Storia

L’intestino dei monaci medievali era infestato dai vermi

Uno studio ha analizzato i resti di alcuni frati vissuti a Cambridge, rivelando che più della metà aveva dei vermi nell'intestino. E il motivo è inaspettato.

Non sempre chi è pulito è più sano di chi non lo è (o lo è meno): lo sa bene chi ha avuto i pidocchi (che si attaccano ai capelli puliti), ma non l'hanno mai saputo i monaci vissuti durante il Medioevo, che a causa della loro attenzione all'igiene erano infestati da parassiti intestinali, più precisamente da nematodi (o vermi cilindrici). È questo ciò che è emerso da uno studio condotto dall'Università di Cambridge, che analizzando i resti di alcuni frati agostiniani vissuti tra il XIII e il XV secolo ha rilevato la presenza di uova di vermi parassiti. I risultati sono stati pubblicati su International Journal of Paleopathology.

Per arrivare a queste conclusioni, gli studiosi hanno confrontato gli scheletri di 19 frati con quelli di 25 persone vissute nello stesso periodo e nella stessa zona, al di fuori delle mura monastiche. Le analisi al microscopio hanno rilevato la presenza di minuscole uova che, a differenza dei parassiti, possono rimanere nei sedimenti per secoli. L'intestino di circa il 60% dei monaci era infestato dai vermi – quasi il doppio rispetto alla gente comune. Perché?

Troppo puliti. Secondo i ricercatori la spiegazione è tanto semplice quanto controintuitiva: i frati erano troppo puliti. A differenza della gente comune, infatti, avevano delle latrine -un lusso incredibile all'epoca- nelle quali raccoglievano i propri escrementi, che pare venissero poi utilizzati come concime naturale per l'orto. Qui l'inghippo: i nematodi depongono le uova proprio nelle feci umane, per cui le uova che finivano nell'orto raggiungevano facilmente il raccolto di frutta e verdura, e da lì lo stomaco dei frati. In un circolo senza fine, i frati colpiti dai vermi intestinali correvano di nuovo in "bagno" e si liberavano dei nematodi, che si riproducevano deponendo le uova.

Davvero uova? Questa teoria non convince tutti: secondo Karl Reinhard, un archeoparassitologo dell'Università del Nebraska, molte delle uova esaminate dai ricercatori non avrebbero l'involucro protettivo tipico dei nematodi: «Nel mondo botanico e fungino esistono diverse strutture ovali che potrebbero sembrare delle uova, ma non lo sono», sottolinea. A sostegno della loro tesi, i ricercatori affermano invece che i sedimenti medievali pullulano di parassiti intestinali, e che la loro scoperta non è dunque poi così strana come potrebbe sembrare.

5 settembre 2022 Chiara Guzzonato
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