In cerca di una nuova vita

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Zii d'America? Avi con la valigia di cartone? A San Francisco negli Stati Uniti, si svolge proprio in questi giorni la mostra In cerca di una nuova vita presso il Museo italo-americano, nella quale si racconta la storia dell’immigrazione italiana in California dal 1850 ai nostri giorni (per saperne di più). In questa fotogallery vi mostriamo alcune delle immagini e qualche storia di immigrazione. (sfoglia il catalogo online della mostra

Sulla costa occidentale (west coast) quando arrivarono gli italiani trovarono un'economia diversificata ma poco sviluppata che offrì loro un ampio ventaglio occupazionale: agricoltura, pesca, miniere e in seguito costruzioni ferroviarie, industrie alimentari, manifatturiere e del legname. E furono molti quelli che scelsero questa meta, basta pensare che oggi i californiani che vantano origini italiane sono circa 1,5 milioni (fonte U.S. Census Bureau).
Nella foto alcuni immigrati raccoglitori di luppolo nel 1919, nella contea di Sonoma

Testi: Federico De Palo
Foto: © Museo italo-americano di San Francisco

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La prima ondata migratoria, dal 1850 al 1924, fu la più consistente: decine di migliaia di migranti in maggioranze liguri, toscani, siciliani, calabresi e piemontesi. I migranti si dedicavano agli stessi mestieri svolti in patria. Agricoltura e allevamento furono, fino agli anni '50, i settori prediletti. In particolare la viticoltura si sviluppò molto grazie a un clima favorevole.
Le aziende vinicole di origine italiana – alcune nate nell’ultimo ventennio dell’800 – negli anni ’60 controllavano il 50% dell’intera produzione della California e ancora oggi ne detengono il 15%. Gli italiani non si persero d’animo nemmeno nel periodo del proibizionismo (1919-1933) ripiegando sulla vendita dell’uva in Italia.
Nella foto: alcuni lavoratori della fattoria di floricoltura Lagomarsino Violet, nel 1909

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E dopo l'agricoltura cosa poteva venire? Ovviamente la pesca. A partire dal 1880 pescatori italiani, inizialmente solo genovesi come quelli della foto (Santa Cruz, 1910) e successivamente anche siciliani, si stabilirono a San Francisco. In seguito, anche a causa di rivalità campanilistiche, si distribuirono su vari punti della costa fino a San Diego, soppiantando gli immigrati cinesi e rivaleggiando con quelli portoghesi. Nel 1910 i pescatori italiani controllavano l'80% dell'industria del pesce californiana.

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Nella corsa all'oro siamo arrivati in ritardo. Dalla sua scoperta nel 1848, l'oro ha dominato il settore minerario californiano, ma gli italiani non parteciparono alla “febbre” dei cercatori, fecero però in tempo a diventare minatori nei più industrializzati giacimenti sotterranei o nelle miniere di quarzo (nella foto minatori all'Angles camp, nel 1910). La fatica e la pericolosità del lavoro fecero sì che fosse lasciato volentieri agli ultimi arrivati. Di contro, i salari relativamente alti attrassero dopo il 1900 molti migranti italiani soprattutto genovesi e lucchesi. Intorno al 1920 più del 50% degli italiani in California era arrivato nel Novecento e la maggior parte di loro si spaccava la schiena in miniera.

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Nel Novecento nel settore delle ferrovie il 40% dei lavoratori era italiano, mentre altri lavoravano in fabbrica – industrie di conserve, cioccolato e sigari - molte di esse di proprietà di italiani. E mentre i sindacati guardavano agli operai italiani con sospetto, perché spesso accettavano salari bassi, gli industriali spesso li bollavano come sovversivi, a causa del grado di politicizzazione di alcuni di loro.
In questi anni, tuttavia, non mancarono scioperi alcuni anche molto duri, come quello alla McCloud River Lumber Company (nella foto) del 1909. Il settore manufatturiero, invece, conobbe poca attività sindacale, forse per i vincoli nazionali che legavano la manodopera agli industriali, anch'essi italiani.

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A nessuno piace ravanare nell'immondizia ma qualcuno deve pur farlo! La maggioranza degli italiani a San Francisco svolgeva i lavori più umili e fra questi c'era la raccolta dei rifiuti. Tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 quest'attività, antipatica ma remunerativa, era diventata monopolio degli italiani, in particolare liguri. E fu proprio un ligure, Andrea Sbarboro imprenditore genovese, che fondò una cooperativa dedita a questa attività. Altri seguirono l'esempio. Nel 1936 San Francisco contava ben 36 società per la raccolta dei rifiuti ma dopo la Grande Depressione ne erano rimaste solo due.
Nella foto alcuni raccoglitori di rifiuti nel 1920.

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Le pensioni a conduzione familiare gestite da italiani, donne in primo luogo, crebbero come funghi tra '800 e '900. Non erano però luoghi per turisti ma edifici in legno senza alcun lusso che spesso si trovavano vicino alle miniere e alle fabbriche perché ospitavano i lavoratori senza casa. Per integrare il salario c'era anche chi affittava camere della propria abitazione. Oltre a albergatori e ad affittacamere, gli italiani furono anche commercianti, spesso partiti come ambulanti. I negozi servivano principalmente la comunità italiana, al pari di artigiani, barbieri, sarti, calzolai, carpentieri, edili.
Nella foto la sala da pranzo del California Hotel, costruito nel 1896, con una clientela di minatori.

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Per le donne era più dura, come sempre. All'inizio le italiane svolgevano soprattutto lavori domestici o erano impiegate nel settore alberghiero, le vedove e le separate spesso per sopravvivere si improvvisavano affittacamere. Ma con i progressi dell’industria le italiane furono impiegate anche in fabbriche di cioccolato, di sigari, di cibo in scatola, dove rispetto ai colleghi maschi percepivano un salario più basso. L’emigrazione e industrializzazione hanno in qualche modo costretto le donne ad emanciparsi, anche se il prezzo era alto, poiché le lavoratrici spesso erano mal viste perché accusate di trascurare la famiglia.

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I primi giornali italiani in California, nacquero dopo la metà dell’800. Questi fogli avevano la doppia funzione di mantenere i legami con la terra d'origine e di connettere, con la promozione di eventi sociali e culturali, la comunità italo-californiana. Nonostante le divergenze politiche dei diversi fogli, la stampa italiana fu unita nel denunciare le discriminazioni contro gli italiani e organizzò collette per i connazionali indigenti e a sostegno degli scioperi. Non mancò neppure l’antifascismo: agli inizi del '900 viene fondato Il Corriere del Popolo di orientamento progressista prima e antifascista poi (1911-1967). Nella foto il carro per la consegna de L'Italia, nel 1908

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Se si dice "Jacuzzi" oggi ci viene subito in mente una vasca a idromassaggio, eppure potrebbe farci pensare a un aereo, se solo le cose fossero andate in un altro modo.
Emigrati agli inizi del secolo da Casarsa (Pordenone), gli Jacuzzi si dedicarono a lavori duri e malpagati, finché uno di loro progettò nel 1911 un'elica di legno di grande successo. Fondata la società, gli Jacuzzi costruirono il primo prototipo di aereo, pilotato da uno dei fratelli e precipitato durante il volo inaugurale nel 1921 (nella foto poco prima del decollo).
Ma gli Jacuzzi non si dettero per vinti e inventorono una pompa che rivoluzionò il modo di estrarre l'acqua dai pozzi. Con l'esperienza idraulica accumulata con le pompe inventarono poi l'idromassaggio.

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Qualcuno più intraprendente (e fortunato) riuscì a sfondare fra i nababbi, soprattutto a San Francisco, la capitale finanziaria dello Stato. È il caso del milanese John Fugazi che partì da un'agenzia di viaggi per gli italiani che volevano rimpatriare o organizzare il viaggio per i parenti e arrivò a fondare due banche, una delle quali fornì i fondi per la ricostruzione di San Francisco dopo il terremoto del 1906. Altre banche italiane furono la Italian-American Bank (1899) del genovese Andrea Sbarboro e la Bank of Italy, fondata nel 1904 da Amedeo Giannini e diventata nel 1930 la Bank of America, una delle più grandi banche degli Stati Uniti (nella foto la banca nel 1913).

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I migranti spesso erano uomini single, oppure soli perché avevano lasciato moglie e figli in patria. E all’inizio la vita sociale della comunità italiana era incentrata spesso sulle società di mutuo soccorso fra lavoratori, o su società segrete come quella dei Druids, che avevano un ruolo alternativo rispetto alla Chiesa cattolica. Pian piano, gli immigrati o mettevano su famiglia oppure facevano arrivare moglie e figli dall’Italia e il centro della vita sociale divenne la famiglia: pranzi, battesimi, comunioni, matrimoni. E poi feste, picnic, processioni religiose, eventi sportivi (gli italiani fondarono vari club), parate, bande musicali. La Chiesa riuscì a imporsi nella comunità solo negli anni '30 organizzando anche varie attività come corsi di lingue e gare sportive.
Nella foto: la Santa Rosa Indipendenza Band, negli anni ‘20

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Un pescatore poteva cantare la Traviata. Non c'è niente di strano, i pescatori italiani conoscevano a memoria le principali opere liriche e non era raro che qualche volta venissero scritturati dalle compagnie teatrali. L’opera lirica all’epoca era molto seguita in Italia anche tra i ceti più popolari.
Ma la California attrasse anche cantanti d'opera di livello mondiale. Nel 1921 nacque la prima compagnia di italo-californiani. Nel North Beach, quartiere italiano di San Francisco, si trovavano ristoranti e teatri dove si svolgevano le rappresentazioni operistiche in italiano fino agli anni '20.
Nella foto: Luisa Tetrazzini, celebre soprano italiana in un'esibizione a Lotta’s Fountain, a San Framcisco nel 1910.

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La seconda ondata migratoria che inizia nel 1924 è meno numerosa della prima, a causa delle limitazioni sugli ingressi introdotte negli Usa in quell’anno, rimaste in vigore fino agli anni '60. Si trattò di migranti più vecchi e più agiati, appartenenti alla classe media. Fino al secondo dopoguerra erano italiani che avevano sposato statunitensi, italo-americani in visita in Italia che si erano fermati a causa della guerra o persone che vivevano in zone assegnate ad altri Paesi con i nuovi trattati di pace, come gli istriani che da italiani divennero cittadini jugoslavi. Non mancarono gli ebrei in fuga dalle leggi razziali fasciste del 1938.
Nella foto due ragazze in viaggio per gli Stati Uniti nel 1946

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Per gli emigrati la nuova vita oltreoceano non era tutta rose e fiori: sfruttamento sul lavoro, razzismo, xenofobia e pregiudizi erano all'ordine del giorno. Se è vero che insieme a tanti lavoratori, mossi dalla fame, sbarcarono negli Usa anche le mafie, troppe volte l'intera comunità fu associata alla criminalità. Gli epiteti si sprecavano: abietti, pigri, violenti, depravati e a volte dalle aggressioni verbali si passava a quelle fisiche. Tra il 1880 e il 1930 negli Stati Uniti furono linciati circa 3.943 italiani (secondo quanto riportato da Gian Antonio Stella nel libro L'orda, del 2002). L'episodio più grave si verificò a New Orleans nel 1891 quando 11 siciliani, incarcerati con l'accusa di aver assassinato il capo della polizia, furono trascinati a forza fuori dalla prigione e linciati. Ma nessun tribunale trovò mai prove a loro carico. E la giustizia non fu da meno, gli anarchici Sacco e Vanzetti, accusati ingiustamente di omicidio, furono condannati a morte dopo un processo sommario.
Nell'immagine il disegno del linciaggio pubblicato da un giornale dell'epoca.

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A metà degli anni '60 negli Stati Uniti finisce il sistema delle quote di immigrazione: inizia la terza ondata migratoria che continua ancora oggi. La nuova immigrazione ha un profilo professionale più qualificato. Si stabiliscono in California scienziati, ricercatori, ingegneri, informatici, imprenditori, medici, economisti, professori universitari ma anche giornalisti, chef, artisti, gente dello spettacolo. Gli italiani giocano un ruolo importante nella rivoluzione informatica, il nuovo volano dell'economia californiana. Nella Silicon Valley troviamo spesso immigrati in posti chiave delle maggiori aziende. Impareggiabili gourmet, i nuovi immigrati sono al centro della nascita di una nuova cucina californiana e contribuiscono a sviluppare la moderna industria dei vini.
Nella foto: un’impiegata dei nostri giorni nell’ufficio stampa del motore di ricerca Google, a San Francisco.

Zii d'America? Avi con la valigia di cartone? A San Francisco negli Stati Uniti, si svolge proprio in questi giorni la mostra In cerca di una nuova vita presso il Museo italo-americano, nella quale si racconta la storia dell’immigrazione italiana in California dal 1850 ai nostri giorni (per saperne di più). In questa fotogallery vi mostriamo alcune delle immagini e qualche storia di immigrazione. (sfoglia il catalogo online della mostra

Sulla costa occidentale (west coast) quando arrivarono gli italiani trovarono un'economia diversificata ma poco sviluppata che offrì loro un ampio ventaglio occupazionale: agricoltura, pesca, miniere e in seguito costruzioni ferroviarie, industrie alimentari, manifatturiere e del legname. E furono molti quelli che scelsero questa meta, basta pensare che oggi i californiani che vantano origini italiane sono circa 1,5 milioni (fonte U.S. Census Bureau).
Nella foto alcuni immigrati raccoglitori di luppolo nel 1919, nella contea di Sonoma

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Foto: © Museo italo-americano di San Francisco