Trent'anni fa, Chernobyl!

30 anni fa l'incidente nucleare di Chernobyl. Nelle immagini del fotografo russo Igor Kostin la fotocronaca di quei giorni drammatici. Guarda anche com'è  Chernobyl oggi.

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26 aprile 1986: il mondo assiste attonito al più grande disastro nucleare della storia. All'1.45 del mattino, durante un test definito di sicurezza, ma condotto in realtà in aperta violazione di tutti i protocolli e delle più elementari regole del buon senso, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, esplode.
Nelle ore e nei giorni successivi più di 330.000 persone vennero evacuate e la nube radioattiva raggiunse rapidamente tutti i paesi europei e l'America del Nord.
La cronaca di quei giorni drammatici è raccontata magistralmente nelle immagini di Igor Kostin, un fotografo russo che per anni ha seguito le vicende personali di chi è stato, suo malgrado, coinvolto nell'incidente. Gli scatti che Focus.it vi presenta in questa fotogallery sono alcuni dei più suggestivi tra quelli che Kostin ha pubblicato nel suo libro "Chernobyl: confessioni di un reporter".

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Maggio 1986: un elicottero sorvola il luogo del disastro. La foto è scattata lontano dal finestrino a causa delle radiazioni, ancora molto alte, presenti sopra il reattore. Dopo l'esplosione, la zona del reattore era coperta di polveri radioattive che furono fissate al suolo grazie a speciali composti chimici spruzzati da aerei ed elicotteri Lo strato di materiale tossico fu poi arrotolato come un tappeto da gruppi di operai chiamati "liquidatori", e venne sepolto insieme al resto dei rifiuti nucleari.

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I liquidatori misurano la radioattivirà nei campi all'interno della fascia di sicurezza di 30 km attorno alla centrale.
Utilizzano rilevatori antiquati e sono protetti da tute e maschere anti composto chimico, assolutamente inadatte a difenderli dalle radiazioni. 

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Un liquidatore lava la polvere radioattiva dalla facciata di una casa di Chernobyl, evacuata ben 10 giorni dopo l' esplosione. Prima dell'incidente la cittadina contava circa 15.000 abitanti

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Giugno 1986: un liquidatore recupera un pesce morto da un bacino artificiale utilizzato per il raffreddamento delle turbine della centrale di Chernobyl.
Il pesce,ucciso dall'esposizione alle radiazioni, è molto più grande e grasso del normale. Insieme a migliaia di suoi simili è saltato fuori dall'acqua ed è atterrato sulla strada, dove avrebbe potuto entrare in contatto con chiunque.

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Giugno 1986: ecco come appariva il reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, dopo l'esplosione.

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La maggior parte dei liquidatori era costituita da riservisti dell'esercito richiamati per fronteggiare l'emergenza. Specializzati in guerra chimica e relative contromisure, non avevano la minima idea di come affrontare una simile catastrofe.
E le forze armate non avevano nemmeno l'equipaggiamento specifico da offrire loro: i militari furono così rivestiti con grandi grembiuli di piombo spessi 3-4 mm che li proteggevano solo davanti e dietro.

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Liquidatori al lavoro nella zona del reattore. Dopo aver tentato inutilmente di ripulire l'area con l'aiuto di robot tedeschi, giapponesi e americani messi fuori gioco dall'eccessivo livello di radiazioni, le autorità decisero di impiegare operai umani.

Il livello di radiazioni era così alto che dopo 40 secondi gli spalatori ne avevano assorbite più di quelle che sarebbe lecito assorbire in una vita intera. Molti di loro morirono nei mesi e anni successivi e quelli che oggi sono ancora vivi, sono gravente ammalati.

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Per indicare la fine delle operazioni di pulizia del tetto del reattore 3, le autorità ordinarono a tre liquidatori di esporre una bandiera rossa sulla sommità della ciminiera. Dopo due tentativi in elicottero non riusciti,  i tre operai  optarono per la scala di ferro che saliva a spirale lungo i 78 metri della torre.

Visto l'alto livello di radiazioni fu suggerito loro di compiere l'intera operazione - salita, esposizione della bandiera e discesa - in meno di 9 minuti. Ci riuscirono.
La loro performance "sportiva" fu premiata con una bottiglia di Pepsi, all'epoca un lusso, e un giorno di riposo.

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L'uomo al centro della foto è Hans Blix, all'epoca il direttore dell'Agenzia Atomica Internazionale. Sta guardando un video sulle operazioni di decontaminazione insieme ad alcuni rappresentanti del governo sovietico.
Svedese, classe 1928, Blix è stato una figura chiave nella gestione del disatro: visitò il sito numerose volte e insieme al suo team di esperti sovraintese alla costruzione del sarcofago di cemento che racchiude il reattore.

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Giugno 1987: un liquidatore nella camera asettica di un ospedale di Mosca si riprende dai postumi di un'operazione.

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Il villaggio di Kopachi, a 7 km da Chernobyl, viene sepolto dai bulldozer casa per casa. Numerosi altri villaggi nei pressi della centrale hanno fatto la stessa fine: ricoperti da uno spesso strato di terra e spianati dalle ruspe.

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1988: i parenti commossi piangono sulla bara di Alexander Goureïev, un "gatto dei tetti", uno dei liquidatori che aveva lavorato sul tetto del reattore 3.
Come molti colleghi morì per le malattie contratte a seguito dell'esposizione alle radiazioni.

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Nel 1988 Kostin scoprì questo bambino in un orfanotrofio della Bielorussia (i cui confini si trovano a 16 chilometri dalla centrale). Nato malformato a causa delle radiazioni, il "bambino di Chernobyl" divenne presto famoso in tutto il mondo. La sua foto venne pubblicata dal giornale tedesco Stern e da tutti i media occidentali.
Adottato da una famiglia britannica, dopo numerosi interventi chirurgici oggi vive una vita relativamente normale.

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Negli anni immediatamente successivi al disastro, i botanici notarono che nelle zone più colpite dalle radiazioni erano cresciute piante straordinariamente grandi.
Questi mostri vegetali non riuscirono comunque a riprodursi: la selezione naturale non glielo permise.

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"Una Norimberga per Chernobyl". Così nel 1989 un gruppo di dimostranti, a Kiev, chiedeva alle autorità di rendere pubblici i documenti ufficiali relativi all' incidente.
Nella foto si riconoscono le bandiere di alcune delle regioni colpite dal disastro: Bielorussia (verde), Ucraina (gialla) e Russia (tricolore).

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Dicembre 1989: a tre anni e mezzo dall'esplosione, queste mele restano incolte sul loro albero all'interno della fascia di sicurezza.

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Nel 1992 molti contadini che si erano rifiutati di lasciare le loro case e i loro campi ubicati all'interno della fascia di sicurezza, sfidavano quotidianamente gli elevatissimi livelli di cesio-137 rilevati nel suolo.

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Una curiosa immagine di Igor Kostin, riflesso nel vetro di un posto di controllo di Pripyat, città fantasma nei pressi di Chernobyl costruita negli anni '70 per ospitare i lavoratori della centrale.
Qui i livelli di radiazioni sono così alti che non sarà abitabile per i prossimi 24.000 anni.
Guarda le foto di Pripyat oggi

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Nel 1991 una seconda esplosione, questa volta nella sala turbine del reattore 2, sconvolse nuovamente l'impianto di Chernobyl e chi vi lavorava. Ma questa volta senza fuga di radiazioni.

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Viktor Brioukhanov, direttore della Centrale Nucleare di Chernobyl,  Nikolaï Fomin, suo assitente e ingegnere capo, e Anatoly Diatlov, ingegnere capo, attendono il giudizio al processo sul disastro celebrato nel luglio del 1987. Tutti e tre scontarono 10 anni di carcere.

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Sotto il sarcofago che oggi racchiude ciò che resta del reattore 4, 40 metri sotto terra, la radioattività è ancora molto alta.
Il liquidatore Georgi Reichtmann, guida di Kostin all'interno dell'impianto, la sta misurando con un rilevatore. Reichtmann, considerato uno dei migliori conoscitori della grande bara di cemento, da qualche anno è reponsabile della formazione dei nuovi liquidatori e dello staff di sicurezza della centrale.

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Qui una volta c'era una curva pericolosa, ora solo erba radioattiva. Siamo a Jitomir, Ucraina, all'interno della fascia di sicurezza.


Com'è oggi Chernobyl? Come sarà Fukushima nel 2036? Scoprilo nelle foto di Gerd Ludwig.

26 aprile 1986: il mondo assiste attonito al più grande disastro nucleare della storia. All'1.45 del mattino, durante un test definito di sicurezza, ma condotto in realtà in aperta violazione di tutti i protocolli e delle più elementari regole del buon senso, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, esplode.
Nelle ore e nei giorni successivi più di 330.000 persone vennero evacuate e la nube radioattiva raggiunse rapidamente tutti i paesi europei e l'America del Nord.
La cronaca di quei giorni drammatici è raccontata magistralmente nelle immagini di Igor Kostin, un fotografo russo che per anni ha seguito le vicende personali di chi è stato, suo malgrado, coinvolto nell'incidente. Gli scatti che Focus.it vi presenta in questa fotogallery sono alcuni dei più suggestivi tra quelli che Kostin ha pubblicato nel suo libro "Chernobyl: confessioni di un reporter".