Storia

Il calcio azteco e i suoi sconfitti

Le rovine di un campo per il "gioco della palla" e di un tempio precolombiano scoperte nel centro di Città del Messico, insieme ai resti di decine di perdenti sacrificati.

Un gigantesco tempio dedicato al dio azteco del vento e un campo destinato all'antico gioco della palla sono venuti alla luce nel centro di Città del Messico, dopo lunghi scavi per risalire alle rovine della capitale precolombiana Tenochtitlan, oggi coperta dalla megalopoli.

Quel che resta dei giocatori. Nel campo, di cui rimangono solo parte di una scala e una porzione di spalti, sono stati trovati 32 resti di ossa del collo, che gli archeologi pensano appartenessero alle persone decapitate durante i rituali concomitanti alle partite (se a rimetterci la testa fossero i perdenti, i vincitori come premio d'onore o altri non è chiaro).

Riscontro nei testi. Secondo le cronache dei primi conquistadores, lo stesso condottiero spagnolo Hernan Cortes avrebbe assistito a una partita del gioco della palla, proprio in questo campo, nel 1528, invitato dall'ultimo imperatore azteco, Montezuma.

Amavano gli sport estremi. l gioco della palla o ulama era una delle manifestazioni religiose più importanti e diffuse in Mesoamerica. Poteva essere praticato in grandi spazi aperti o in strutture con bassi muretti e anelli di pietra alle pareti in cui far passare una palla di caucciù. © REUTERS/William Gularte

Misure. Il campo originario doveva estendersi per 50 metri, mentre il tempio, una struttura semicircolare sistemata sopra una base rettangolare, misurava 34 metri di lunghezza per quattro di altezza.

Secondo gli archeologi autori della scoperta, era dedicato al dio del vento, Ehēcatl, il cui respiro si dicesse muovesse il Sole, e fu edificato tra il 1486 e il 1502.

Nascosti. Le due strutture sono solo le ultime scoperte in ordine di tempo nel centro storico della città, che sorge sulle rovine dell'antica capitale azteca. Nel 1985 un terremoto distrusse l'hotel che si trovava sul sito degli attuali scavi: è in quell'occasione che si notarono le tracce degli antichi edifici.

9 giugno 2017 Elisabetta Intini
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