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La guerra di Benito

Nel podcast di Focus Storia, la genesi della scelta di Benito Mussolini, che il 10 giugno 1940 dichiarò l'entrata dell'Italia nella Seconda guerra mondiale.

Combattenti di terra, di mare, dell'aria. Camicie nere della rivoluzione e delle legioni. Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del Regno d'Albania. Ascoltate! Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria [...]. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia!

Con queste parole il 10 giugno 1940 Benito Mussolini annunciò all'Italia l'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale. Perché siamo scesi in guerra e che cosa sarebbe successo se non l'avessimo fatto? Ne parla in questa puntata della Voce di Focus Storia lo storico contemporaneista Mauro Canali, intervistato dalla giornalista Claudia Giammatteo. Da quella dichiarazione di guerra dal balcone di Palazzo Venezia a Roma sono passati ottant'anni e anche Focus Storia 164 dedica un lungo articolo a quella scelta, agli errori di Mussolini e alle motivazioni di una decisione che ha cambiato la storia del nostro Paese.

Focus Storia 164
Su Focus Storia 164 un approfondito articolo analizza le ragioni dell'entrata in guerra dell'Italia, quel 10 giugno 1940. © Focus

Appena nove mesi prima, mentre scoppiava la Seconda guerra mondiale, il Paese marciava in tutt'altra direzione. Quando in cerca di "spazio vitale" a est, il 1° settembre 1939 Hitler ordinò di invadere la Polonia, provocando la reazione di Francia e Gran Bretagna, l'Italia, seppure vincolata militarmente alla Germania dal Patto d'Acciaio del 22 maggio, si dichiarò estranea al conflitto. Il Consiglio dei ministri, riunito sotto la presidenza di S.E. Benito Mussolini, annunciò al popolo: "L'Italia non prenderà alcuna iniziativa di operazioni militari".

La motivazione ufficiale della non belligeranza (che vuol dire "pieno appoggio politico senza partecipazione sul campo") fu "l'opera svolta dal duce per assicurare all'Europa la pace". Ma il vero motivo era un altro: l'Italia non era pronta alla guerra. Le casse erano state dissanguate dai conflitti in Etiopia (1935-1936) e Spagna (1936-1939). "I magazzini sono sprovvisti, le artiglierie sono vecchie. Le armi antiaeree e anticarro mancano del tutto", annotava Ciano. Eppure il dado fu tratto. La Voce di Focus Storia e l'articolo di Focus Storia 164 in edicola approfondiscono le ragioni di questa scelta.

Questo podcast è a cura di Claudia Giammatteo.

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9 giugno 2020 Anita Rubini
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