperti da poter mostrare ad alcuni studenti. La foto in bianco e nero di una scultura in rilievo realizzata su una lastra calcarea ha suscitato la curiosità di Griffin, che ha poi fugato ogni dubbio analizzando la pietra vera e propria, custodita nei depositi del museo. L'oggetto, che consiste in due frammenti irregolari di pietra arenaria spessi circa 5 cm e incollati l'un l'altro, è decorato con ogni probabilità con un ritratto della regina.

Un serpente sul capo. Il fronte del rilievo rappresenta una testa femminile priva della parte inferiore, e incoronata con un ureo (un copricapo a forma di cobra, emblema del supremo potere). Dietro alla testa si scorgono la forma di un ventaglio e alcuni geroglifici contenenti un pronome femminile, a conferma dell'identità del soggetto.

Il ritratto in rilievo su pietra calcarea che dovrebbe ritrarre la regina Hatshepsut. © Swansea University

La provenienza e il lungo viaggio. Lo stile dell'acconciatura, il simbolo del ventaglio e i materiali di costruzione sono simili a quelli utilizzati presso il tempio Hatshepsut a Deir el-Bahri, di fronte a Luxor, in Egitto. Le lastre di pietra sembrano chiaramente rimosse dalle pareti di un tempio o di una tomba, e sono finite a Swansea nel 1971, come parte della collezione del magnate americano Henry Wellcome, fondatore del Wellcome Trust (un'importante organizzazione che finanzia attività di ricerca biomedica).

Il retro della lastra scolpita (sulla destra) ritrae la parte inferiore del volto di un faraone maschio: fu probabilmente fatto realizzare in tempi moderni per poter ottenere una figura intera e aumentare il valore del reperto. © Swansea University

sul retro, una barba. Sul "verso" del frammento più piccolo sono invece raffigurati il mento e la barba di un faraone uomo, in modo che, accostandolo al mezzo volto della regina, risulti un profilo completo (benché "ibrido").

Questa fu probabilmente l'idea di un collezionista d'arte, che tentò così di far aumentare il valore del manufatto (una figura intera sarebbe stata maggiormente quotata). Qualcuno decise poi di tornare all'"impaginazione" originaria, e incollò di nuovo il frammento sul lato "A", (quello del ventaglio) pur mantenendo monca l'immagine del volto femminile.

Ambiguità cercata. In ogni caso, nelle sue rappresentazioni ufficiali, la potente Hatshepsut veniva spesso raffigurata con tratti virili, con la barba, o descritta con nomi maschili. È possibile che la stessa regina si servisse di questi accorgimenti per aumentare la propria espressione di potere, e mantenere un'aura di dualità e divino attorno alla sua persona.

29 marzo 2018 Elisabetta Intini
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