La pena di morte nella Storia

Quanti modi ha inventato l’uomo per uccidere? Moltissimi, alcuni estremamente violenti e altri appena un po’ più “civili” e rispettosi dei condannati. In queste pagine, una carrellata dei metodi di morte più adoperati nel corso della Storia. Guarda anche 10 cose che forse non sai sulla pena di morte.

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Lapidazione - senza tempo - In uso fin dall’antichità in Medio Oriente e in Europa, la lapidazione è oggi diffusa in Paesi islamici come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Caratterizzata dalla partecipazione di molti “boia” (spesso una folla intera), tale pratica prevede che il reo, seppellito per metà, venga preso a sassate fino al trapasso, per asfissia e danni cerebrali. L’agonia può durare ore.

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Decapitazione - IV secolo a. C. - Fin dai tempi dell’antico Egitto e dell’antica Roma, dove fu in auge soprattutto in età imperiale, la decapitazione (diffusa anche in Asia) è stata considerata una delle pene più “benevole”. Il condannato è infatti immediatamente incosciente (per via del mancato afflusso di sangue al cervello) e muore in meno di due minuti, senza agonia.

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Crocifissione - III secolo a. C. - Utilizzata fin dai tempi più antichi, la crocifissione ebbe particolare successo presso i Romani tra il III sec. a. C. e il I sec. d. C. La vittima veniva prima flagellata, poi moriva per emorragia, infarto o blocco respiratorio causato dalla postura, dopo un’agonia che poteva durare giorni.
Nella foto, "Il martirio di San Pietro" di Caravaggio. Secondo la tradizione il primo papa morì crocifisso a testa in giù. Fu lo stesso Pietro a chiedere questa forma di crocefissione perché non si sentiva degno di essere crocefisso nello stesso modo di Gesù.

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Rogo - Medioevo - Associata alla caccia alle streghe, la morte sul rogo era già diffusa nell’antica Roma e presso l’Impero bizantino, ma conobbe maggior successo in epoca medioevale mietendo vittime come Giovanna d’Arco (1431). La morte avveniva per bruciatura degli organi oppure, prima, per asfissia. Nell'immagine, Il rogo per sodomia del cavaliere Richard Puller von Hohenburg e del suo servo sotto le mura di Zurigo, 1482.

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Squartamento - XIV secolo - La morte per squartamento conobbe un vasto utilizzo nell’Europa medioevale soprattutto in Inghilterra, dove nel XIV secolo imperava la pena Hanged, drawn and quartered (“impiccato, tirato e squartato”), con il condannato trainato da un cavallo prima di essere attaccato a un palo, sbudellato e privato di arti e testa.
Lo squartamento era già diffuso nell'alto medioevo. In questa miniatura si vede Clotario II, re di Neustria, mentre assiste alla tragica fine della regina merovingia Brunilde (545 circa-613).

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Impiccagione - XIII secolo - Diffusasi in Gran Bretagna a partire dal XIII secolo, l’impiccagione fu esportata oltreoceano (negli Usa fu in uso fino ai primi del Novecento) ed è tuttora in auge in Paesi come Giappone e Iraq (pur non essendo sempre efficace). In tale metodo, il decesso avviene in genere per rottura del collo, delle vertebre o per asfissia, con un’agonia che può sfiorare il quarto d’ora.

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Ghigliottina - Dal XVIII secolo in Francia, Europa e Stati Uniti - La ghigliottina conobbe il suo periodo d’oro nella Francia post rivoluzionaria, durante il cosiddetto terrore giacobino. Nata come perfezionamento della decapitazione, tale macchina di morte introdusse nel 1792 la novità della lama obliqua, ritenuta più efficace nella recisione del collo rispetto ad accette e spade.
Nella foto, una esecuzione di Anatole Deibler, il più famoso (e ultimo) boia di Parigi. Tra il 1890 e il 1939 tagliò la testa a 395 persone. Guarda anche la foto dell'ultima esecuzione con la ghigliottina in Francia.

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Fucilazione - XVIII secolo - La pratica della fucilazione iniziò a prendere piede attorno alla fine del XVIII secolo negli Stati Uniti, in particolare durante la Guerra di Indipendenza (1775-1783). Diffusasi più tardi in Europa e in Asia (oggi è in uso in Afghanistan e Cina), prevede che la vittima venga colpita da un singolo boia o da un intero plotone. Il decesso è immediato.

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Sedia elettrica - XX secolo - Ideata negli Usa alla fine del XIX secolo, la sedia elettrica (oggi in disuso) prevede che al condannato siano trasmesse delle forti scariche elettriche per provocarne l’arresto cardiaco o la paralisi respiratoria. Peraltro, mentre gli organi “friggono”, la vittima talvolta sobbalza, si urina addosso e vomita. La morte subentra di norma dopo un’agonia di qualche minuto.

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Camera a gas - XX secolo - Le prime camere a gas sono comparse negli Stati Uniti nel XX secolo, trovando poi diffusione nella Germania nazista durante l’Olocausto. Il detenuto (o i detenuti, nel caso di esecuzioni multiple) viene chiuso in una camera stagna e intossicato con acidi letali, perdendo dapprima conoscenza e morendo per asfissia in circa 10 minuti. Nei lager nazisti inizialmente si usò monossido di carbonio prodotto spesso usando i gas di scarico di camion o carri armati, poi si passò allo Zyklon B, che permetteva di uccidere in maniera veloce un gran numero di persone contemporaneamente (1000-1500 in circa trenta minuti).
Nella foto la camera a gas del penitenziario statale del New Mexico (USA). Fu usata solo una volta nel 1960.

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Iniezione - XX secolo - Tra le ultime pratiche di morte ideate dall’uomo vi è l’iniezione letale, diffusasi negli Usa dalla fine del XX sec. e in uso oggi anche in altri Paesi (Cina). Sono iniettate sostanze chimiche che portano al decesso per blocco respiratorio in un arco di tempo che va dai cinque ai 15 minuti.

Lapidazione - senza tempo - In uso fin dall’antichità in Medio Oriente e in Europa, la lapidazione è oggi diffusa in Paesi islamici come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Caratterizzata dalla partecipazione di molti “boia” (spesso una folla intera), tale pratica prevede che il reo, seppellito per metà, venga preso a sassate fino al trapasso, per asfissia e danni cerebrali. L’agonia può durare ore.