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La città segreta dei Maya

Viaggio nel cuore del Guatemala alla scoperta di "El Mirador", la capitale dimenticata dei Maya.

Nella giungla del Guatemala si trova la città Maya di El Mirador, capitale nel 600 a.C. del leggendario regno di Kan. La città era quasi una metropoli per l'epoca: 100 mila abitanti e una superficie di 39 chilometri quadrati. Per i ricercatori le tracce di questa città sono importanti perché testimoniano che l'origine della civiltà Maya deve essere anticipata di un millennio rispetto a quanto pensato finora.
Nel disegno una ricostruzione di El Mirador.

Il sito archeologico è raggiungibile solo dopo 3 giorni di cammino nella foresta, partendo dal villaggio di Carmelita. Nella foto la città quando è stata ritrovata: era completamente nascosta dalla foresta.

El Mirador era piena di costruzioni di varie dimensioni. La più grande era la piramide chiamata "La Danta" (il tapiro) che con i suoi 800 metri di diametro basale (più di due campi da calcio) e i 72 metri di altezza (quasi 24 piani) è la prima al mondo per superficie (con un volume di 2,8 milioni di metri cubi) e la seconda in altezza dopo quella di Cheope in Egitto.
Nella foto, la planimetria del sito archeologico di El Mirador.

La grande piramide fu costruita da migliaia di operai, fra il 300 e il 100 a. C. ed è un esempio di architettura triadica, cioè a 3 elementi: una cuspide centrale e due laterali più piccole che ricordano le stelle della cintura di Orione, simbolo della creazione celeste. I Maya, del resto, erano esperti osservatori di astri: per loro (come racconta il testo sacro “Popol Vuh”) la creazione era frutto dell’accordo fra le grandi forze divine del cielo e del mare. E avevano un nutrito Pantheon di dèi e leggende, che raccontano temi a volte simili a quelli delle antiche civiltà occidentali.
Nella ricostruzione, il cantiere di una piramide.

Una stele dedicata a un dio uccello con uno dei più antichi geroglifici maya (350-150 a. C.). «Chi regnava su questa città non era un “primitivo” che viveva in una capanna, ma un sovrano paragonabile a Ramsete II d’Egitto» racconta Richard Hansen, antropologo dell’Università dell’Idaho (Usa), che ha lavorato agli scavi.

Un mascherone di pietra. Gli dèi ispiravano un timore reverenziale alimentato da sculture che li rappresentavano come mostri minacciosi, con fauci spalancate e artigli: se non si placavano con i sacrifici, si sarebbero vendicati e l’ordine naturale ne sarebbe stato sconvolto. Per i Maya, infatti, nel creato ogni cosa aveva il suo posto e, se l’equilibrio non veniva turbato, la pace e la prosperità sarebbero durate a lungo .

Il sito risale al 600 a. C.: quasi 1.000 anni prima dell’età classica dei Maya (250-900 d. C). Era la capitale sacra di una civiltà che poi i Maya tramandarono nei loro miti come il leggendario regno di Kan. Ampia 39 km quadrati, era la capitale che raggiunse 100 mila abitanti di un regno comprendente decine di città.
Nella foto, la base della piramide detta “struttura 34”: a sinistra c’è un mascherone e al centro il fregio del re Zampa di Giaguaro, sepolto li sotto.

Questi sono i sotterranei di una delle tante piramidi che componevano la città. Precisamente ci troviamo nella cosiddetta "Struttura 34". La sua struttura interna e esterna, dove si trovano fregi e mascheroni, dimostra quanto i Maya fossero abili architetti.

Alcuni dei vasi ritrovati dagli archeologi. I Maya credevano che Ixbalanqué, divinità lunare, proteggesse oltre che le nascite anche l'artigianato. Ixbalanqué è gemello divino di Hunahpù, divinità solare.

Un piatto di terracotta con il simbolo della dinastia Kan (Serpente) che, secondo la mitologia di El Mirador, regnò sui Maya molto tempo prima dell'epoca cristiana.
La città era un importante centro economico: El Mirador era collegata con molte altre città dell’area (in almeno 26 è stato ritrovato il simbolo dinastico del serpente del regno di Kan: il più vasto fra le antiche civiltà precolombiane) attraverso una rete di larghe strade ricoperte di calce bianca. Su di esse si muovevano uomini e merci: giada, alabastro, ossidiana, lana, ma anche cacao, mais e zucca.

Un vaso del periodo classico maya con un glifo (sotto il bordo) e due figure di serpenti.
Ai piedi della piramide “La Danta” sono state trovate lame di ossidiana, fischietti e resti di tamburi. «Sono oggetti legati a riti» spiegano gli archeologi Paco Francisco López e Monica Chavarría. «Alla base dell’edificio stavano gli spettatori e i musici, e in cima i sacerdoti celebravano i riti. In particolari occasioni potevano essere sacrificate vittime umane». Normalmente, però, si sacrificavano animali o si bruciava, come sostituto del cuore umano, un grumo di linfa dell’albero rosso di croton, il cui odore era gradito agli dèi.

Per i Maya questo sito era il mitico luogo delle origini, dove anche il re Pacal nel 638 pensava di andare dopo la sua morte, per ricongiungersi con tutte le altre divinità, poiché credeva di essere l'incarnazione del dio del mais. Come raffigurato sul suo sarcofago.

La missione archeologica di El Mirador (il Belvedere) è in attività permanente dal 1978, una delle più lunghe di tutti i tempi. I Maya abbandonarono la città nel 150 d.C. Quando fu ritrovata dagli archeologi era invece completamente nascosta dalla foresta.

Furono i Maya stessi gli artefici del proprio declino: la loro prospera civiltà abbandonò El Mirador probabilmente a causa di un eccessivo sfruttamento delle risorse naturali.
Basti pensare che, per produrre 1 solo metro quadrato di stucco dalla pietra, per modellare i mascheroni sacri, bruciavano nei forni di fusione fino a 20 alberi. E così la progressiva deforestazione, unita all’elevato consumo di acqua, fece ridurre anche il cibo, costringendoli a migrare.
Nella foto, un archeologo rileva le pitture su vasellame. I Maya credevano che Ixbalanqué, divinità lunare, proteggesse l’artigianato e anche le nascite.

Nella giungla del Guatemala si trova la città Maya di El Mirador, capitale nel 600 a.C. del leggendario regno di Kan. La città era quasi una metropoli per l'epoca: 100 mila abitanti e una superficie di 39 chilometri quadrati. Per i ricercatori le tracce di questa città sono importanti perché testimoniano che l'origine della civiltà Maya deve essere anticipata di un millennio rispetto a quanto pensato finora.
Nel disegno una ricostruzione di El Mirador.