La Morte Nera arrivò in Europa dall'Est

Uno studio genetico si cimenta di nuovo nella ricostruzione del percorso del batterio Yersinia pestis, che nel corso del 1300 decimò la popolazione europea. Le sue origini sembrerebbero riconducibili alla Russia, solo in seguito si sarebbe diversificato.

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La sepoltura delle vittime della Peste Nera a Tournai, in Belgio: miniatura del 1353 circa. | Shutterstock

Le analisi genetiche di resti umani rinvenuti in una decina di siti archeologici nel Vecchio continente fanno risalire alla Russia l'origine della peste nera, l'epidemia che tra il 1347 e il 1352, in soli cinque anni, si portò via almeno 20 milioni di persone, un terzo - almeno - della popolazione europea di allora.

 

Le origini della morte nera giunta in Europa nel XIV secolo (e proseguita ad ondate fino al 1700), non sono ancora del tutto chiare. Un'ipotesi largamente accettata è che il batterio Yersinia pestis sia approdato nel nostro continente insieme ad alcune navi provenienti dal Mar Nero e attraccate nei porti italiani, come in quello di Genova. Tuttavia, già allora si vociferava da tempo di una Grande Pestilenza lungo le rotte commerciali di Vicino ed Estremo Oriente. Negli anni '40 del 1300 la peste aveva già lambito parti di Cina, India, Persia, Siria ed Egitto, e quando si affacciò sull'Europa colse i suoi abitanti totalmente impreparati.

 

Una sola origine. Un gruppo internazionale di ricercatori coordinato da Maria Spyrou, del Max Planck Institute for the Science of Human History, ha ricostruito 34 genomi di Yersinia pestis dal materiale estratto dai denti di altrettanti individui sepolti in 10 siti cimiteriali di Regno Unito, Francia, Germania, Svizzera e - in due casi - dalla regione del Volga, in Russia. La mancanza di varietà genomica tra i campioni indicherebbe una singola discendenza da un singolo ceppo batterico: quello estratto in Russia, il più antico di tutti.

 

«Questi dati indicano un singolo ingresso dell'Y. pestis in Europa, da Oriente», spiega Spyrou. «Tuttavia, è possibile che le prossime scoperte rivelino interpretazioni aggiuntive», dato che i campioni analizzati nella parte più orientale del continente europeo sono ancora pochi. Se l'origine fu unica, nella seconda fase dell'epidemia i ceppi si diversificarono, come se la peste avesse continuato a persistere in diversi focolai. I campioni successivi alla fase di ingresso mostrano infatti una maggiore diversità genetica. Nessun discendente di questo lignaggio batterico è comunque sopravvissuto fino a tempi moderni.

 


Evoluzione finale. I ricercatori hanno inoltre individuato nel DNA dei batteri più tardivi, una delezione - ossia una mutazione che comporta l'assenza di un tratto di cromosoma - che include due geni responsabili della virulenza del patogeno. La stessa delezione, nella stessa regione, era stata osservata nei batteri più tardivi della prima epidemia di peste su larga scala. Poiché entrambe queste popolazioni di Y. pestis risultano estinte, sarebbe interessante capire quale impatto abbiano avuto queste alterazioni genetiche nella sopravvivenza dei batteri all'interno degli organismi "ospiti", umani e animali.

 

11 ottobre 2019 | Elisabetta Intini

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