Il contributo degli scienziati alla Prima guerra mondiale

Le ricerche nel campo dell'aviazione, della balistica, delle comunicazioni e della chimica furono decisive, e usate per fare il maggior danno possibile.

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Aeromobile tedesco della Prima guerra mondiale.|WikiMedia

La Prima guerra mondiale è stata una guerra di soldati, marinai e grandi battaglie, ma anche una guerra tra scienziati. Mai come durante il conflitto del 1914-18 si rivelò "utile" il contributo di fisici, chimici, matematici e ingegneri per mettere a punto, ad uso militare, molte delle invenzioni civili fatte fino a quel momento.

 

Servivano radar per localizzare i sommergibili, rimedi efficaci per difendersi dagli attacchi chimici, calcoli balistici per migliorare i lanci dell'artiglieria e velivoli sempre più efficienti. Chi se non gli scienziati aveva le competenze richieste per gli eserciti in guerra?

Fritz Haber
Premio Nobel per la chimica per la sintetizzazione artificiale dei nitrati (necessaria alla produzione dei concimi), criminale di guerra ricercato, scienziato visionario: Fritz Haber è il chimico che ha trasformato i gas in un'arma devastante.

I gas. Il caso più famoso di scienziato "prestato" alla guerra è quello di Fritz Haber. Premio Nobel per la chimica, lavorò per il governo tedesco per produrre una micidiale arma di distruzione di massa: il gas asfissiante.

 

Il 22 aprile 1915 lo sperimentò a Ypres, in Belgio. Rilasciò 150 tonnellate di cloro nelle trincee sul fronte delle Fiandre. I risultati furono devastati e immediati: dopo qualche minuto 1.200 francesi, forse anche di più, giacevano avvelenati. Il gas aveva bruciato loro occhi e polmoni.

 

Fritz Haber passò alla storia per aver creato un'arma devastante che costò la vita a 80.000 persone durante il conflitto e per essere stato il primo scienziato a lavorare su commessa militare. Ma non fu certo l'ultimo.

 

Molti altri chimici durante la Grande Guerra infatti furono arruolati dai paesi belligeranti per arginare i danni dei gas chimici. E in attesa che venissero studiate le maschere antigas ci si difese come si poteva: tenendo nelle trincee panni in ammollo, dentro secchi d'acqua, da indossare al volo sulla faccia al primo allarme.

 

La fisica dei sottomarini. Il padre della fisica nucleare, Ernest Rutherford, su richiesta degli inglesi si concentrò invece sulla rilevazione dei sottomarini che allora erano una minaccia bellica poco esplorata. Già sperimentati durante la guerra civile americana, a partire dal 1900 ebbero un'evoluzione rapidissima e nel conflitto giocarono un ruolo decisivo. Come identificarli e neutralizzarli prima che facessero danni?

 

La risposta arrivò dalla Francia e la elaborò il fisico Paul Langevin che in quegli anni sviluppò una tecnica per la produzione e la ricezione di ultrasuoni necessari proprio a rilevare la presenza di sommergibili (una tecnica che anticipò i sonar, i "radar dei mari" utilizzati ancora oggi, tra le altre cose, per disegnare le mappe dei fondali marini ed oceanici).


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E in Italia? Anche nel nostro Paese gli scienziati non stettero a guardare.  Guglielmo Marconi, fresco di Nobel per la fisica (1909), nel 1911 partecipò alla guerra in Libia organizzando il servizio di radiotelegrafia con l’Italia. Dal 1915 lavorò come capitano presso l'ufficio Radiotelegrafico della Marina militare italiana (tanto che ancora oggi i radiotelegrafisti dell'esercito sono chiamati “marconisti”). 

Guglielmo Marconi
Una rara immagine di Guglielmo Marconi (secondo da sinistra) in divisa da ufficiale della Regia Marina, a Washington nel 1917. Al centro, il capodelegazione Ferdinando di Savoia (terzo da sinistra) e Francesco Saverio Nitti. | National Photo Company Collection /WikiMedia
Vito Volterra
Vito Volterra, fondatore del Cnr. Durante la guerra diede il suo contributo per migliorare le prestazioni dei palloni aerostatici.

Il padre del Cnr. Come racconta Angelo Guerraggio nel suo La scienza in trincea, alla Grande Guerra partecipò anche il matematico italiano Vito Volterra, già ultracinquantenne. Convinto interventista, si occupò di calcolare il tiro dei cannoni montati sui dirigibili e di migliorare le prestazioni dei palloni aerostatici.

 

Fu lui a suggerire di usare l'elio invece dell'idrogeno (molto infiammabile) e, sempre lui, nel 1917 promosse la fondazione dell'Ufficio Invenzioni e Ricerche - il futuro Cnr - nato proprio per coordinare lo sforzo scientifico e tecnologico durante il conflitto.

 

Poi ci fu anche chi, come il matematico Mauro Picone, fresco di laurea, in guerra si ritrovò quasi per caso. Arruolato per la leva fu mandato sul fronte del Trentino e lì gli fu chiesto di calcolare le tavole di tiro per l'utilizzo delle artiglierie pesanti. Problema che risolse servendosi della matematica applicata e utilizzando tecniche di analisi numerica.

 

Fino a quel momento, per mancanza di mezzi di trasporto adeguati, l'artiglieria era stata usata solo in pianura: le uniche tavole di tiro disponibili erano quelle da pianura.

 

Farnborough: nasce la RAF. Infine, come racconta il sito The Conversation, molti matematici inglesi lasciarono i loro laboratori per contribuire a migliorare l'aviazione: il primo volo dei fratelli Wright era stato di poco precedente (1903) e per le sue applicazioni militari c'era ancora molto da fare. A Farnborough il governo inglese aprì così la Royal Aircraft Factory, un centro di ricerca nato proprio per migliorare le prestazioni belliche dell'aeronautica.

 

Royal Aircraft factory
La Royal Aircraft Factory in Inghilterra, un centro di ricerca voluto dal governo inglese durante la guerra per migliorare le prestazioni aeronautiche grazie al contributo di scienziati, matematici e ingegneri. | WikiMedia

Fra i nomi più famosi c'è quello di Frederick Lindemann, futuro consulente scientifico di Churchill durante Seconda guerra mondiale. Durante la Grande Guerra capì come arginare i danni della caduta "a vite" dei velivoli. Allora era un fenomeno poco studiato e spesso mortale. Lindemann scrisse la prima analisi teorica dell'avvitamento, trovando il modo per rimettere in asse il velivolo e salvando così la vita di molti piloti, anche in guerra.

 

La scoperta non fu affatto secondaria: il tasso di incidenti mortali tra i velivoli allora era altissimo, circa il 77% degli aerei prodotti negli anni del conflitto finì perso in combattimenti insieme ai loro equipaggi.

Verso le stelle. A Farnborough, con Lindemann lavorarono anche il fisico e matematico Geoffrey Ingram Taylor che in America, qualche decennio dopo, partecipò al Progetto Manhattan per sviluppare l'atomica, a prima bomba atomica, e David Hume Pinsent, amico del filosofo Ludwig Wittgenstein. 

 

Quando scoppiò il conflitto Pinsent era uno dei massimi matematici di Cambridge, ma si rese disponibile a lavorare all'Istituto di ricerca inglese come collaudatore aeronautico. Purtroppo non fu una scelta felice: l'8 maggio 1918, pochi mesi prima della fine della guerra, morì in un incidente aereo. Wittgenstein gli dedicò il suo Tractatus logico-philosophicus (1921), uno dei testi filosofici più importanti del Novecento.

 

Pinsent non fu il solo matematico a morire a Farnborough, e non è un caso se la Royal Air Force - l'areonautica militare inglese, istituita poco prima della fine del conflitto, nel 1918 - scelse come motto il detto latino Per ardua ad astra, attraverso le avversità si arriva alle stelle. Per molti, però, le stelle si spensero per sempre.

22 Febbraio 2018 | Giuliana Rotondi