Il castello di Tintagel negli anni di re Artù

In Cornovaglia, nel luogo dove secondo la leggenda è stato concepito Artù, sono state ritrovate incisioni di 1.300 anni fa.

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Le rovine di Tintagel Castle, in Cornovaglia.

Per gli amanti delle imprese di re Artù c'è una buona notizia: nel castello di Tintagel, nel nord della Cornovaglia - dove secondo la tradizione fu concepito il leggendario re britannico - è venuto alla luce un davanzale in ardesia del VII secolo con incise parole latine, greche e celtiche.

 

La scoperta getta nuova luce sui luoghi della leggenda e avvalora l'idea che Tintagel, nel primo Medioevo, fosse una comunità portuale multiculturale di un certo rilievo.

Crocevia di culture. Assieme ad altri reperti, tra cui calici e coppe provenienti dall'attuale Turchia, il ritrovamento sembra confermare che Tintagel era un'importante base commerciale aperta alla costa atlantica dell'Europa e al Mediterraneo orientale.

 

Le iscrizioni riportano nomi romani e celtici, tra cui Tito e Budic, ma anche parole latine come fili (figlio) e viri duo (due uomini). Il fatto che le incisioni abbiano resistito fino ai nostri giorni per gli archeologi ha dell'eccezionale, perché quel materiale normalmente si deteriora. A stupire, però, è stata soprattutto la qualità del reperto.

 

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Re Artù, i cavalieri della Tavola Rotonda e il Sacro Graal nel castello di Camelot, in una raffigurazione del XV secolo. Secondo la leggenda il re fu concepito a Tintagel grazie a un inganno di Merlino. | Evrard d'Espinques / Wikimedia

 

Professione, scriba. Nessuno prima d'ora immaginava che nella Cornovaglia nel VII secolo potessero esserci competenze di scrittura così raffinate: è evidente infatti che a incidere l'ardesia è stato uno scriba professionista con una buona familiarità con le tecniche di scrittura dei manoscritti. È questo che fa pensare che Tintagel potesse essere un importante insediamento e porto commerciale, e forse era per davvero la sede dei re della Cornovaglia, come dice la leggenda.

La pietra di Artù. La pietra incisa è il secondo esempio di scrittura altomedievale rinvenuto a Tintagel. Il primo venne alla luce nel 1998: era un'incisione su un masso e riportava diverse parole, tra cui il nome Artognou, da qui il nome (improprio) "pietra di Artù". In molti allora pensarono fosse la prova che il re britannico aveva governato su quelle terre, ma gli archeologi oggi sono concordi nel negare l'associazione.

 

La pietra di Artù è però ugualmente importante: dimostra infatti che dopo la caduta dell'Impero romano d'occidente, nella Britannia post romana permaneva una certa alfabetizzazione. La scoperta di questi giorni ne è un'ulteriore conferma.

19 Giugno 2018 | Giuliana Rotondi