L'arte della guerra

Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?

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L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
Comandanti artificiali. L'era sintetica, l'ultima fra le moltissime età della storia umana percorse da  Empire Earth II. Un futuro, quello immaginato dai creatori di Empire Earth II, dove combattono robot dotati di intelligenza artificiale.
Comandanti artificiali. L'era sintetica, l'ultima fra le moltissime età della storia umana percorse da Empire Earth II. Un futuro, quello immaginato dai creatori di Empire Earth II, dove combattono robot dotati di intelligenza artificiale.
Bella, horrida bella. Guerre, orride guerre. Così la definiva Virgilio, in quello che, in latino, sembra ai nostri occhi uno strano controsenso. Eppure pare proprio che nella sua etimologia latina, la guerra nasconda quella passione, quella bellezza, appunto, che da sempre ha attratto l'essere umano.
Fortunatamente, oggi, la comunità mondiale si è resa conto, tranne qualche deprecabile eccezione, dell'inutilità e della brutalità di questa attività che da sempre ha accompagnato l'uomo. Le manifestazioni contro l'ultima guerra in Iraq, ma anche quelle contro al guerra del Vietnam, e le bandiere della pace appese ai balconi, solo per citare alcuni esempi lo dimostrano. Ma non bisogna dimenticare che la guerra, piaccia o no, fa comunque parte della storia dell'umanità.

Generali in poltrona
Se fortunatamente sono diminuiti i conflitti nella realtà, sono aumentati quelli virtuali. I wargame, i giochi di guerra, infatti, sono sempre più diffusi, sia nella loro versione digitale, i videogiochi, sia in quella tridimensionale, i vecchi cari soldatini di piombo, di quest'ultimo passatempo, nel 2004, si tenuto il campionato del mondo proprio a Roma.
Esiste, infatti, un mondo poco conosciuto, in cui stimati professionisti si sfidano giocando alla guerra, e vestendo i panni ora di Napoleone ora di Cesare standosene comodamente seduti in poltrona.

Il genio militare
I grandi condottieri del passato, Alessandro Magno, Annibale, Cesare, Gustavo Adolfo, Federico il Grande, Napoleone, Rommel, furono tutti in grado di gestire in maniera perfetta i punti forza e i punti deboli degli strumenti militari a loro disposizione. Questa capacità di comprendere le problematiche tattiche e strategiche del loro tempo fu la chiave del loro successo.
Alessandro Magno non avrebbe raggiunto l'India senza le sue falangi, Giulio Cesare difficilmente avrebbe conquistato la Gallia senza la disciplina delle legioni romane, e se la Germania nazista non avesse sfruttato in maniera così perfetta la Blitzkrieg, la Guerra Lampo, forse, Francia e Polonia non sarebbero capitolate in poche settimane.

In questo Focus File cercheremo di analizzare le epoche storiche che hanno caratterizzato l'arte della guerra nel corso dei secoli, cosa prospetta il futuro bellico e come si divertono i cosiddetti generali in poltrona.

L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
Un particolare dello Stendardo di Ur dove sono raffigurate scene di guerra con i carri, primo grande esempio di tecnologia applicata alla battaglia. Si tratta di un grande mosaico realizzato per celebrare la vittoria di un re sumero e per essere trasportato in processione durante le solenni cerimonie regali.
Un particolare dello Stendardo di Ur dove sono raffigurate scene di guerra con i carri, primo grande esempio di tecnologia applicata alla battaglia. Si tratta di un grande mosaico realizzato per celebrare la vittoria di un re sumero e per essere trasportato in processione durante le solenni cerimonie regali.
3.000 a.C.: nascono i primi carri armati
L'arte della guerra acquista la prima dignità con i Sumeri, i primi ad utilizzare i carri in battaglia, a partire dal 2800 avanti Cristo. Erano su quattro ruote, trainati da quattro asini e portava un nocchiere e un soldato armato di lancia.
Nei secoli successivi l'evoluzione del carro da guerra si distingue in due tendenze. La prima è quella del progressivo alleggerimento, il carro era trainato da due cavalli e portava due uomini di equipaggio, così come veniva utilizzato dagli egizi e dagli ittiti; la seconda è quella scelta dagli assiri, cioè quella di una carro pesante, trainato da quattro cavalli e con un equipaggio di quattro soldati.
Il punto debole del carro da battaglia era comunque la vulnerabilità dei cavalli al tiro di frecce, fionde e giavellotti, è chiaro che il ferimento di uno dei quadrupedi rendeva il carro inutilizzabile, per questo molti eserciti li proteggevano con corazze o altre protezioni.

L'insostenibile leggerezza del carro
Il carro leggero usato dagli egizi, oltre al conducente portava un arciere, dotato anche di giavellotti, e, al seguito, uno o più “corridori”, soldati che seguivano il carro a piedi per supportare l'attacco o creare uno schermo protettivo contro la fanteria leggera dotata di armi da lancio.
In battaglia i carri venivano raggruppati in “reggimenti” di molte centinaia e potevano essere utilizzati sia in azione di disturbo, colpendo i nemici con frecce e giavellotti per poi allontanarsi, sia nell'inseguimento del nemico in ritirata.
L'equipaggio ittita, solitamente composto da tre uomini, era armato di lancia, il che lo rendeva più utile nel combattimento corpo a corpo, soprattutto contro i carri nemici.

I panzer dell'antichità
I carri assiri erano molto più pesanti di quelli ittiti ed egiziani, ed erano quindi meno manovrabili e poco adatti al ruolo di schermaglia. L'equipaggio era composto da tre uomini, uno dei quali fornito di scudo per proteggere i membri dell'equipaggio da frecce e giavellotti, più il nocchiere.
Il largo carro veniva trainato da quattro cavalli, grazie a queste caratteristiche gli assiri usavano i carri come vera e propria unità d'attacco, in grado di scompaginare le fanterie nemiche piombando loro addosso in piena velocità.
I carri in battaglia continuarono a essere usati per secoli anche lontano dal medio oriente. I cartaginesi li usarono nelle loro guerre contro i siracusani, nel quinto secolo a.C., e Giulio Cesare, quando invase la Britannia, nel 55 avanti Cristo, si scontrò con i carri da guerra dei celti d'Oltremanica.

L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
L'arte della divinazione. Un oplita esamina il fegato di una vittima che gli porge un giovane. Prima di andare in battaglia era consuetudine cercare di scoprire cosa riservava il destino.
L'arte della divinazione. Un oplita esamina il fegato di una vittima che gli porge un giovane. Prima di andare in battaglia era consuetudine cercare di scoprire cosa riservava il destino.
L'antica Grecia: terra di filosofi o soldati?
È difficile associare l'immagine della Grecia classica, la Grecia della filosofia, delle sculture, dei templi, della drammaturgia, con la guerra. Eppure è proprio dalla penisola ellenica che proviene una delle più formidabili armi da guerra dell'antichità: la falange.
La tattica bellica delle città greche puntava l'accento più sulla fanteria che sulla cavalleria, e gli opliti, i fanti pesanti, erano i dominatori dei campi di battaglia della penisola ellenica e della Magna Grecia.
L'oplita era armato con una lunga lancia e una spada corta ed era equipaggiato con un largo scudo tondo, schinieri e, il più delle volte, con un armatura fatta di metallo ricoperto di lino.
Il largo scudo, che copriva quasi per intero la figura dell'oplita, era anche la caratteristica che lo contraddistingueva. Pesava più di sei chili ed era realizzato con un'anima di legno, ricoperta da un sottile foglio di bronzo, il più delle volte decorato con immagini o lettere (come nel caso della lambda degli spartani).

Aggirare il fianco sinistro
In battaglia gli opliti creavano delle formazioni serrate, le falangi, appunto, in cui lo scudo del compagno di destra copriva il lato scoperto, quello in cui impugnava la lancia, del commilitone.
Questa formazione, oltre a rilevarsi potente e pressoché inarrestabile aveva la tendenza a spostarsi verso destra, quindi ad aggirare il fianco sinistro del nemico. Tutto ciò però, non avveniva per il preciso ordine di un generale, semplicemente, l'oplita seguiva lo scudo del soldato di fianco a lui per cercare il massimo della protezione, il fatto, poi, che proprio con la destra si sferrassero i colpi di lancia contribuiva alla spinta da destra verso sinistra.
Alessandro Magno che conosceva benissimo questa tendenza cercò di usarla sempre a proprio vantaggio, posizionando la cavalleria sotto il suo comando sempre sul lato destro dello schieramento.

La Falange macedone
Una delle principali innovazioni della falange macedone rispetto a quella greca sta nella lunghezza della lancia. Se nel caso degli opliti le lance raggiungevano una lunghezza massima di due metri e ottanta centimetri, le lunghe aste dei falangiti macedoni, o sarisse, arrivavano a cinque.
Queste formazioni, normalmente profonde sedici righe, presentavano un nugolo di punte acuminate contro cui le fanterie nemiche andavano a schiantarsi. Alessandro aveva anche compreso l'importanza della cavalleria pesante che comandava lui stesso. Come a Gaugamela nel 311 a.C., la battaglia che segnò la fine della minaccia persiana per le popolazioni greche, minaccia iniziata nel 480 a.C. con l'invasione culminata nella battaglia di Maratona.

L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
Nel medioevo si sviluppano corazze sempre più raffinate e complesse. Ma la guerra è ancora appanaggio degli uomini. Poche le donne che combattono. Tra le eccezioni Giovanna d'Arco (nella foto, interpretata dall'attrice Milla Jovovich) che riunificò la Francia contribuendo a risollevarne le sorti durante la guerra dei Cent'anni.
Nel medioevo si sviluppano corazze sempre più raffinate e complesse. Ma la guerra è ancora appanaggio degli uomini. Poche le donne che combattono. Tra le eccezioni Giovanna d'Arco (nella foto, interpretata dall'attrice Milla Jovovich) che riunificò la Francia contribuendo a risollevarne le sorti durante la guerra dei Cent'anni.
L'età dei cavalieri
Una delle principali novità in ambito bellico nel periodo medievale è il crescente uso di armature sempre più complesse e in grado di proteggere totalmente chi le portava, sia che si trattasse di un cavaliere, sia di un fante a piedi.
In ambito tecnologico, l'uso della balestra, in cui i genovesi erano maestri, tanto da essere ingaggiati come mercenari in tutta Europa, diventò sempre più frequente.
I dardi della balestra, infatti, erano in grado di perforare anche le armature più solide e per questo erano temute e considerate un'arma da vigliacchi da parte della nobiltà dell'epoca, che riteneva il solo confronto corpo a corpo degno di un vero guerriero.

Arco lungo e balestra
Inoltre, la balestra aveva una gittata massima di più di trecento metri, e una gittata utile di quasi duecento, enorme rispetto ai cento metri scarsi dell'arco lungo. Quando una balestra veniva ricaricata, il soldato era particolarmente vulnerabile, per proteggersi dai tiratori avversari, soprattutto durante gli assedi, i balestrieri usavano un grande scudo, chiamato pavese.
Il problema della balestra nei confronti del suo maggiore antagonista, l'arco lungo inglese, era costituito dalla cadenza di tiro. In un minuto, un arciere allenato poteva scagliare sei frecce, mentre il complesso meccanismo di ricarica della balestra non permetteva di scagliare più di un dardo nello stesso lasso di tempo.

I condottieri italiani
Il medioevo in Italia fu caratterizzato dalla nascita dei capitani di ventura. Chiamati anche condottieri, erano soldati a capo di bande mercenarie che combatterono in Italia tra il 14° e il 15° secolo. Questi soldati stabilivano veri e propri contratti con i signori dell'epoca, che a volte comprendeva anche un'assicurazione sulla perdita degli arti e perfino una pensione.
I condottieri si proteggevano in battaglia con armature che li coprivano totalmente, senza lasciare esposto nemmeno un lembo di pelle. Per realizzare armature che oltre a essere utili fossero pratiche e lasciassero una relativa capacità di movimento al cavaliere, in Italia gli armaioli del settentrione crearono una scuola capace di creare armature tra le più complesse e artistiche dell'epoca.

L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
Gustavo Adolfo di Svezia fu senza dubbio uno dei maggiori generali di questa epoca. Nel corso della Guerra dei Trent'Anni (1618-1638) fece tremare gli eserciti cattolici. La sua strategia e la sua tattica innovativa, fatta di attacchi fulminei, di fanteria molto mobile rispetto alle lente formazioni imperiali e di cariche di cavalleria che spesso comandava di persona, fecero sì che l'esercito svedese divenisse uno dei più rispettati d'Europa.
Gustavo Adolfo di Svezia fu senza dubbio uno dei maggiori generali di questa epoca. Nel corso della Guerra dei Trent'Anni (1618-1638) fece tremare gli eserciti cattolici con attacchi fulminei, con una fanteria molto mobile rispetto alle lente formazioni imperiali e con cariche di cavalleria che spesso comandava di persona.
L'era della picca e del moschetto (1525-1702)
Dopo la battaglia di Pavia (combattuta il 24 febbraio 1525 tra spagnoli e francesi) diventò lampante ai generali di tutta Europa che l'epoca della cavalleria era finita. Gli archibugi imperiali decimarono i cavalieri della Gendarmeria, il fior fiore della cavalleria pesante francese, volgendo l'esito della battaglia a proprio favore.
L'archibugio e il moschetto erano però armi che richiedevano una complessa operazione per poter essere ricaricati, quindi archibugieri e moschettieri erano vulnerabili alle cariche della cavalleria che, anche se si era alleggerita, continuava a essere presente sui campi di battaglia.

Il Tercio spagnolo e il ritorno delle picche
La soluzione fu quella di creare delle formazioni composte in parte da archibugieri e in parte da picchieri. Le picche davano protezione ai soldati armati di archibugio mentre questi ricaricavano l'arma e tenevano lontano le cavallerie.
In questo contesto nacque la formazione del Tercio Spagnolo, creato da Gonzalo di Cordoba, che prevedeva un centro di picchieri circondato in ogni lato da archibugieri, ma anche le formazioni dei lanzichenecchi e degli svizzeri erano simili, e la fanteria tornò così ad avere il ruolo di regina dei campi di battaglia.
Quando questi enormi quadrati di fanteria venivano a contatto però, il tasso di mortalità era altissimo. Nel caso di una carica, infatti, gli archibugieri si defilavano lasciando lo spazio ai soldati armati di picca e alabarda. Gli scontri corpo a erano così violenti che spesso le prime file degli schieramenti venivano eliminate al primo contatto.

La tattica del caracollo
Il ruolo della cavalleria divenne quindi sempre meno decisivo per l'esito della battaglia. I cavalieri non potevano più caricare le fanterie sperando di spazzarle dal campo.
Anche la cavalleria, però, era dotata di armi da fuoco, principalmente pistole, dotate di meccanismo d'innesco a miccia o a ruota, e questo portò allo sviluppo di una nuova tattica, quella detta del caracollo.
La formazione di cavalleggeri si dirigeva al trotto verso il nemico, la prima fila scaricava le proprie pistole, di solito due, ma a volte anche quattro, e dopodiché si ritirava in fondo alla formazione, facendo appunto caracollare il proprio cavallo, lasciando spazio alla seconda riga di cavalieri. Così facendo, almeno in teoria, il nemico veniva indebolito tanto da permettere alla cavalleria di caricare all'arma bianca.

L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
L'Età della Ragione non fa finire le guerre… anzi
Il 18° secolo fu uno dei più prolifici per quanto riguarda le innovazioni militari. L'invenzione della baionetta, o meglio la sua diffusione presso tutti gli eserciti, permette al soldato di difendersi dagli attacchi della cavalleria senza l'aiuto delle picche, mentre l'aumentato volume di fuoco e la maggiore praticità del moschetto a pietra focaia rivoluzionano le formazioni di fanteria.
Ora le fanterie si dispongono in lunghe file, solitamente su tre o più righe, per meglio sfruttare il proprio volume di fuoco, e l'introduzione del fuoco di plotone permetteva a un battaglione di sparare in maniera costante, creando così un vero e proprio muro di fuoco.

L'artiglieria fa passi da gigante
L'artiglieria era presente sui campi di battaglia già da diversi secoli, ma è nel '700 che subisce uno sviluppo decisivo e prende posto definitivo tra le tre armi dell'esercito.
Principalmente a quell'epoca esistevano tre tipi di artiglieria: quella leggera, che veniva di solito aggregata ai battaglioni di fanteria per il supporto ravvicinato; quella pesante, che serviva per spezzare le linee nemiche; e quella d'assedio, costituita da pezzi estremamente pesanti utilizzati, come suggerisce il nome, durante gli assedi.
Un esempio di quanto fosse importante lo sviluppo dei pezzi di artiglieria è quello dell'obice “segreto” russo, di cui nessuno doveva conoscere l'affusto. Nel corso della battaglia di Zorndorf (1758), però, diversi di questi cannoni “segreti” caddero nelle mani dei prussiani, ma non risultarono decisivi ai fini della guerra come le è stata Enigma.

Nasce la fanteria leggera
Un'altra novità delle guerre del 18° secolo fu l'apparire sui campi di battaglia di sempre un maggior numero di truppe leggere, sia a piedi sia a cavallo. L'esempio principale sono i grenzer austriaci, o croati, come venivano chiamati, abitanti delle zone di confine dell'impero austriaco (da qui il termine grenzer) abituati a combattere in formazioni aperte, senza seguire la rigida disciplina della fanteria di linea. A loro presto si aggiunsero esempi simili in tutta Europa, gli Jager prussiani, i panduri russi, i cacciatori di fischer francesi.
A differenza della fanteria di linea, composta da moschettieri e granatieri, questi ultimi avevano perso da tempo la funzione di lanciare granate che ne aveva determinato il nome, che si schierava in linea spalla contro spalla, le fanterie leggere sfruttavano ogni minimo riparo per evitare le pallottole, alberi, macigni, staccionate, e per le truppe regolari era estremamente frustrante vedere essere colpiti senza poter replicare in maniera efficiente al fuoco nemico.

La piccola guerra
Nell'ambito della Kleine Krieg, la piccola guerra, come venivano chiamate le azioni di guerriglia di cui spesso si rendevano protagoniste le truppe leggere, prende vita una nuova figura di soldato a cavallo: l'ussaro.
Di origine ungherese, gli ussari ben presto trovarono posto, oltre che nell'esercito austriaco, anche in quello prussiano, in quello francese, in quello russo, in quello spagnolo e, anche se in un secondo tempo, in quello inglese.
Tra i molti compiti della cavalleria leggera, c'era quello di attaccare con veloci colpi di mano le retrovie nemiche, e in molti casi gli ussari ci riuscirono molto bene. Due esempi su tutti sono il raid su Berlino dell'ottobre 1758 compiuto dalle truppe austriache; e l'imboscata subita da un grosso treno di rifornimenti prussiano presso Domstadtl nel giugno del 1758, che costrinse Federico II a rinunciare all'assedio di Olmutz e ritirare il proprio esercito dalla Moravia.

L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
L'epoca napoleonica
Pochi condottieri hanno saputo ispirare l'immaginario collettivo come Napoleone Bonaparte, e un tale successo lo si deve anche all'impressionante numero di vittorie che seppe ottenere nel giro di pochi lustri nei confronti di tutti gli eserciti d'Europa.
In ambito bellico si può dire che l'era napoleonica va dal 1792, anno che segna l'inizio delle guerre rivoluzionarie francesi con la battaglia di Valmy, al 18 giugno 1815, data della battaglia di Watrerloo. Solo 23 anni quindi, ma anni in cui il modo di combattere cambiò radicalmente.

Le baionette sono sagge
La dottrina militare alla fine del 18° secolo prevedeva assoluta disciplina da parte delle truppe e manovre che seguivano precise regole dettate dai manuali militari di quello che viene definito ancien régime.
I soldati della Francia rivoluzionaria, sia pur spinti da amor patrio, mancavano di quell'addestramento necessario a ogni soldato di fanteria dell'epoca. Inoltre, la necessità di difendere i confini della Francia, attaccato da ogni parte, almeno all'inizio delle guerre rivoluzionarie, implicava l'invio di truppe al fronte il prima possibile, senza perdere tempo sul campo di parata.
La mancanza di disciplina e l'inesperienza spinse i generali francesi a utilizzare un tipo di formazione diverso da quello che veniva normalmente utilizzato dagli altri eserciti europei: la colonna d'attacco. Normalmente, le fanterie ben addestrate venivano schierate in linea, con una profondità di tre o quattro ranghi, questo per sfruttare al meglio il volume di fuoco dei moschetti. I francesi preferirono aumentare il numero dei ranghi, restringendo il fronte, e affidarsi al freddo metallo delle baionette per risolvere le battaglie.
Una tattica che si rivelò azzeccata. Basti pensare che anche il generale russo Suvorov, uno dei pochi comandanti dell'epoca in grado di riportare tre vittorie consecutive contro i francesi in Italia nel 1799, amava ripetere: “La pallottola è stupida, la baionetta è saggia”.

Artiglieria e fanteria leggera
Anche l'uso dell'artiglieria non sarà più lo stesso dopo le guerre napoleoniche. I cannoni, infatti, assumono sempre maggior importanza sul campo di battaglia. I maggiori generali dell'epoca si rendono conto che l'artiglieria può essere utilizzata sia in maniera spregiudicata, come nel caso delle batterie a cavallo, avvicinandosi al nemico per scaricare le cartucce di mitraglia per poi ritirarsi velocemente; sia in modo massiccio, concentrandola in grandi batterie usate per sfondare il fronte nemico.
Napoleone, grazie anche al fatto di essere stato cresciuto militarmente come artigliere, se ne rende subito conto e con il grado di maggiore di artiglieria partecipa vincendo a una delle sue prime battaglie: l'assedio di Tolone (1793).
La fanteria leggera aumenta la propria presenza in maniera notevole in tutti gli eserciti dell'epoca. Vengono creati numerosi reggimenti leggeri in grado di proteggere la testa e i fianchi degli eserciti, ma anche in questo caso, sono i francesi a introdurre la vera novità: una compagnia di fanteria leggera nei battaglioni regolari. Queste compagnie di schermagliatori, che si aprivano a ventaglio davanti al fronte del battaglione, avevano il doppio compito di disturbare l'avanzata del nemico, bersagliandolo continuamente, e di proteggere quella del proprio reggimento.

Le Divisioni e i Corpi d'Armata Una delle maggiori innovazioni dell'esercito francese in quel periodo fu comunque l'adozione delle divisioni. Una divisione era un vero e proprio esercito in miniatura, che prevedeva la presenza di fanteria, artiglieria e cavalleria, questo permetteva a una simile formazione di resistere agli attacchi di un esercito di dimensioni maggiori fino all'arrivo dei rinforzi.
Mancava ancora un passo per rendere l'esercito francese una macchina da guerra perfetta, passo che avvenne nel corso della campagna del 1800, quando il generale Moreau, al comando dell'Armata del Reno, si rese conto che la gestione amministrativa e il controllo gerarchico delle sue undici divisioni erano troppo complessi, e decise così di dividerle in quattro corpi d'armata. Da quel momento in poi tutti gli eserciti francesi assunsero quel tipo di struttura, uno dei principali motivi del successo delle armate francesi sui campi di battaglia di tutta Europa.

L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
Il terribile mortaio ribattezzato 'dittatore' veniva spostato lungo la ferrovia durante la Guerra di Seccessione Americana. In questa foto raggiunge la sua posizione alla periferia di Petersburg in Virginia, nel 1864.
Il terribile mortaio ribattezzato "dittatore" veniva spostato lungo la ferrovia durante la Guerra di Seccessione Americana. In questa foto raggiunge la sua posizione alla periferia di Petersburg in Virginia, nel 1864.
Il 19° secolo e la fine dell'Innocenza
Il modo di fare la guerra nell'800 cambiò totalmente verso la seconda metà del secolo. Con la guerra di secessione americana (1861-1865) e la guerra franco prussiana (1870-1871) i generali cominciano a comprendere che le lunghe colonne e le file di soldati in perfetto ordine non sono più adatte. La causa è legata allo sviluppo bellico in grado di portare sui campi di battaglia armi e tecnologie sempre più letali. Tanto è vero che le prime trincee e postazioni difensive migliorate si vedranno già nel corso della guerra civile americana.

Fucili rigati e mitragliatrici
L'evoluzione dei fucili fa sì che si abbandoni il sistema di accensione a pietra per passare a quello a percussione, l'introduzione dell'anima rigata della canna, inoltre, aumenta di gran lunga sia la gittata, che raggiunge i 700 metri, sia la precisione. Inoltre, si cominciano a vedere anche i primi esempi di fucili a retrocarica.
Per l'artiglieria il discorso è analogo. I cannoni rigati aumentano notevolmente la precisione e la gittata, in più la possibilità di sfruttare il sistema di retrocarica rende le operazioni degli artiglieri molto più semplici che in passato.
L'aumento della gittata e dei calibri portò a un uso dell'artiglieria diverso rispetto al passato, cioè quello del bombardamento delle retrovie. I cannoni colpivano oltre la linea del fronte per indebolire la resistenza e il morale delle truppe nemiche, colpendo i depositi. Per vedere utilizzata con assiduità questa tattica si dovrà, comunque, attendere la Prima Guerra Mondiale.
La presenza di batterie di mitragliatrici negli organici degli eserciti francese e prussiano nel corso della guerra del 1870, è un chiaro segnale che i tempi stanno cambiando e che le cariche alla Furia Francese, presto saranno impossibili da condurre.

Rivoluzione industriale e tecnologia
Nella seconda parte del secolo le truppe non marciano più “sul proprio stomaco”, come si diceva in passato per indicare che senza rifornimenti i fanti non marciano, ma possono utilizzare una delle più grandi invenzioni tecnologiche dell'epoca: la ferrovia.
I soldati italiani nel corso della terza guerra d'indipendenza presero il treno a Torino per raggiungere il fronte, così come capitava ai fanti nordisti e sudisti, il che permetteva ai generali di concentrare più velocemente le truppe dove si riteneva fosse necessario.
Anche la ricognizione aveva trovato un nuovo mezzo per poter scoprire i movimenti e la posizione del nemico, grazie alla possibilità di utilizzare palloni frenati, cioè palloni aerostatici che garantivano agli osservatori di elevarsi per centinaia di metri sopra la linea del fronte senza correre il rischio di essere colpiti.

L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
Un carro armato tedesco distrutto durante un'operazione in Francia nel 1942.
Un carro armato tedesco distrutto durante un'operazione in Francia nel 1942.
La guerra totale
Il secolo appena trascorso è forse il più innovativo a livello tattico e strategico. Nel giro di pochi decenni nascono l'aviazione militare, utilizzata per la prima volta da noi italiani nel corso della guerra italo-turca (1911-1912), e le forze corazzate. Ma anche lo sviluppo dell'industria automobilistica dà il proprio contributo bellico. Camion e macchine, sempre più frequentemente accompagnano i soldati al fronte. Nel corso della Prima Guerra Mondiale (1914-1918) i taxi di Parigi risultarono fondamentali per trasportare i rinforzi sulla linea di combattimento.

Dalle trincee alla Blitzkrieg
Se la Prima Guerra Mondiale viene ricordata principalmente come una guerra di logorio, una guerra di trincea e di attacchi suicidi, è proprio nel corso di questo conflitto che cominciano a svilupparsi quelle armi che caratterizzeranno tutte le guerre del secolo.
Gli aerei svolgono un ruolo sempre più importante: ricognizione, bombardamento, mitragliamento delle fanterie e caccia ai velivoli nemici per determinare la superiorità aerea.
Il primo prototipo di carro armato risale al 1915, non aveva armi offensive, pesava 18 tonnellate, e venne soprannominato dalle truppe inglesi “Little Willie”. Ma il battessimo del fuoco per i carri armati avvenne il 15 settembre 1916, nel corso della prima battaglia della Somma, dove i soldati tedeschi scoprirono con terrore quanto potessero essere letali.
Ma non furono solo nuove armi, diciamo così, “convenzionali” a fare la loro apparizione sui campi di battaglia europei in quel periodo, le prime armi chimiche vennero, infatti, usate nel 1915 nel corso della battaglia di Ypres, da qui il nome del gas velenoso iprite, e provocarono cinquemila morti.

La Seconda Guerra Mondiale
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945) la Germania nazista, grazie anche all'esperienza fatta nel corso della Guerra Civile Spagnola (1936-1939), ha compreso in pieno le potenzialità dei nuovi mezzi bellici che la tecnologia ha messo a disposizione dell'arte bellica.
La cavalleria pian piano scompare dai campi di battaglia, lasciando spazio alle forze corazzate, anche se una delle ultime cariche all'arma bianca verrà condotta proprio dalla cavalleria italiana durante la campagna di Russia presso Isbuschenskij, nell'agosto del 1942.
Tutte le armi, fanteria, artiglieria, aviazione e forze corazzate, i generali tedeschi hanno capito che, devono essere usate in supporto dell'attacco principale, e questa dottrina darà prova della propria validità nel corso delle prime battaglie della guerra, quella per la Polonia (1939) e per la Francia (1940).
I soldati tedeschi eseguono alla perfezione il piano loro assegnato, che passerà alla storia con il nome di BlitzKrieg, la Guerra Lampo, e nel giro di poche settimane hanno ragione di polacchi e francesi.

L'arte della guerra
Com'è cambiata la strategia militare in 5000 anni di battaglie e guerre? Quali sono state le innovazioni tecnologiche e tattiche più brillanti? E perché ci piace giocare a fare i condottieri?
Un Predator, un veicolo da ricognizione senza pilota già utilizzato con successo in Iraq. Il ricorso a veicoli da guerra simili sarà sempre più frequente nel futuro e sono già allo studio nuovi prototipi.
Un Predator, un veicolo da ricognizione senza pilota già utilizzato con successo in Iraq. Il ricorso a veicoli da guerra simili sarà sempre più frequente nel futuro e sono già allo studio nuovi prototipi.
Le guerre del futuro
Einstein disse che «Io non so con che armi si combatterà la Terza Guerra Mondiale, ma so che la quarta sarà combattuta con i bastoni e le pietre» riferendosi al fatto che nella prossima guerra mondiale si sarebbe sicuramente fatto un uso indiscriminato delle armi nucleari.
Speriando di non scoprire mai se lo scienziato tedesco aveva ragione, ma volendo fare delle ipotesi su come verranno combattute le eventuali guerre di questo secolo, è chiaro che la tecnologia sarà la vera padrona dei campi di battaglia del 21° secolo.

Come in un videogioco
Ogni mezzo bellico, ormai, sembra non poter fare a meno della tecnologia. Puntatori al laser, bombe teleguidate, missili filoguidati, proiettili termoguidati, mirini a raggi infrarossi, e la lista potrebbe continuare a lungo. Sembra proprio che la presenza dei soldati sul campo di battaglia, sia destinata a scomparire. Cosa ancor più probabile se si prende in considerazione il fatto che già esistono aerei che non hanno bisogno del pilota per portare a termine la propria missione.
È già allo studio dei tecnici militari la creazione di carri armati che non necessitano di equipaggio e possono essere controllati a distanza, proprio come se ci si trovasse davanti al monitor del proprio computer giocando con l'ultima simulazione di guerra.

Impossibile senza
Per quanto questo tipi di sviluppi cambieranno il modo di fare la guerra, e potrebbero salvare le vite di molti uomini e donne, è da considerarsi impossibile che il soldato scompaia completamente. Sono ancora moltissime le azioni che solo l'uomo può fare in ambito bellico.
Inoltre, dal punto di vista strettamente tattico, il modo di fare la guerra di questo secolo sarà sempre più improntato sulla guerriglia, piccoli gruppi di uomini altamente addestrati in grado di svolgere i compiti più disparati, dalle azioni di sabotaggio, ai rapidi colpi di mano.
E come si è visto anche nell'ultima guerra dell'Iraq, con ogni probabilità i campi di battaglia del futuro saranno sempre meno ampie pianure e spazi aperti, ma centri abitati e obiettivi chiave (ponti, aeroporti, ferrovie, ecc.), luoghi in cui sarà l'essere umano che continuerà a essere, tristemente, protagonista.

Giorgio Baratto

09 Maggio 2005