7 invenzioni che - in un certo senso - dobbiamo ai nazisti

Dalla Fanta al primo computer, dalla Volkswagen al carburante sintetico: alcune delle invenzioni nate nella Germania nazista e utilizzate ancora oggi.

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Volkswagen Dopo il colpo disastroso della crisi del ’29, Hitler era deciso a sostenere i consumi della classe media e, in particolare a motorizzare anche i tedeschi più poveri. Il Fuhrer incaricò nel 1937 l’ingegnere Ferdinand Porsche di fondare a Wolfsburg lo stabilimento che avrebbe prodotto le Volkswagen, le “vetture del popolo”. Dal 1938 fino alla fine della guerra la produzione di auto venne convertita da civile a militare, per riprendere subito dopo il termine del conflitto con il lancio sul mercato del famoso Maggiolino.

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Fanta Quando nel 1940 la Coca-Cola venne bandita dal Reich a causa dell’interruzione degli scambi commerciali con gli USA, il responsabile tedesco dell’azienda americana decise di trovare un’alternativa “germanica” alla bibita gassata più famosa del mondo. La soluzione? Una bevanda a base di siero di latte e marmellata di mele, ingredienti facilmente reperibili in Germania. Ci volle un’intensa sessione di brainstorming per trovare all’invenzione un nome adatto ma, a furia di usare la fantasia, l’idea arrivò e la bibita venne battezzata, appunto, “Fanta”.
Per ottenere il gusto di agrumi che conosciamo noi, bisognò però aspettare fino al 1955. In quell’anno, nello stabilimento della Fanta di Napoli, si narra che un certo conte Matarazzo aggiunse le arance alla ricetta originale.
Si tratta dunque di un'invenzione della Germania nazista, non propriamente dei nazisti

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Z1, il primo computer Nel 1937, l’ingegnere Konrad Zuse progettò e costruì (a casa dei genitori) il primo calcolatore elettronico, un antenato dei moderni computer. Alimentato da energia elettromeccanica e provvisto di un’unità di calcolo in virgola mobile con numeri codificati in binario (sekundal), la macchina programmabile di Zuse (Versuchmuller) era in grado di risolvere lunghe operazioni matematiche in brevissimo tempo, impiegando solo un secondo per ogni ciclo di calcolo. Lo Z1 eseguiva sottrazioni, addizioni, divisioni e moltiplicazioni secondo le istruzioni trasmesse attraverso un sistema di schede perforate.
Konrad Zuse non fece mai parte del partito nazista.

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I missili per andare sulla Luna L’ingegnere Werner von Braun fu una delle teste più brillanti del Terzo Reich, e non solo. Le sue ricerche e le invenzioni in campo bellico, in particolare quella dei missili balistici V-2, furono successivamente molto utili alla Nasa che se ne servì per sviluppare i primi razzi per l’esplorazione dello spazio.
Al termine del conflitto, von Braun iniziò a lavorare per l’agenzia spaziale statunitense e diresse la progettazione del Saturn V, il razzo multistadio a propellente liquido più grande mai realizzato. Il Saturn V fu utilizzato nei programmi spaziali Apollo e Skylab.

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Le taniche per la benzina Durante la guerra, lo stoccaggio del carburante era un’esigenza fondamentale dell’esercito tedesco. Così, nel 1936 l’azienda Eisenwerke Müller & Co si mise all’opera per progettare e realizzare delle speciali taniche da 20 litri destinate a conservare la benzina necessaria all’aviazione e agli altri veicoli nazisti. Come richiesto da Hitler, nel luglio del 1937 si diede il via alla produzione in serie di questi resistenti canestri in acciaio (Wehrmachtskanisters) utilizzati ancora oggi.

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I carburanti sintetici In seguito alle difficoltà nell’approvvigionamento di carburante dovuti all’embargo commerciale, la Germania iniziò a produrre petrolio sintetico in quantità massicce. In realtà, il processo di conversione del carbone in carburante era già stato brevettato nel 1913 dal suo inventore, il tedesco Frederik Bergius. Ma fu negli anni del secondo confitto mondiale che questa scoperta venne veramente sfruttata e perfezionata: il processo Bergius venne infatti impiegato dalla Germania nazista per produrre in ingenti quantità i principali derivati del petrolio, ovvero benzina e olio, usati per rifornire i mezzi dell’esercito.

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L'aereo a reazione Il primo brevetto di un aereo a reazione risale al 1929, ma il suo progettista, l’inglese Frank Whittle, non trovò alcuna industria disposta a realizzarlo. Così il primo jet a entrare in servizio operativo fu, 15 anni dopo, il Messerschmitt Me.163B Komet. L’aereo era il risultato del lavoro di Alexander Lippisch, esperto di alianti tutt’ala, ed Helmuth Walter, realizzatore del primo motore a razzo a carburante liquido. E in effetti il piccolo intercettore non era altro che un aliante che usava la sua rivoluzionaria forma di propulsione per brevi momenti: poteva salire fino a 10 mila metri in 150 secondi e toccare i 900 km/h, ma la sua autonomia a piena potenza era di soli 10 minuti. Il primo incontro con i bombardieri alleati avvenne il 28 luglio del 1944, e il Komet si rivelò eccezionale: gli armieri dei B-17 non facevano in tempo a ruotare la torretta.

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La svastica Chiudiamo questo essenziale elenco con una non invenzione dei nazisti: il loro simbolo, la svastica.
La croce uncinata (in sanscrito svastika) risale alla preistoria. Come simbolo del ciclo della vita e delle stagioni si trova su manufatti greci, della civiltà indoiranica come pure di quella germanica. Nell’antica Cina, invece, simboleggiava i punti cardinali. Nel buddismo, dal 700 a. C. circa, divenne un talismano, mentre nel giainismo (una religione indiana) i quattro bracci corrispondono al mondo dell’uomo, a quello degli dèi, a quello animale e agli inferi. Prima del nazismo, in Germania la adottarono i movimenti che si rifacevano all’ideologia nazionalista germanica. Hitler la riprese nel 1920 come effigie del partito nazionalsocialista e poi, con l’aggiunta dell’aquila imperiale, ne fece il simbolo del Terzo Reich.

Volkswagen Dopo il colpo disastroso della crisi del ’29, Hitler era deciso a sostenere i consumi della classe media e, in particolare a motorizzare anche i tedeschi più poveri. Il Fuhrer incaricò nel 1937 l’ingegnere Ferdinand Porsche di fondare a Wolfsburg lo stabilimento che avrebbe prodotto le Volkswagen, le “vetture del popolo”. Dal 1938 fino alla fine della guerra la produzione di auto venne convertita da civile a militare, per riprendere subito dopo il termine del conflitto con il lancio sul mercato del famoso Maggiolino.