Storia

L'Eta ai raggi X: il gruppo armato che seminò il terrore in Spagna

Cinquant'anni fa l'Eta uccideva il Primo ministro Luis Carrero Blanco. Origini, azioni e fine dell'Eta: il gruppo armato basco che terrorizzò la Spagna.

Il 20 dicembre 1973 l'ETA uccide il primo ministro, Luis Carrero Blanco, possibile successore del dittatore Francisco Franco. Il ministro muore nella sua macchina, scaraventata in aria da una carica di esplosivo. Non è il primo né l'ultimo attentato messo a punto dall'Eta: tutto quello che c'è da sapere sull'organizzazione terroristica basca nell'articolo "Uccidere in nome dei Baschi" di Marco Consoli, tratto dagli archivi di Focus Storia.

L'inizio della fine. Autunno 1986. La Guardia Civil viene a sapere che l'Eta (acronimo di Euskadi Ta Askatasuna, "Paese basco e libertà") sta organizzando un attentato al re Juan Carlos. La reazione è degna del migliore film di spionaggio. Con la collaborazione della Cia, la polizia spagnola fa in modo che i terroristi acquistino un lanciamissili Stinger all'interno del quale nascondono un segnalatore radio. Per un mese e mezzo (cioè per la durata della batteria) gli agenti setacciano la provincia basca. Finalmente, in un mobilificio a Hendaye, paesino di confine nella regione basca della Francia, intercettano il segnale.

Bingo. Il covo è pieno di armi, documenti e denaro. Si è trattato di una delle operazioni più audaci condotte dal governo spagnolo nella lotta contro l'organizzazione terroristica basca che dal 1968, anno del primo assassinio, fino al 2010, in cui ha compiuto l'ultimo, ha ucciso 860 persone.

LE ORIGINI. L'Eta nacque nel 1959 come movimento di studenti fuoriusciti dal Partito nazionalista basco e si trasformò nel giro di pochi anni in organizzazione per la lotta armata che mirava all'indipendenza dalla Spagna. «Quella spinta nacque a fine Ottocento da due istanze: anzitutto quella autonomista, rivendicatrice di leggi di tradizione medievale che attribuivano particolari poteri alla regione ed erano state svuotate dalla nazionalizzazione», spiega Alfonso Botti, docente di Storia contemporanea all'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ed esperto di storia della Spagna. «A questo si aggiunge il fatto che la massiccia migrazione verso la zona di Bilbao, dove c'era stata a fine '800 una forte industrializzazione, determinò un sussulto identitario, che trova nella lingua basca una delle sue leve principali. Su questo retroterra era nato il partito nazionalista basco, che si fondava su un cattolicesimo integralista».

IL RUOLO DELLA DITTATURA. Gli anni in cui nasce l'Eta sono quelli della dittatura del generale Franco. Un governo che, come quelli precedenti e successivi, non ha mai accettato le proposte più avanzate di autonomia amministrativa delle periferie e ha fatto sì che l'autonomismo si radicalizzasse in indipendentismo.

Ma è proprio la lotta ingaggiata contro il franchismo il motivo per cui, nella prima fase e fino alla transizione democratica sancita con la Costituzione del 1978, l'Eta si attirò le simpatie, anche all'estero, di chi considerava i suoi crimini (come gli omicidi di due uomini di Franco, il poliziotto Melitón Manzanas e il generale e politico Luis Carrero Blanco), azioni di un movimento di liberazione dalla dittatura.

Non è un movimento antifranchista. «In nessun modo si può sostenere che le origini dell'Eta siano nobili, e sebbene una parte della popolazione credesse fosse nato come gruppo antifranchista non è così. Anzi l'organizzazione approfittò di questo sentimento per fare proseliti», sostiene Manuela Simón, caporale della Guardia Civil, che con il collega colonnello Manuel Sánchez ha scritto sulla lotta all'Eta il best seller Historia de un desafío. «Gli obiettivi dell'organizzazione erano già chiari dalla sua fondazione. Durante la dittatura uccise 72 persone e con la morte di Franco divenne ancora più assetata di sangue. Non è stato l'arrivo della democrazia a trasformarla in organizzazione terroristica, anche perché se fosse stata un movimento di liberazione con la transizione si sarebbe dissolta».

Scissione interna. Nonostante Simón sostenga come il falso mito di un'Eta nobile abbia resistito troppo a lungo, per Botti è necessario fare un distinguo. «Bisogna dare un giudizio diverso sulla lotta armata prima e dopo l'arrivo della democrazia, perché durante il franchismo non c'erano spazi di agibilità politica e dunque persino la morale cattolica legittimava la violenza contro il tiranno. Il passaggio alla democrazia, pilotata dal re e dal politico Adolfo Suárez, che avevano avuto un ruolo nel regime, non fu interpretato dall'Eta come un cambiamento significativo. Avvenne una scissione: la parte moderata, che aveva maturato posizioni politiche, abbandonò la lotta armata, e così prevalse la componente radicale».

ESCALATION. Ecco perché dagli Anni '70 il livello dello scontro si alzò a dismisura e la violenza, nelle menti dei terroristi, divenne lo strumento principale per ottenere la libertà del popolo basco. Nei quattro decenni successivi l'Eta si macchiò di centinaia di crimini: omicidi, sequestri di persona, estorsioni e persino attentati dinamitardi contro i civili, come quello al supermercato Hipercor di Barcellona del 19 giugno 1987 che causò 21 morti e 45 feriti.

Gli obiettivi erano politici, giornalisti, professori universitari, «pescati tra quelli», spiega Botti «più disponibili al dialogo col governo», e naturalmente la Guardia Civil, «che essendo polizia militare rappresentava la presenza armata dello Stato».

Guardia Civil. Alla fine del conflitto la polizia militare conterà 240 caduti. «L'atmosfera nella Guardia Civil in quegli anni era tesa», ricorda Simón, «perché i suoi membri e le loro famiglie erano l'obiettivo principale». L'Eta inviava lettere alle mogli degli agenti per spingerle a convincerli ad abbandonare i Paesi Baschi e scampare così a morte certa. Senza contare che all'inizio la Guardia Civil non aveva mezzi né il controllo del territorio, e questo portò a un bagno di sangue. «A partire dagli Anni '90 il rapporto di forza si invertì, e passammo da un'azione difensiva ad offensiva, anche grazie alla creazione dei Gar, i Gruppi antititerroristi rurali, organizzati per una risposta più rapida».

GUERRA SPORCA. La lotta all'Eta è fatta però anche di pagine buie, come quelle scritte dai Gal (Gruppi antiterroristi di liberazione), veri e propri squadroni della morte in azione tra il 1983 e il 1987. «Furono messi in piedi da alcuni personaggi dei servizi segreti e tollerati dai politici, secondo l'idea che il terrorismo si doveva combattere sullo stesso terreno: tesi intollerabile per uno Stato di diritto», dice Botti. L'"assassinio di Stato" di 28 persone e vari sequestri, anche di innocenti come Segundo Marey (mobiliere rapito nel 1983 per uno scambio di persona), in quella che è stata definita "guerra sporca", ha finito per avere un effetto controproducente perché, spiega lo storico, «ha fornito all'Eta la scusa per dire che la democrazia è solo una facciata per nascondere metodi fascisti, favorendo un maggiore consenso nel popolo basco e contribuendo a inasprire gli attentati».

DIVISIONI. «Nonostante prevalgano nell'Eta radici di origine marxista, riconducibili al quadro culturale e ideologico tra Anni '50 e '60, queste sono intrecciate a un discorso di tipo identitario antropologicoculturale, che ha la sua matrice a destra», spiega Botti.

Col radicalizzarsi del conflitto, l'organizzazione, divisa al proprio interno, finì per prendere di mira i propri stessi membri, come María Dolores González Katarain, prima donna entrata nel direttivo e poi assassinata a 32 anni nel 1986, colpevole di aver lasciato l'organizzazione perché contraria alla deriva terroristica.

APPOGGIO POPOLARE. Nonostante il tentativo del governo di frenare gli attentati, con un negoziato condotto ad Algeri con il braccio militare dell'organizzazione, fallito nel 1988, le violenze e i conseguenti arresti dei capi dell'Eta, rimpiazzati via via da giovani leve, continuarono fino al 1997, quando venne rapito Miguel Ángel Blanco.

Per il 29enne consigliere comunale della città di Ermua, estraneo al conflitto, si mobilitò l'intera Spagna: la gente comune scese in piazza a manifestare per la liberazione, disattesa dal barbaro omicidio avvenuto il 13 luglio. «Questo delitto cambiò l'orientamento dell'opinione pubblica anche basca, che cessò di appoggiare l'Eta», spiega Botti. «È uno dei motivi che segnarono l'inizio della fine per il gruppo. L'altra ragione è l'attività di repressione della Guardia Civil, che ha indebolito moltissimo l'organizzazione, anche perché gli ultimi militanti erano meno preparati, culturalmente e politicamente, dei primi».

STRATEGIA VINCENTE. «Dal 2000 la Guardia Civil ha conquistato il territorio», dice Simón. Complici il lavoro di intelligence, lo Stato ha approntato una strategia basata su tre capisaldi: le azioni di polizia e giudiziarie, con l'arresto dei leader e lo smantellamento dell'apparato logistico; il consenso tra forze politiche che nel 2000 si accordarono per una lotta senza tregua al terrorismo; e la cooperazione internazionale. Con la Francia prima, e dal 2001, in seguito agli attentati alle Torri Gemelle, anche con altri governi. L'orrore delle Twin Towers e l'attentato del marzo 2004 a Madrid, di matrice islamica, cambiarono la percezione che dell'Eta si aveva all'estero.

LA fine. Nonostante gli ultimi colpi di coda, come l'attentato all'aeroporto Barajas di Madrid del 2006, l'Eta era segnata: la cessazione permanente dell'attività armata venne annunciata il 20 ottobre 2011 e dopo alcuni anni di lotta, solo politica, il 3 maggio 2018 un videomessaggio di Josu Ternera, l'ultimo latitante, sciolse l'Eta. E la Spagna si è trovata a fare i conti con le macerie lasciate da 60 anni di guerra.

20 dicembre 2023 Focus.it
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