Il magico Tetris compie 30 anni. E non li dimostra

Un gioco da giocare... e tramandare a figli e nipoti.

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Quando il 6 giugno 1984 Alexey Pazhitnov, un giovane ricercatore russo dell’Accademia di Mosca inventò un giochino a blocchi nessuno avrebbe potuto sospettare che due anni dopo sarebbe diventato un successo mondiale. E invece il gioco, basato sulla teoria geometrica dei tetramini, figure piane o solide regolari, appassionò milioni di persone in tutto il mondo. E a 30 anni e passa di distanza non è affatto invecchiato, viste le versioni che spopolano su iPhone. 

I tetramini sono poligoni che si possono ottenere disponendo quattro quadrati in modo che due quadrati confinanti abbiamo sempre un intero lato in comune. Se ne possono costruire soltanto 5, ma nel gioco ve ne sono 7: poiché nel gioco è ammessa solo la rotazione dei pezzi e non il ribaltamento, alla 'L' e alla 'Z', vengono aggiunti i loro simmetrici (verticale o orizzontale).

Il gioco ebbe un tale successo da creare una specie di patologia - chiamata appunto effetto tetris - classificabile come allucinazione: chi gioca per lunghi periodi di tempo a questo gioco può essere portato a ragionare involontariamente sui modi di "impilare" oggetti del mondo reale, come le confezioni che vede sugli scaffali di un supermercato o gli edifici di un quartiere. Inoltre, può capitargli di vedere oggetti geometrici in movimento ai limiti del proprio campo visivo o quando chiude gli occhi.

E a voi è mai successo o succederà? Mettetevi alla prova con questa versione creata dal design inglese Paul Neave.


I tasti Z e X permettono di ruotare in senso orario e antiorario i tetramini. Le frecce destra e sinistra spostano i blocchi lateralmente,  quella verso il basso accelera la caduta.

02 Giugno 2009