Storia

L'uomo ha abitato i tunnel di lava nel Deserto Arabico per millenni

Le popolazioni nomadi e le loro greggi potrebbero aver vissuto in Arabia in una rete di tubi di lava del Deserto Arabico negli ultimi 7.000 anni.

I tunnel di lava, le lunghe grotte scavate da eruzioni di lava molto fluida, sono stati più volte proposti come possibili futuri ripari per i coloni umani sulla Luna e su Marte. Ma questi naturali rifugi hanno fornito protezione ai nostri antenati per millenni.

Un gruppo di archeologi al lavoro nel Deserto Arabico ha scoperto che le popolazioni nomadi di questa regione e le loro greggi potrebbero aver sostato e vissuto in una rete di tubi di lava sotterranei per gli ultimi 7.000 anni almeno, forse 10.000. La ricerca, che potrebbe fornire nuove rivelazioni sulle migrazioni umane nella Penisola Arabica, è stata pubblicata su PLOS ONE.

Deserto verde e azzurro. Dati satellitari e ritrovamenti archeologici recenti fanno ipotizzare che la Penisola Arabica non sia sempre stata quel deserto inospitale che è oggi, ma che per alcuni periodi abbia ospitato vegetazione e specchi d'acqua che potrebbero aver attratto le popolazioni umane in uscita dall'Africa. Purtroppo però il clima arido e torrido del deserto polverizza ogni traccia residua di materiale organico, rendendo molto difficile rinvenire e datare le tracce del passaggio dell'uomo in superficie.

L'intuizione: esplorare il sottosuolo. Un gruppo di archeologi coordinati da Mathew Stewart dell'Università di Griffith a Brisbane, Australia, ha deciso di concentrare le proprie ricerche nei tunnel di lava sotterranei sotto alla piana basaltica di Harrat Khaybar, un'area punteggiata di crateri vulcanici nel nordovest dell'Arabia Saudita, solcata da sentieri che per millenni hanno collegato un'oasi all'altra. In questa regione sono state trovate, negli anni, costruzioni in pietra e tombe di almeno 4.500 anni fa, che fanno pensare che l'uomo abbia attraversato le stesse strade insieme agli animali da pascolo per generazioni.

Tunnel di lava: che cosa sono? I tunnel di lava o gallerie di scorrimento lavico si formano in seguito a un'eruzione effusiva (in cui il magma viene espulso sotto forma di fiumi di lava), quando l'esterno della colata inizia un rapido processo di raffrettamento formando una sorta di crosta, mentre sotto a questo strato solido superficiale la lava si mantiene fluida, continuando a scorrere. Se la parte dura esterna rimane in sede, dopo lo svuotamento della colata di lava interna, si forma una grotta di forma tubo, che ha una volta o tetto, e un pavimento, o letto.

Scavando una trincea vicino all'ingresso del tunnel di lava di Umm Jirsan, il più grande dell'Arabia Saudita, con i suoi 1,5 km di lunghezza, gli archeologi australiani hanno rinvenuto circa 600 ossa animali e umane e 44 strumenti in pietra, oltre a scaglie di ossidiana, un vetro vulcanico molto tagliente.

I più antichi strumenti in pietra risalgono a 10.000 anni fa, le ossa umane più antiche a 7.000 anni fa.

Animali identificabili nelle pitture rupestri ad Umm Jirsan: una pecora (A), una capra con due figure umane con utensili appesi alla cintura (B), un bovino dalle lunghe corna (C), uno stambecco dal corno ritorto (D). Le quattro immagini inferiori mostrano i disegni evidenziati per una migliore chiarezza. © Stewart et al., 2024, Plos One

Una piacevole pausa. La distribuzione dei reperti suggerisce che i tunnel non fossero soluzioni abitative permanenti, ma che servissero da riparo temporaneo per le popolazioni nomadi che vi sostavano occasionalmente, godendo di un po' di fresco nel cammino tra un'oasi e l'altra. Le ossa animali e la presenza, in tunnel di lava vicini a Umm Jirsan, di forme d'arte rupestre con rappresentazioni di capre e di pecore, fanno pensare che le greggi accompagnassero l'uomo in queste soste e che nei tubi si riposassero anche gli animali. Come del resto avviene anche oggi, con le grotte sotterranee che offrono ombra e acqua.

Segreti ancora da scoprire. Poiché in Arabia Saudita sono presenti migliaia di tunnel di lava come quello analizzato, la scoperta lascia immaginare quanto potenziale di ricerca possa nascondersi in questa labirintica rete di ripari sotterranei, che potrebbe avere molto da raccontare sulla storia delle antiche migrazioni umane.

19 aprile 2024 Elisabetta Intini
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