La propaganda sovietica e la corsa allo spazio dei cosmonauti

Gli anni Cinquanta e Sessanta hanno segnato il primato, presto sfumato, delle conquiste spaziali sovietiche. Lo Sputnik, la cagnolina Lajka, Jurij Gagarin e Valentina Tereškova... Ripercorri la storia di quell'epoca attraverso le immagini della propaganda comunista. Guarda anche il multimedia I cosmonauti perduti.

000002_1959001005_lai003_1958006007008111010_1963012018013Approfondimenti
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L'Unione Sovietica ha detenuto per oltre un decennio la supremazia nella corsa allo spazio, con diversi primati portati a segno tra il 1957 e il 1963 tra cui il primo satellite terrestre artificiale, la prima foto della faccia nascosta della Luna, il primo essere vivente, il primo uomo e la prima donna nello spazio.

Fino allo smacco del 1969 inflitto dall'Apollo 11, i sovietici hanno assaporato la vittoria, almeno in fatto di tecnologia, del socialismo sul capitalismo.

La macchina della propaganda cavalcò per diversi anni l'onda dell'"entusiasmo cosmico" (così viene chiamato dagli studiosi) dopo gli anni bui dello Stalinismo, producendo decine e decine di manifesti, fotografie e filmati che hanno lasciato il segno nella coscienza collettiva di chi ha vissuto gli anni del disgelo e del cambiamento (almeno apparente).

Scorrete le immagini per ripercorrere la storia di quell'epoca e scoprire qualche curiosità sulla corsa allo spazio, vista con gli occhi del socialismo.

Nell'immagine: «gloria al popolo sovietico, pioniere del cosmo!».

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 «Le forze creative del socialismo sono infinite!»

Il 4 ottobre 1957 il primo satellite artificiale entrò nell'orbita terrestre, decretando nell'ottica propagandistica la superiorità tecnologica dell'Unione Sovietica sugli Stati Uniti. Questi ultimi inviarono il loro primo satellite Explorer 1 soltanto qualche mese dopo, accusando quello che viene definito "Sputnik shock". Lo Sputnik, da quel momento in poi, divenne il simbolo della modernità socialista.

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«Attraverso i mondi e i secoli»

Il "cosmo" diventò presto terreno fertile per la propaganda sovietica. Da questo punto di vista, i successi in campo spaziale confermavano la necessità di proseguire sul cammino intrapreso verso il comunismo. Il popolo sovietico intero, con i suoi sforzi e la sua creatività, aveva reso possibile l'ascesa verso le stelle. O, in altri termini, verso il sole dell'avvenire. L'idea dell'uomo nello spazio non solo allontanava il cielo dall'immaginario cristiano, rendendolo materiale e raggiungibile, ma univa finalmente mondi inconciliabili: il potere e il popolo, il romanticismo e la tecnologia, il sogno e la realtà.

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Non passò neanche un mese dal lancio dello Sputnik che la cagnolina Lajka, suo malgrado, divenne un altro simbolo dell'epoca. Fu il primo essere vivente a raggiungere lo spazio. Salì a bordo dello Sputnik II in occasione del quarantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre e non fece mai ritorno. Secondo i piani Laika aveva un biglietto di sola andata e avrebbe dovuto morire con il cibo avvelenato che la accompagnava in orbita, ma lo stress e il calore la uccisero ben prima che potesse nutrirsi. La sua morte tragica fu tenuta segreta fino alla disgregazione dell'Urss.

Nel 1960 ci riprovarono i due cagnolini Belka e Strelka. Il destino fu più magnanimo con loro: tornarono a casa sani e salvi diventando i primi esseri viventi ad aver fatto un viaggio andata e ritorno nello spazio.

Approfondisci: sette coraggiosi astronauti animali

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«Il lavoro libero e creativo delle persone della nuova società socialista realizza i più audaci sogni dell'umanità»

La reazione del popolo sovietico ai primi passi verso lo spazio fu genuinamente entusiasta. Si moltiplicavano i libri, i film e le canzoni a tema "cosmonautico". Gli ingegneri dell'agenzia spaziale sovietica diventavano eroi della patria. Tra il 1950 e il 1970 vennero costruiti oltre 60 planetari, dove si tenevano seminari e incontri con astronomi, cosmonauti e ingegneri spaziali.

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«Gloria al figlio del partito!»

Nulla però potrà mai equiparare l'impresa di quest'uomo nell'immaginario sovietico. Jurij Gagarin è di gran lunga uno dei personaggi più amati nel firmamento delle stelle socialiste. Il 12 aprile 1961, lo stesso giorno del suo volo nello spazio, la radio e i giornali sovietici diedero notizia della storica impresa. La notizia giunse totalmente inaspettata, perché nessuno ne aveva parlato fino a quel momento.

Approfondisci: Numeri, retroscena e curiosità: l'impresa di Gagarin in pillolePer primo nello spazio

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«Orbitando intorno alla Terra nell'astronave ho visto quanto è bello il nostro pianeta. Preserviamo e accresciamo questa bellezza, non distruggiamola!».

Gagarin diventò al tempo stesso un eroe della patria e un umile ambasciatore della scienza e dei valori del partito. Dopo l'impresa fu celebrato con Chruscev sulla piazza Rossa. Il suo sorriso era ovunque.
Rileggendo oggi la sua frase, Gagarin è anche un ambasciatore della tutela della Natura e dell'Ambiente.

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«Il gigante-popolo, creatore di tesori inestimabili, li ha condotti sulla pista. E loro si sono innalzati, come cavalieri di nuovi poemi epici. Gagarin, Titov, Nikolaev, Popovi?».

In quegli anni venivano organizzati dei veri e propri pulmini che si spostavano da una campagna all'altra per educare i contadini sullo spazio e sulle prodezze compiute dai cosmonauti. Questi ultimi, a loro volta, erano spesso inviati nei paesi dell'est Europa in qualità di ambasciatori informali, perché rappresentavano il volto amichevole e pacifico dell'Unione Sovietica.

Per il popolo sovietico rappresentavano una via di mezzo tra delle rock-star e degli eroi quasi epici.

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«Impariamo, lavoriamo e cresciamo. Spianiamo la strada alle stelle più lontane!»

I bambini e gli adolescenti naturalmente subivano per primi lo straordinario fascino di quel mondo nuovo e misterioso. Nella propaganda di quegli anni era molto frequente l'associazione tra infanzia e cosmonautica e Jurij Gagarin veniva spesso fotografato in mezzo ai bambini. Non c'era differenza tra maschi e femmine in questo immaginario, anche se in effetti la presenza maschile era di gran lunga maggioritaria nel campo dell'ingegneria spaziale.

Il discorso sullo spazio e sul progresso tecnologico ben si sposava con le affermazioni di Chruscev, che sosteneva che le future generazioni avrebbero vissuto nel comunismo finalmente compiuto.

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«Gloria alla prima donna cosmonauta!»

Il 16 giugno 1963 a soli 26 anni Valentina Tereškova saliva a bordo della navicella Vostok 6 e diventava la prima donna della storia a volare nello spazio. La Tereškova era un'eccezione in un mondo dominato dagli uomini, ma la sua missione venne pubblicizzata come simbolo dell'equità tra i sessi di cui si faceva promotrice l'Unione Sovietica.

In effetti, ci vollero vent'anni prima che gli Stati Uniti mandassero nello spazio la prima donna, Sally Ride.

Il successo della Tereškova non fu minimamente paragonabile a quello di Gagarin, ma spinse molte ragazze a intraprendere carriere tecniche.

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«Gloria ai lavoratori sovietici della scienza e della tecnica!»

Naturalmente in questo mondo di eroi non potevano mancare i lavoratori della scienza e della tecnica. Dagli ingegneri agli operai, ogni persona coinvolta nel processo di conquista dello spazio diventava una figura da celebrare.

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«Gloria al comunismo!»

L'esplorazione spaziale, secondo la propaganda, confermava la correttezza del materialismo marxista. Secondo la versione socialista, la capacità dell'uomo di addentrarsi nello spazio dava finalmente uno schiaffo alla versione cristiana dell'universo.

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«Sovietico significa perfetto!»

Nella nuova era del cosmo le operaie e gli operai erano più che mai essenziali. Secondo la propaganda, ognuno doveva sentirsi coinvolto nella produzione, tanto industriale, quanto spaziale. La perfezione è uno degli elementi caratteristici della propaganda di quel periodo, proprio perché si sposava perfettamente con il concetto di tecnologia e di progresso scientifico.

Il discorso politico sulla tecnologia si basava sulla superiorità della fabbricazione sovietica e sulla sua costante pubblicizzazione. Eppure ogni progetto tecnologico su ampia scala (come per esempio il volo di Gagarin nello spazio) rimaneva top secret fino a che non veniva compiuto e quindi celebrato in pompa magna. Questa è una delle tante contraddizioni della dittatura socialista.

L'Unione Sovietica ha detenuto per oltre un decennio la supremazia nella corsa allo spazio, con diversi primati portati a segno tra il 1957 e il 1963 tra cui il primo satellite terrestre artificiale, la prima foto della faccia nascosta della Luna, il primo essere vivente, il primo uomo e la prima donna nello spazio.

Fino allo smacco del 1969 inflitto dall'Apollo 11, i sovietici hanno assaporato la vittoria, almeno in fatto di tecnologia, del socialismo sul capitalismo.

La macchina della propaganda cavalcò per diversi anni l'onda dell'"entusiasmo cosmico" (così viene chiamato dagli studiosi) dopo gli anni bui dello Stalinismo, producendo decine e decine di manifesti, fotografie e filmati che hanno lasciato il segno nella coscienza collettiva di chi ha vissuto gli anni del disgelo e del cambiamento (almeno apparente).

Scorrete le immagini per ripercorrere la storia di quell'epoca e scoprire qualche curiosità sulla corsa allo spazio, vista con gli occhi del socialismo.

Nell'immagine: «gloria al popolo sovietico, pioniere del cosmo!».