Storia

Quali furono gli imperatori romani più spietati?

Dalla morte di Augusto in poi fu un susseguirsi, a fasi alterne, di imperatori sanguinari. Ma alcuni di loro, almeno secondo la storiografia del tempo, raggiunsero vette di sadismo (quasi) ineguagliabili.

Da Caligola a Diocleziano, la classifica degli imperatori romani più crudeli (a detta degli storici antichi) è lunga. Ecco quali furono i più prepotenti e disumani. Talmente spietati da farci addirittura rivalutare i governanti di oggi, come si leggeva nell'articolo di Marta Erba pubblicato sul numero 99 di Focus Storia.

Imperatori romani efferati
Busto di Caligola, soprannominato Caligula dalla calzatura militare ("calǐga") che egli portò fin da fanciullo. © WikiMedia

Pedofilo. I guai per l'Impero iniziarono già dopo Augusto. Suo figlio adottivo Tiberio (42 a. C.-37 d. C.), che gli succedette nel 14 d. C., non era portato per governare. Preferì quindi delegare la gestione del potere al Senato e al prefetto del pretorio (un comandante militare) Seiano, per dedicarsi a ciò che gli interessava di più: gli agi e il lusso.

Oggetto di pesanti critiche, nel 26 si ritirò a Capri per il resto della sua lunga vita, tornando a Roma soltanto in rare occasioni. Nell’isola fece costruire la Villa Jovis dove, secondo gli storici del tempo, passava gran parte del tempo molestando bambini e ragazzi. Tra loro c’era anche il suo futuro successore Caligola (12-41 d. C.), passato alla storia per essere un imperatore folle, oltre che dissoluto.

Sul suo suo conto infatti non furono mai risparmiati i pettegolezzi: per esempio si dice che fu nell'anno 37, dopo essersi ammalato e poi ripreso, che Caligola si sia trasformato in uno degli uomini più amorali e malvagi della Storia.

Gli si attribuirono rapporti incestuosi con le sorelle, accoppiamenti con le mogli dei suoi ospiti durante i banchetti, gesti folli (alcuni diventati celeberrimi) come nominare console il proprio amato cavallo o pretendere che tutti lo adorassero. Ordinò la tortura o l’uccisione di tutti coloro che erano in disaccordo con lui, anche su questioni banali.

Imperatori romani efferati
Busto di Nerone: fece avvelenare il fratello chiedendo aiuto a una avvelenatrice dei tempi, la famelica Locusta. © WikiMedia

Istrionico. Un altro cattivissimo per eccellenza (sempre per la storiografia del tempo) fu Nerone (37-68 d. C.). La madre Agrippina, per correggerne il suo brutto carattere (fin da piccolo Nerone rivelò un’indole sadica e violenta), gli portava l’esempio del fratello Britannico, saggio e virtuoso. Risultato? Nerone prese a odiarlo.

Temendo che potesse un giorno portargli via il trono, lo fece avvelenare, rallegrandosi di fronte alla sua straziante agonia. A quanto pare ci prese gusto: successivamente, con accuse sommarie, uccise tutti coloro di cui non si fidava o che non gli piacevano, compresi la madre, le mogli Ottavia e Poppea e il precettore Seneca.

Età del terrore. Secondo alcune fonti fu Domiziano (51-96) a inaugurare la prima grande persecuzione contro cristiani ed ebrei (l’Apocalisse di san Giovanni, con i suoi toni catastrofici, fu scritta sotto il suo regno). Comportandosi da sovrano assoluto, provocò moti di rivolta e congiure.

Reagì instaurando una sorta di “regime del terrore”: eliminava chiunque, anche tra i suoi più stretti collaboratori, fosse sospettato di tramare contro di lui. Finì col peggiorare la situazione: morì vittima di una congiura, pugnalato nella sua camera da letto.

Spietato. Di origini africane, Settimio Severo (146-211), fu il primo dominus (“padrone”, in contrapposizione al princeps, primo tra pari, che implicava la condivisione del potere col Senato) e il primo imperatore a trarre la propria forza dall’appoggio dell’esercito.

Perseguitò duramente i cristiani e gli ebrei mettendoli di fronte alla difficile scelta tra rinnegare il loro Dio ed essere decapitati (o crocefissi): fece giustiziare tra 1.000 e 3.000 credenti. Rispettava soltanto l’esercito, da cui traeva il proprio potere (e che temeva potesse toglierglielo).

Scena di caccia nel mosaico della Villa Romana del Casale (Sicilia), vicino a Piazza Armerina. Gli animali provenivano da tutto l’impero: c'erano cervi dalla Britannia, giraffe e antilopi dall’Egitto, lupi e orsi dalla Gallia, bisonti dalla Germania... Giungevano a Roma su navi che risalivano il Tevere trainate da buoi che camminavano su un argine costruito appositamente.

Sadico. Figlio degenere di Marco Aurelio (uno dei più grandi sovrani di Roma che regnò nel II secolo, gli anni d'oro dell'Impero), Commodo (161-192 d. C.) amava mettersi in mostra durante i giochi gladiatori. Ordinava che venissero gettati nell’arena gli storpi, i gobbi e i menomati, per poi avere facilmente la meglio su di loro.

Ma la sua passione erano gli animali: abbatteva elefanti, infilzava giraffe, decapitava struzzi. Una volta uccise 100 leoni in un giorno, fino a provocare il disgusto tra gli spettatori.

Imperatori romani efferati
Busto di Massimino Trace: Non fidandosi di nessuno, uccise decine di amici, consulenti e benefattori. © WikiMedia

Paranoico. Altissimo di statura (oltre i 2 metri), Massimino Trace (173-238) è ritenuto il responsabile della crisi dell’impero del III secolo. Non fidandosi di nessuno, uccise decine di amici, consulenti e benefattori.

Pensando di farsi apprezzare dal popolo con le conquiste territoriali, invase la Germania, la Sarmazia e la Dacia (Balcani), al prezzo di gravi perdite.

Al malcontento romano reagì marciando sulla città, ma le truppe erano tanto esauste che in molti disertarono o si rivoltarono contro di lui. Massimino fu assassinato e la sua testa infissa a un palo ed esposta.

Sanguinario. Nei primi anni Caracalla (188-217 d. C.) regnò con il fratello Geta ma, non andandoci troppo d’accordo, lo uccise. Per ragioni oscure (forse a causa di uno spettacolo che ridicolizzava l’imperatore), nel 215 fece massacrare tutti i 20mila abitanti maschi di Alessandria d’Egitto, per poi saccheggiare e bruciare la città. Inoltre eliminava chiunque gli sembrasse vagamente ostile all’Impero. La ferocia non lo preservò da una morte avvilente: fu assassinato da una delle sue guardie mentre urinava sul lato della strada.

Imperatori romani
Ricostruzione del palazzo imperiale di Diocleziano a Spalato al momento del suo completamento nel 305, da Ernest Hébrard. © WikiMedia

Nemico dei cristiani. Il massimo persecutore dei cristiani nei primi secoli fu Diocleziano (244-311). Con un editto nel 303 costrinse tutti a convertirsi alla religione romana. All'inizio, chi si rifiutava veniva semplicemente imprigionato, poi la pena divenne più drastica: crocifissione o decapitazione.

In meno di 10 anni fece uccidere circa 3mila cristiani. Fu lui a introdurre gli spettacoli al Circo Massimo durante i quali i seguaci della nuova religione venivano condannati a essere divorati vivi.

12 luglio 2018 Giuliana Rotondi
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